Campobasso, giunta comunale a otto con due possibili assessori esterni, uno dei quali Libertucci. Colagiovanni alla presidenza del consiglio

Antonio Battista, sindaco di Campobasso

GIUSEPPE FORMATO

Colpa delle coalizioni allargate: successe al Governatore Frattura, potrebbe accadere al neosindaco di Campobasso, Antonio Battista. Il presidente della Regione Molise, tesserato Pd, impiegò quarantacinque giorni per comporre la giunta; stessa cosa potrebbe succedere al primo cittadino, anch’egli del Partito Democratico, il quale deve mettere d’accordo i partiti e i movimenti civici della sua coalizione.

Per superare gli ostacoli, Battista, a dispetto di quanto aveva dichiarato in campagna elettorale e durante le prime interviste post-elezione, potrebbe ritornare sui propri passi e allargare la giunta da sei a otto assessori. Inoltre, smentendo quello che aveva dichiarato, ovvero che avrebbe composto un esecutivo con soli consiglieri eletti, ora potrebbe rivolgersi a ‘tecnici’, andando a pescare tra coloro che non si sono candidati, o sono stati bocciati dalle urne. Sotto questo profilo, chi farà sentire la propria voce, saranno i primi dei non eletti dei partiti della coalizione di centrosinistra, che attendono le dimissioni dei consiglieri che ambiscono alla poltrona dell’assessorato.

I possibili otto assessori, pescando anche all’esterno del nuovo consiglio comunale, permetterebbe al neosindaco Battista di accontentare tutti, mantenendo le promesse preelettorali.

Se così fosse lo scenario, al Partito Democratico andrebbero tre assessorati; uno all’Italia dei Valori, oltre alla presidenza del consiglio; un assessore a testa all’Unione di Centro, ai Comunisti Italiani e ai Popolari per l’Italia. L’ottavo posto in giunta se lo giocherebbero Segnale Civico e Lab: entrambi hanno ricevuto promesse, in tal senso, in campagna elettorale.

Provando a ipotizzare la nuova giunta comunale dell’era Antonio Battista, secondo i soliti rumors e a prescindere dalle deleghe, si potrebbe avere un quadro con Salvatore Colagiovanni alla presidenza del consiglio, mentre gli otto assessori potrebbero essere Bibiana Chierchia, che sarà anche il vicesindaco, Pietro Maio, Francesco De Bernardo, Michele Ambrosio, Maurizio Biagio D’Anchise e Sabino Iafigliola.

Ne mancano due: uno potrebbe essere il non eletto Pino Libertucci, il quale dopo la sconfitta alle primarie e le 284 preferenze (14° tra le fila del Pd) che non gli hanno permesso di entrare in consiglio potrebbe rientrare per la finestra di Palazzo San Giorgio; per l’ultimo posto di assessore è lotta tra Lab con Michele Durante e Segnale Civico. Se dovesse prevalere quest’ultimo movimento civico, in lizza non ci sarebbe l’eletto Mario Annuario, considerato troppo giovane e inesperto, bensì uno tra Gianluca Maroncelli e Michela Palladino, con quest’ultima favorita perché se gli assessori dovessero essere otto, per la questione ‘quote rosa’, servirebbero (non per norma comunque) due donne, che rappresenterebbero un quarto di giunta comunale.

Non da meno, comunque, saranno le resistenze di coloro che sono davvero del centrosinistra, perché ci sarebbe un accordo, non scritto e sempre preelettorale, che coloro che avevano già ricoperto incarichi con la giunta di centrodestra di Di Bartolomeo non sarebbero stati ‘premiati’ da Battista, pur consapevole che i nove consiglieri della maggioranza dell’esponente di Forza Italia, oggi nell’area di governo comunale con Battista sono risultati decisivi per la vittoria finale della coalizione di centrosinistra.

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