Il mercato della droga gestito da due famiglie del capoluogo. In via Romagna la base dello spaccio e una fila interminabile di clienti

Tra gli acquirenti non solo tossicodipendenti. C’è anche la Campobasso bene che si sballa nel fine settimana

Si erano seduti attorno a un tavolo e si erano dati un’organizzazione precisa. Al pari di qualunque piano imprenditoriale, quasi nulla era stato lasciato al caso. Le due famiglie di Campobasso avevano deciso dove rifornirsi di droga e soprattutto come piazzarla in città.

E come qualsiasi impresa che si rispetti, l’organigramma era stato ben definito. Con una base che procacciava clienti e vertici che si rifornivano tra Puglia e Campania.

Tutto filava liscio: le vendite, probabilmente, avevano superato anche le aspettative. Il mercato era fiorente, almeno fino a quando l’organizzazione locale non è stata sgominata dai Carabinieri.

Tutto è partito da controlli effettuati su strada. Diversi i soggetti fermati a cui erano stati trovati addosso pochi grammi di sostanza stupefacente. Un filone, quello seguito dagli inquirenti, che ha portato poi ad identificare le due abitazioni, divenute vere e proprie case dello spaccio.

Pedinamenti e intercettazioni. I Carabinieri hanno avuto modo di ricostruire il modus operandi delle due famiglie che erano riuscite a mettere in piedi un vero e proprio sodalizio criminale. E anche la riunione attorno a quel tavolo, avvenuta per dare un assetto preciso allo smercio di droga, è stata documentata dagli inquirenti.

Sei le persone che prendevano decisioni più importanti, 20 invece gli indagati (tra cui un minorenne), a molti dei quali spettava il compito di recuperare i clienti. Un’operazione di marketing sul territorio, per qualificarsi come rivenditori accreditati, che aveva raggiunto l’obiettivo sperato.

Tanti, molto spesso anche troppi, i consumatori che si recavano nelle due abitazioni per comprare la droga.

C’erano i compratori abituali. Quelli dei giorni feriali erano per lo più tossicodipendenti del capoluogo. Ma tra gli acquirenti c’era una fetta sostanziosa di persone che la roba la comprava esclusivamente per lo sballo del fine settimana. E proprio in questa cerchia potrebbero rientrare nomi di personaggi insospettabili: la Campobasso bene, con un’età che si aggira intorno ai 40, e che tra il venerdì e il sabato si sballa.

Classi sociali ed età più disparate: il bacino di utenza delle due famiglie è variegato e complesso e racconta realtà differenti, che oscillano tra storie di degrado e la noia dei benestanti di una cittadina di provincia.

Gli acquirenti, alle volte, sono così numerosi in quegli appartamenti che tocca al capofamiglia riportare la calma tra chi scalpita per avere la droga. “Silenzio!” si sente, infatti, urlare nel video dei Carabinieri che riprende scene di vita quotidiana in quei palazzi di via Romagna e via Toscana.

Un vero e proprio supermarket, dove non sempre la sostanza stupefacente riusciva già ad essere confezionata per soddisfare tutte le richieste. Spesso poteva essere pesata e imbustata al momento.

Una domanda di mercato, insomma, che quasi aumentava di giorno in giorno e per la quale era necessario compiere almeno due viaggi a settimana fuori città. Alcuni arresti sono avvenuti proprio durante una di queste trasferte, come quella effettuata in Campania, durante la quale a finire in manette è stato anche l’unico non campobassano: un uomo di origini albanese, trovato in possesso di 80 grammi di cocaina pura.

La droga, tagliata con altre sostanze, dalle due famiglie, poteva essere addirittura triplicata.

Oltre 1500 sono state le cessioni di sostanze stupefacenti avvenute durante le indagini che hanno avuto modo di registrare le telefonate che anticipavano gli acquirenti.

“È pronta la carne?”, oppure “passo a prendere un caffè”, erano le frasi in codice scambiate tramite cellulare, prima della vendita che avveniva dentro le mura di casa.

Quasi assurdo come tutto ciò si consumasse in private abitazioni. Come tutto questo avvenisse non certo in una periferia degradata di qualche metropoli, ma nel centro abitato di Campobasso”, così come ha ricordato il procuratore capo Nicola D’Angelo. “Abbiamo giurato guerra alla droga e lo stiamo facendo, ma con gli arresti il problema non è risolto. È necessario agire su quello che sta diventando un cancro per questa città”, ha aggiunto D’Angelo.

Dello stesso parere anche il comandante Gaeta che ha voluto ricordare come la droga, non solo sia il motivo per il quale la criminalità organizzata guardi con attenzione al Molise, ma anche come essa sia alla base di numerosi altri reati.  Furti, maltrattamenti in famiglia o rapine. Episodi che troppo spesso raccontano il volto di una città che, anche dopo gli arresti di oggi, forse, ha il dovere di interrogarsi più che indignarsi.

fabyabb

 

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