Scuola rurale di Largo Zullo: i cittadini difendono il valore storico ma la Soprintendenza ha dato l’ok per la demolizione 5 anni fa

MARIA CRISTINA GIOVANNITTI

Anticipando di un paio di giorni l’assemblea organizzata dal nascente comitato “Largo Zullo nel cuore”, l’amministrazione comunale di Baranello ha organizzato un incontro pubblico nella sala consiliare. Una massiccia presenza di cittadini, a differenza dei soliti incontri quasi deserti, ha evidenziato come il tema della demolizione della scuola della contrada di Largo Zullo sia davvero molto sentito. Un dibattito–confronto per capire realmente quali sono i progetti legati a questa scuola e al suo ‘futuro’. Un incontro che per alcuni momenti ha visto anche accendersi gli animi, per poi ritornare a un pacato confronto.

In realtà la questione della demolizione e ricostruzione di quel polo scolastico è davvero delicata e ha alle spalle una storia di ben 5 anni, testimoniata dai documenti pubblici. Non si può non riconoscerne il patrimonio storico culturale, non si può non condividerne la volontà dei cittadini che vogliono mantenerla così com’è: una scuola rurale che rientra nel campo dell’edilizia fascista e che fa parte di una serie di edifici scolastici in questo stile architettonico che ha dato lustro alla nostra regione. Non si può, d’altro canto, non tener conto che la scuola è inagibile, per tanto chiusa alle sue attività dal 2002 per volontà dell’allora sindaco Domenico Boccia e che, secondo il parere tecnico dell’ingegner Zaccaro, presente al dibattito, la pericolosità del sito non ne permette il recupero perché presenta: “Ferro di armature mangiato, solai inesistenti, vulnerabilità sismica, apertura sulle facciate, muri che non danno stabilità alla scuola” . Non solo, non si può tener conto che i fondi, sia della Regione Molise che della Protezione Civile, sono stati stanziati con l’unica e vincolante priorità d’intervento ovvero quella di demolire e ricostruire ex novo. Soldi che il Comune ha ricevuto dopo aver avuto il parere positivo anche dalla Soprintendenza.

Insomma, il problema sta nella mancata verifica storico culturale di questa scuola: una mancanza che viene fuori solo oggi, con appalto vinto dalla ditta e procedure avviate. “La Soprintendenza poteva accertarsi meglio quando nel 2009 la Regione Molise ha dato parere positivo per la demolizione” dice il sindaco Marco Maio.

Sulla sicurezza della struttura tutti sono d’accordo, anche perché il Comitato di Largo Zullo ha voluto sottolineare il fatto che nessuno di loro ha intenzione di far stare i bambini in scuole inagibili. Oltre l’affettività che lega i cittadini a quel posto, gli abitanti del luogo propongono un ‘no’ alla cementificazione ma la possibilità di recuperare quella struttura e quell’area in tutt’altro modo, “così com’è avvenuto per esempio a Bojano, dove il micronido è stato ristrutturato e non demolito già 5 anni fa”. C’è chi ne propone l’uso come un ostello per pellegrini o chi ‘azzarda’ l’ipotesi di una chiesa. Le idee ci sono e sono anche tante ma il fulcro della paradossale situazione di questa scuola emerge nelle parole di un cittadino, Paolo: “La Regione Molise insieme all’Iresmo e all’ Unimol spendono soldi in un progetto di valorizzazione delle scuole rurali e noi buttiamo giù – demoliamo la Scuola Rurale con un Finanziamento Regionale. Come siamo bravi!”

Intanto, è stata fatta una nuova segnalazione alla Soprintendenza affinché le pratiche su questo edificio rurale di architettura fascista vengano riconsiderate. A conti fatti, l’incontro si è concluso con una situazione che, per il momento, resta così com’è, anche perché “La fase in cui ci troviamo è già avanzata”, risponde il sindaco Maio ai cittadini che gli chiedono: “Qual è la soluzione?”.

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