Omicidio del detenuto Fabio De Luca nel carcere di Isernia, gli agenti dello Sco fermano due pluripregiudicati campani. Per gli investigatori i numerosi colpi in testa furono inferti per vendetta

Formigli e Sequino vengono tradotti in carcere

Il quarantaquattrenne Francesco Formigli e il venticinquenne Aniello Sequino, accusati di omicidio volontario aggravato premeditato, sono stati arrestati, in esecuzione della misura cautelare richiesta dal giudice per le indagini preliminari di Isernia, colpevoli, secondo l’accusa, di essere stati gli esecutori materiali dell’omicidio di Fabio De Luca, romano di 45 anni, loro compagno di cella nel carcere di Isernia. Gli inquirenti non hanno escluso che l’assassinio sia avvenuto con altri complici.

Le indagini, delegate dalla procura di Isernia, alla sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Campobasso, ha portato al fermo dei due pluripregiudicati: il venticinquenne si trovava nella propria abitazione a Giugliano, in provincia di Napoli, il quarantaquattrenne, sul quale pendono accuse di associazione per delinquere di stampo camorristico, in un centro di terapia nel napoletano.

Secondo gli inquirenti, la morte del detenuto De Luca non sarebbe stata causata da un incidente, ma da un pestaggio avvenuto a seguito di una lite in cella.

I fatti risalgono a un anno fa, al novembre 2014, quando nella casa circondariale del capoluogo pentro, a seguito di gravissime lesioni alla testa, De Luca fu trovato nella cella numero 110 in stato di coma. Trasferito all’ospedale ‘Cardarelli’ di Campobasso, morì nel nosocomio del capoluogo di regione.

A Isernia, questa mattina, lunedì 23 novembre 2015, il procuratore Paolo Albano e il dirigente della Squadra Mobile di Campobasso, Raffaele Iasi, hanno spiegato che l’omicidio sarebbe avvenuto per vendetta rispetto ad alcune offese “ritenute imperdonabili” ricevute da un altro detenuto per bocca di De Luca.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, De Luca, che si trovava a Isernia da due mesi per un reato di estorsione nei confronti di un suo stretto parente, dopo un periodo di isolamento era tornato in cella con altri detenuti. La mattina del 4 novembre 2014, probabilmente con l’inganno, è stato fatto entrare nella cella numero 110 (di qui il nome dell’operazione, “Operazione 110”). Entrato nella cella, sarebbe stato colpito numerose volte alla testa. Di qui lo stato di coma e, dopo una settimana, la morte in ospedale.

L’autopsia sul corpo di De Luca ha convinto la Procura ad aprire le indagini: a Campobasso, dall’esame del medico legale Vincenzo Vecchione, si ebbe la certezza che quei colpi sul cranio non potevano essere riconducibili a una caduta da un letto a castello, così come raccontato da coloro che sono ritenuti i responsabili dell’assassinio.

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