Un nuovo centro antiviolenza e una casa rifugio per donne e bambini in Molise. “Viva Onlus” ospiterà gratuitamente le vittime di maltrattamenti e abusi

CRISTINA SALVATORE

L’associazione di promozione sociale “Viva Onlus” si è già resa operativa: da pochi mesi gestisce un nuovo centro antiviolenza e una casa rifugio per donne e minori vittime di maltrattamenti e abusi. Operando nel rispetto dei diritti fondamentali delle donne, i cui servizi sono realizzati sulla base dei principi di  eguaglianza, imparzialità, gratuità, continuità, efficacia ed efficienza, accessibilità, trasparenza e riservatezza dell’informazione, l’associazione “Viva Onlus” ha ottenuto il consenso dall’amministrazione di Palazzo San Giorgio (con determinazione dirigenziale numero 162 del 6 maggio 2016 e pubblicata sull’albo pretorio del comune di Campobasso), il provvedimento è quindi stato trasmesso alla Regione Molise ai fini dell’esercizio delle competenze regionali in materia di autorizzazione e iscrizione nel relativo registro.

L’agghiacciante fenomeno della violenza domestica è tutt’altro che in calo e coinvolge ogni paese toccando tutte le fasce sociali, senza distinzione di età, sesso o etnia. I numeri delle vittime purtroppo sono altissimi e non riescono a dimostrare la  reale quantità e complessità di un fenomeno in continua espansione. Molto spesso, infatti, le donne abusate, picchiate, minacciate – quando nella migliore delle ipotesi sono riuscite a sopravvivere –  non denunciano perché hanno paura di probabili ritorsioni o si convincono di aver posto in essere comportamenti tali da giustificare le reazioni aggressive del partner. In Molise la situazione non differisce da quello che accade nel resto del Paese e del mondo.

Il centro antiviolenza “Viva Onlus” e la “Dimora dei diritti di I e II livello Viva Onlus” vogliono dare un aiuto concreto a tutte le vittime che riescono a trovare il coraggio di ribellarsi, realizzando che l’amore, quello vero, non lascia lividi né cicatrici.

Ad illustrare quelli che sono i servizi del centro antiviolenza ‘Viva Onlus’ e della “Dimora dei diritti di I e II livello Viva Onlus” è la Presidente dell’associazione di cui, per motivi strettamente legati alla delicatezza del tema trattato, verrà mantenuto stretto riserbo.

“Per chi decidesse di contribuire all’interruzione della violenza ai danni di donne e minori – le parole della Presidente e legale di Viva Onlus –  gli operatori del Centro saranno in grado di garantire, in collegamento con i servizi territoriali, il supporto di risorse di pronto intervento e prima accoglienza, di rilevazione e valutazione della pericolosità della situazione, di presa in carico dei bisogni di sostegno e cura specifici in favore di donne vittime di violenza fisica, psicologica, sessuale o economica e di atti persecutori o stalking. Per ciò che concerne minori oggetto di maltrattamenti, abusi o vittime di violenza assistita, di adulti abusati in età minore, VIVA Onlus interverrà concretamente con misure di protezione immediata in case-rifugio (ad indirizzo segreto) per far cessare l’esposizione alla violenza e permettere alle donne ospitate insieme ai propri figli in luogo sicuro, di poter iniziare i percorsi di elaborazione e superamento del trauma (grazie al sostegno di psicologi) di recupero di autostima necessari alla ricostruzione di una vita indipendente.

Alle vittime di violenza che ne facciano richiesta – prosegue –  verrà garantito il necessario sostegno di consulenza legale nella prospettiva di una tutela dei propri diritti; di sostenere l’impegno di contrasto alla violenza contro le donne anche con l’intervento e costituzione di parte civile dell’Associazione nei processi per violenza sessuale, atti di libidine, maltrattamenti in famiglia ed in genere in ogni procedimento, che veda la donna o il minore come oggetto di violenza, oltre che per tutti quei reati che vedano l’Associazione direttamente come parte offesa. Accanto ad azioni di tutela e sostegno – chiosa il numero uno dell’associazione‘Viva Onlus’ opererà anche per promuovere il benessere dei soggetti vittima di violenza, adulti e minori, attraverso  interventi personalizzati nel pieno rispetto della dignità delle singole persone. L’azione di promozione si svilupperà attraverso la valorizzazione di una genitorialità responsabile e attiva finalizzata all’interruzione del ciclo della violenza; promuovendo azioni di prevenzione con interventi di informazione, sensibilizzazione e formazione sui temi della violenza, con particolare riferimento ai giovani nelle scuole e, infine, promuovendo lo scambio di informazioni e procedure di collaborazione con le istituzioni pubbliche e private che operano sul territorio per il contrasto alla violenza.

Il nostro –  sottolinea ancora – è un progetto nato dall’esperienza professionale e dalla (ambiziosa) volontà politica, direi, di contribuire ad accrescere sul territorio la riflessione su questioni che, sicuramente implicano la necessità di lavorare sulle fondamenta delle radici culturali del fenomeno. In questi primi mesi di attività abbiamo piacevolmente scoperto un vivo interesse alla nostra azione e abbiamo trovato molta collaborazione e questo è sicuramente un segnale positivo che ci dà una decisa spinta a proseguire. Le attività svolte dalle operatrici  sono rivolte alle donne sole o con figli. Ci rivolgiamo perciò a loro consapevoli del loro sentire e dei loro agiti soffocati spesso da sentimenti di paura e di vergogna. L’idea è quella di abbattere questi sentimenti attraverso la decostruzione di una realtà su cui non hanno potuto incidere proprio perché sole se non addirittura isolate dal violento e, attraverso la relazione con loro e tra loro, poter individuare percorsi diversi e nuove modalità di rapportarsi a loro stesse e ai loro figlie e più in generale ai contesti di vita. I progetti individuali e di gruppo, naturalmente, si devono inserire in una realtà che possa facilitare l’advocacy di queste donne. L’impegno dunque – conclude – riguarderà anche altri aspetti quali ad esempio possibili percorsi di orientamento e inserimento lavorativo, modalità di housing e di re-inserimento sociale. E’ chiaro che la rete diventa indispensabile perché si tratta di interventi complessi e per questo confidiamo nella collaborazione di tutti gli interessati”.

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