Strage familiare a Paupisi, per la perizia, Salvatore Ocone, fermato nelle campagne di Ferrazzano, era capace di intendere e di volere

Arriva un passaggio importante nel procedimento per la tragedia di Paupisi del 30 settembre 2025, vicenda che aveva portato Salvatore Ocone fino al Molise, dove venne rintracciato e arrestato nelle campagne di Ferrazzano al termine della fuga.

La perizia psichiatrica disposta dalla Corte d’Assise di Benevento ha escluso, al momento dei fatti, la presenza di un’infermità mentale tale da compromettere la capacità di intendere e di volere dell’uomo. Secondo le conclusioni dell’accertamento, Ocone sarebbe stato quindi consapevole delle proprie azioni e in grado di comprenderne il significato.

L’imputato è accusato dell’omicidio della moglie e del figlio minore, oltre che del tentato omicidio della figlia adolescente e del sequestro di persona. Dopo la tragedia, la fuga si concluse proprio nel territorio di Ferrazzano, diventato così uno dei luoghi centrali delle ore immediatamente successive ai delitti.

La relazione esclude inoltre che, nella notte del 30 settembre, Ocone fosse in preda a una condizione psicotica acuta. Le sue capacità cognitive e decisionali sarebbero rimaste integre. Le successive manifestazioni di carattere persecutorio e mistico emerse durante la detenzione sono invece state ricondotte a una fase successiva ai fatti.

La perizia ha infine stabilito che l’imputato è capace di partecipare al processo, comprendendone le dinamiche e potendo esercitare consapevolmente il proprio diritto alla difesa.

Il deposito della relazione consente ora al procedimento davanti alla Corte d’Assise di Benevento di proseguire senza impedimenti legati alla capacità processuale dell’imputato.

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