Giallo di Pietracatella, oggi l’accertamento sul cellulare di Alice. Al vaglio degli inquirenti le flebo fatte in casa

Occhi della cronaca nazionale puntati su Campobasso per il giallo di Pietracatella, che sta interessando tutte le principali televisioni e i quotidiani nazionali. Una folla di giornalisti è radunata davanti agli uffici di via D’Amato della polizia giudiziaria, dove è stato eseguito l’accertamento tecnico irripetibile sull’iPhone di Alice, la figlia maggiore della famiglia Di Vita, figlia e sorella delle vittime Antonella e Sara, decedute a dicembre a causa di un’intossicazione da ricina.

Dal dispositivo, già acquisito dagli investigatori nei giorni scorsi, è stata estratta copia forense con tutti i dati relativi al periodo compreso tra il 1° dicembre 2025 e il 13 aprile 2026. L’operazione rientra nel fascicolo aperto per omicidio colposo a carico di cinque medici, ma anche nell’indagine parallela per duplice omicidio volontario, al momento ancora senza indagati.

La procuratrice Elvira Antonelli ha richiesto un esame approfondito delle comunicazioni della ragazza, con particolare attenzione ai rapporti con familiari e conoscenti. L’obiettivo è ricostruire lle ultime ore precedenti ai decessi. Gli specialisti analizzeranno anche messaggi, e-mail, attività sui social, cronologia delle ricerche online e dati di geolocalizzazione.

Tra i materiali di interesse figurano inoltre alcune annotazioni personali in cui la giovane avrebbe registrato i pasti consumati in famiglia durante il periodo natalizio, probabilmente per paura di dimenticarli.

Gli investigatori stanno ricostruendo le ultime fasi precedenti al decesso, concentrandosi sia sulle testimonianze dei familiari sia su una finestra temporale specifica legata alle condizioni cliniche delle vittime.

Nelle ultime ore ha parlato anche Maria, zia di Gianni Di Vita, uscita dopo un lungo interrogatorio nella sede della Questura di Campobasso. La donna ha definito l’accaduto come un evento accidentale.

Ha inoltre riferito che la figlia, Laura Di Vita, cugina di Gianni (che attualmente ospita sia Gianni che Alice nella propria abitazione, dato che la loro casa è ancora sotto sequestro ndr), sarebbe serena e che le ripetute convocazioni in Questura rientrano nella normale attività investigativa.

Intanto, un ulteriore elemento al vaglio degli inquirenti riguarda alcune somministrazioni mediche effettuate a domicilio il giorno di Santo Stefano, quando un sanitario vicino alla famiglia avrebbe praticato infusioni endovenose alle vittime, già in condizioni di disidratazione dopo un precedente accesso ospedaliero.

La difesa sottolinea come proprio questa fase clinica possa essere rilevante per ricostruire l’origine dell’intossicazione, ipotizzando dinamiche alternative rispetto alla pista alimentare inizialmente considerata.

Nel frattempo, si allungano i tempi per gli esiti definitivi dell’autopsia. Gli accertamenti sulla ricina, sostanza altamente instabile e complessa da analizzare, richiedono ulteriori verifiche tecniche, con la consegna dei risultati attesa non prima del prossimo mese.

Sul fronte investigativo si registra anche un passaggio importante a Pavia, dove la procuratrice di Larino si è recata presso il centro antiveleni che aveva rilevato la presenza della ricina nei campioni biologici delle vittime. L’incontro sarebbe servito per conferire nuovi incarichi a consulenti tecnici nell’ambito dell’inchiesta.

Le indagini restano dunque aperte su più livelli, tra perizie tossicologiche, ricostruzioni cliniche e analisi digitali, in un quadro ancora lontano da una conclusione.

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