Storie di giovani. Intervista a Mary Jo, la speaker di Radio Delta 1, campobassana doc

MARIA CRISTINA GIOVANNITTI

Nelle ore di malinconia, durante il lavoro o spesso nel traffico le voci radiofoniche diventano delle voci amiche a cui ti affezioni come se le conoscessi davvero. Non c’è molisano che non ha trascorso qualche ora del suo tempo in compagnia della campobassana Maria Giovanna in arte MaryJo, nata a Radio Luna Network ed oggi ai microfoni di Radio Delta 1. Una forza travolgente di verve e capacità, una passione che cerca di trasmettere ai giovani attraverso l’insegnamento ai vari corsi di formazione. Così Mary Jo si racconta a CBLive.

Da Radio Luna a Radio Delta 1, ci racconti le tue esperienze lavorative?
“A Radio Luna è iniziato tutto con uno stage previsto dal mio corso di studi in Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi del Molise, trascorrendo tutti i giorni a contatto con lo staff della radio si sono accorti della mia passione per questo mezzo di comunicazione e avendo studiato dizione in passato la direttrice di programmazione ed un mio collega hanno pensato di provinarmi avendo anche visto in me del potenziale e da lì ho iniziato il mio percorso radiofonico e poi televisivo a Telemolise. Dopo sette anni trascorsi lì è arrivata la telefonata di Radio Delta 1 totalmente inaspettata ma forse capitata nel momento giusto, cioè quando cerchi nuovi stimoli e hai voglia di crescere e di migliorare nel tuo settore (a tal proposito partecipai anche ad un concorso di una radio romana del gruppo RDS ovvero Radio Dimensione Suono Roma arrivando ahimè seconda). E dunque eccomi qui ormai da quasi 3 anni speaker di un emittente radiofonica ascoltata in 4 regioni d’Italia (Abruzzo, Molise, Marche e Puglia) che mi sta regalando tante soddisfazioni, ho trovato un bel gruppo di lavoro professionale e serio”.

Prossimo obiettivo?
“Radio DeeJay?!?! Migliorare, migliorare, migliorare, fare perché no un’ esperienza in una radio nazionale e diventare una doppiatrice, mi piacerebbe molto sto studiando doppiaggio”.

Radio Luna è stata comunque per te una palestra, cosa ti ha lasciato?
“Come il primo amore non si scorda mai, mi ha insegnato a vincere la timidezza, a lavorare in una squadra, il vero significato e l’importanza di una radio, il mistero che l’avvolge o forse avvolgeva. Sono una speaker radiofonica vecchio stampo avendo ascoltato la radio tutti i giorni dalla fine degli anni 80 si può dire e avendo iniziato a farla la radio quando stava cambiando mi son trovata a metà tra una radio “libera” e “misteriosa” e le radio spiattellate sui social network o le nuove web radio e le cosiddette radio di flusso dove è tutto più immediato, sintetico, veloce, poco spazio al parlato insomma quello che poi è anche diventata la nostra vita frenetica! Mi son dovuta adeguare ma sono nostalgica e non escludo che si voglia un po’ ritornare a quella tipologia di radio lo dimostrano anche i network con l’inserimento della co-conduzione, quindi a coppie, più “chiacchiere” più spontaneità, beh, incrociamo le dita per un passo indietro in quel senso che non dispiacerebbe”.

Quali sono le soddisfazioni lavorative che, una volta spenti i microfoni, porti a casa con te?                                                           “La gioia degli ascoltatori che mi scrivono e mi ringraziano per la compagnia, il loro affetto, i complimenti quelli veri, sapere di aver migliorato la giornata a qualcuno con una battuta in diretta o aver passato la sua canzone preferita, oppure, quando sono su di un palco a presentare una serata i loro sguardi, i sorrisi, quelle bocche aperte che a volte non sai se sono davvero espressioni di stupore o sta partendo uno sbadiglio ma poi parte un applauso. E un’altra soddisfazione grande poi arriva quando altri “addetti ai lavori” si accorgono di quanto impegno e sacrificio c’è dietro oltre alla passione e te ne riconoscono i meriti. Infine, quando facevo tv intervistare grandi artisti a Sanremo dove sono stata per quattro anni come inviata oppure le avventure a Miami con colleghi e amici conoscendo dj di fama internazionale e tanti eventi che mi hanno permesso di crescere”.

