La scuola Jovine di Campobasso ritinteggiata dai detenuti. Lavoro e dignità al centro del progetto ‘Apprendere dall’Ambiente’

FABIANA ABBAZIA

La scuola Francesco Jovine di Campobasso si rifà il look e ad occuparsi di ritinteggiare le aule questa volta saranno alcuni detenuti del carcere di via Cavour. Un’inizitiva questa resa possibile grazie all’intesa promossa tra il Comune, l’Istituto comprensivo, la casa circondariale del capoluogo e l’associazione “Il nostro quartiere San Giovanni” che hanno dato vita al progetto “Apprendere dall’Ambiente”.

“Un’iniziativa – ha spiegato il dirigente scolastico Rossella Gianfagna – che oltre a dare importanza all’aspetto educativo, si concentra sulla dimensione sociale proponendosi di ridare, attraverso il lavoro, la dignità ai detenuti”.

“Un progetto valido che consente ai partecipanti di potersi rimettere in gioco in un ambiente favorevole e controllato e, l’augurio è che progetti simili possano continuare a essere promossi”, sono state invece le parole del presidente del Tribunale di sorveglianza, Daniela Della Pietra.

Le segnalazioni dei detenuti che avrebbero potuto prendere parte all’iniziativa sono partite, dopo un’attenta valutazione, dal Carcere di Campobasso, ma l’autorizzazione è poi arrivata dal Tribunale di Sorveglianza. E così, già a partire dal prossimo lunedì saranno due le persone che si occuperanno di ridare un nuovo colore ad alcune aule della scuola.

Dal canto suo, da palazzo San Giorgio sarà messa a disposizione l’attrezzatura necessaria per l’esecuzione dei lavori, mentre l’associazione di quartiere ha garantito di effettuare i lavori all’esterno della struttura.

Durante la presentazione del progetto, soddisfazione è stata espressa sia dal governatore Frattura, sia dal primo cittadino, Antonio Battista che dalla presidente de “Il nostro quartiere San Giovanni”. E’ stata proprio quest’ultima, Carmina Gioia che ha voluto ricordare l’impegno profuso dai volontari per far si che la zona non venisse abbandonata al proprio destino, ma anzi diventasse un luogo in cui il senso di comunità e il bene di tutti riuscissero a prevalere sull’idea di un quartiere visto solo come una sorta di ‘dormitorio pubblico’.

Insomma, quello presentato oggi rappresenta l’esempio concreto di come istituzioni, mondo della scuola e volontariato possano collaborare per realizzare progetti che mettano in primo piano la dimensione sociale, restituendo alla collettività la sua dimensione umana, di cui troppo spesso ci si dimentica.

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