Il racconto di una nostra lettrice, importunata sul treno Roma-Campobasso: “Serve maggiore sicurezza sui convogli, soprattutto su quelli serali”

Il convoglio Roma Termini – Campobasso

GIUSEPPE FORMATO

La segnalazione ci arriva da una nostra lettrice, che tutte le settimane si reca a Roma per lavoro. Vive con la sua famiglia in un paese non distante da Campobasso, ma ormai da anni, da pendolare, è un’assidua utente del convoglio che collega il Molise con la Capitale.

Non a segnalare questa volta l’ennesima storia di un ritardo quasi cronico della linea, forse, più antica d’Italia, ma la ragazza che ci ha raccontato la sua storia, ancora scossa all’indomani, dal fattaccio, utilizza le nostre colonne per chiedere maggiore controllo sui convogli, soprattutto quelli di una linea, Roma-Campobasso, che, nei giorni feriali e nelle ore serali, non vede tantissimi viaggiatori.

“Quello che mi è accaduto ha dell’incredibile e mi ha scosso – ci racconta la lettrice, che preferisce restare nell’anonimato –, nonostante ormai sia abituata a viaggiare da sola sul treno, perché lo faccio da anni, e quindi a muovermi, in solitudine, in una città come Roma”.

“L’altro ieri sera, martedì 4 novembre 2014 – ci racconta la nostra lettrice –, come di consueto stavo rientrando a casa dalla Capitale con il convoglio serale. A Venafro è salito sul treno un ragazzo di origini magrebine e con questo non voglio sembrare razzista. Poteva essere anche un italiano. Lo specifico solo per raccontare i dettagli di una vicenda che mi ha spaventata. A parte che il treno era in netto ritardo e ci ha messo tantissimo tempo per arrivare a Isernia: momenti interminabili. Il ragazzo, salito a Venafro, ha immediatamente mostrato una situazione di disagio, ma fin qui nulla di strano. A un certo punto, mi si è avvicinato e ha messo le mani sulla mia borsa, posizionata sul sedile di fronte a dove ero seduta, chiudendola. Nel frattempo, il ragazzo, anziché stare seduto, camminava sul treno. Mi si è avvicinato, così, una seconda volta, mi ha riaperto la borsa, lanciandomi addosso i miei effetti personali. Tutto quanto c’era al suo interno. Non contento, ha iniziato a urlare e inveire contro di me, ma non riuscivo a capire il motivo. I pochi viaggiatori erano increduli. Io ho avuto paura, perché il ragazzo si faceva sempre più minaccioso e temevo potesse essere armato. Non capivo quello che urlava, ma mi spingeva, quasi a volermi dire di dovere scendere dal convoglio. Solo dopo un po’ di tempo, che non saprei quantificare perché ero gelata e pietrificata, qualcuno ha chiamato il controllore, che ha semplicemente verificato se il ragazzo fosse in regola con il biglietto. Dopodiché ha affermato di non avere potere perché il giovane, per quelle che erano le sue competenze, era in regola con il titolo di viaggio ed è andato via. Sul convoglio, a parte il capotreno e il controllore, non c’era nessuno che potesse intervenire. In quell’interminabile tratto tra Venafro e Isernia, così, il ragazzo ha continuato a inveire contro di me, mettendo ancora le mani nella mia borsa. Il controllore, solo successivamente, è ritornato, quando nel frattempo eravamo arrivati alla stazione di Isernia, dove ha intimato al ragazzo di scendere. Io sono rimasta di sasso, pietrificata, impaurita. E come me, anche gli altri viaggiatori, perché si vedeva che quel ragazzo aveva qualche problema. Per fortuna, nessuno si è fatto male. Io, però, mi chiedo: come mai nessun controllo da parte della Polfer sui treni, soprattutto su quelli serali? Ho raccontato la mia storia, perché non voglio che succeda ancora. Io sul treno mi sono sempre sentita al sicuro e così deve essere, perché non si può rischiare di imbattersi in uno squilibrato, mentre ci si reca al lavoro e senza che nessuno intervenga. Spero che non accada più e che, da oggi, sui treni ci siano maggiori controlli. Noi utenti paghiamo il biglietto e vogliamo che ci vengano serviti i servizi, quanto più possibile efficienti”.

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