A cosa invece hai dovuto rinunciare per la professione?
“Ad una vita privata come tutte le ragazze della mia età. Le mie ex compagne di scuola si sposano mettono su famiglia la maggior parte è rimasta nella propria città io invece questo non lo vedo possibile ora, lo so sono scelte ma mi accorgo che in questo momento della mia vita non potrei dedicarmi al 100% ad una persona o addirittura ad una famiglia tutta mia, come mi accorgo anche che molti hanno difficoltà a distinguere il mio lavoro dalla vita privata e chi fa questo mestiere lo sa bene, sono diversa a microfono spento, più riservata e questa distinzione probabilmente spaventa ma se poi mi conosci un po’ meglio lo capisci subito che non si tratta di una maschera o di falsità ma di professionalità sul lavoro conservando sempre naturalezza e umiltà se non lo capisci o non lo vuoi capire vuol dire che non ci tieni poi tanto o non mi sai tenere testa e allora puoi uscire dalla mia vita! Quest’anno poi ho compiuto 30 anni e ci penso al mio futuro a quanto possa costruirmene uno facendo questo lavoro, inutile negarlo, ma per adesso va bene così sto facendo tante esperienze, sono sempre in giro per lavoro e quando non lavoro parto. Mi piace viaggiare e lo faccio tanto, ecco a questo non potrei rinunciare adesso, per farmi una famiglia ci sarà sempre tempo l’importante è che nella mia vita ci sia la radio, il sostegno e l’affetto dei miei genitori e dei miei amici più stretti e qualche battuta in ‘camBuasciano’ che sempre scappa a microfoni spenti”.

Oltre la passione c’è lo studio, infatti spesso insegni anche a corsi di formazione. Come ti senti nel ruolo di insegnante?
“E’ la prima cosa che dico agli allievi “non chiamatemi Prof.”! Porto la mia esperienza e le mie conoscenze acquisite in molti anni di studio lo si capisce anche dal rapporto che instauro con loro direi tutt’altro che formale!!! Del resto se la dizione ha delle regole da seguire che cerco di insegnare e che io stessa perfeziono ogni giorno, la radio non si insegna si fa, ora al massimo si conosce meglio l’ambiente ma ho capito ormai in 10 anni di radio che o hai il cosiddetto X factor o lascia perdere! Colgo l’occasione per ringraziare chi mi da l’opportunità di arricchire il mio bagaglio culturale con esperienze di questo tipo…la più bella di tutte sicuramente aver spiegato cos’è una radio ai detenuti del carcere di Larino, un progetto regionale che mi ha davvero emozionato, segnato ed insegnato tanto, spero di ripeterlo!”.

Allontanandoti lavorativamente dal Molise, secondo te che opportunità la nostra regione offre ai giovani?
“Io in realtà sono con un piede lì e uno qui proprio perché credo che non offra molte opportunità a noi giovani in generale, figuriamoci nel settore radiofonico ma se la speranza è l’ultima a morire mi piacerebbe che qualcosa cambiasse ecco perché non vorrei mai abbandonarlo del tutto il Molise, infatti spesso collaboro con chi lo fa di professione all’organizzazione di eventi nella mia regione (sfilate, concerti, spettacoli teatrali, sportivi ecc) ma dovremmo impegnarci tutti costantemente e non criticare anche quando qualcosa di buono vien fatto solo perché magari si avevano altre idee, bene mettiamole insieme queste idee così da fare un lavoro di squadra è una piccola regione non possiamo pretendere chissà cosa ma le risorse ci sono basta vedere cosa siamo stati capaci di fare con l’arrivo del Papa, lo so si torna sempre sullo stesso argomento ma è un dato di fatto, l’unione fa la forza ed io noto che questo manca”.

Su cosa, invece, la politica deve ancora lavorare per concedere maggiore spazio ai giovani?                                                          “Più giovani anche in politica non sarebbe male tanto per cominciare, lavorerei maggiormente sul settore artistico ovviamente e culturale, anche quello sportivo e quello tecnologico ci sono molti giovani con competenze nel mondo del web che renderebbero questa regione più moderna e al passo coi tempi. Magari se fossimo meno ancorati al passato cercando di dar fiducia a chi viaggiando, uscendo dal Molise e tornando possa portare innovazione e conseguenti posti di lavoro, ma non entro troppo nel merito perché non sono nessuno x giudicare”.

Una qualità e un difetto di MaryJo?
“Difetto: non sentirmi sempre all’altezza anche quando lo sono – Qualità: il sorriso”.

Una qualità e un difetto di Maria Giovanna?
“Difetto: la testardaggine – Qualità: la testardaggine intesa come determinazione”.

Exit mobile version