
Esistono luoghi che non sono soltanto architettura, ma veri e propri organismi viventi, capaci di respirare all’unisono con la città che li ospita.
Il Teatro Savoia, che nel 2026 taglia il traguardo leggendario del suo primo Centenario, è il cuore pulsante di questo battito. Mentre ci si appresta a celebrare un secolo di vita, l’eco di una storia gloriosa torna a vibrare ricordando i velluti rossi e gli stucchi dorati, che raccontano una saga di ambizione, resilienza e rinascita.
La parabola del Savoia ha inizio sulle vestigia del preesistente Teatro Margherita, in quel fermento urbanistico che, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, ridisegnò il volto di Campobasso. Fu la lungimiranza della Società Anonima Impresa Teatro (S.A.I.T.) a volere una struttura che non sfigurasse dinanzi ai grandi templi della lirica nazionale.
Il 3 aprile 1926, un sabato santo che rimarrà scolpito negli annali, il sipario si levò per la prima volta sulle note della Tosca di Giacomo Puccini. Era la nascita del “Teatro Sociale”, un’opera che fondeva l’ingegno architettonico con la maestria artigiana locale.
Una delle peculiarità che rendono il Savoia unico al mondo è la sua “armatura” ornamentale. Le balaustre, le appliques e le maestose lampade del fastigio centrale sono capolavori in ferro battuto realizzati dalla famiglia Tucci. Giuseppe e suo padre Nicola operarono una magia tecnica: forgiarono il metallo a fuoco vivo senza l’ausilio di saldature moderne, utilizzando l’antico sapere dell’incastro e del chiodo. Ogni voluta di ferro che adorna il teatro è un inno all’artigianato molisano che rasenta la perfezione scultorea. I quattro ordini di palchi, la pianta a ferro di cavallo e i pilastri coronati dai celebri angioletti dorati compongono una sinfonia visiva “all’italiana”, rendendo ogni ordine di posto un osservatorio privilegiato sulla bellezza.
Entrare nella sala del Savoia significa immergersi in un’iconografia celebrativa di rara potenza. La volta, vero firmamento dell’arte regionale, ospita il ciclo pittorico di Arnaldo De Lisio del 1925.
L’opera non è un semplice decoro, ma un’epifania storica: il pittore catturò l’essenza dell’anima sannita, fondendo la grazia dei putti dorati con la forza fiera dei guerrieri antichi. Il recente restauro filologico, basato sulle preziose testimonianze del Fondo Trombetta, ha permesso di rimuovere le stratificazioni di tinteggiature incongrue depositate negli anni, restituendo alla sala quella “lucentezza originaria” che sembrava perduta.
Il Novecento non è stato sempre clemente. Dopo decenni di alterne fortune e un periodo di declino che minacciava di trasformare il teatro in un ricordo sbiadito, il destino del Savoia ha incrociato la lungimiranza pubblica. Il 1993 segna l’anno della svolta con l’acquisizione da parte dell’Amministrazione Provinciale di Campobasso.
La data del 25 marzo 2002 resta scolpita nella memoria collettiva: il teatro venne ufficialmente riconsegnato alla città alla presenza del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Fu un momento di profonda commozione nazionale, che elevò il Savoia a simbolo di unità e riscatto civile.
Dal 2014, la gestione affidata alla Fondazione Molise Cultura per la Regione Molise ha trasformato il Savoia da “monumento statico” a “centro propulsore” di respiro internazionale. Sotto questa egida, il teatro ha consolidato il suo ruolo di fulcro della vita culturale regionale, coordinando programmazioni di alto profilo che spaziano dalla lirica alla prosa contemporanea, attirando artisti di fama mondiale e registrando regolarmente il sold out.
Se l’estetica guarda al passato, il “cuore tecnico” del Savoia è oggi un miracolo di ingegneria moderna. La sua vera peculiarità risiede nella flessibilità dello spazio scenico che prevede meccanismi motorizzati: il teatro infatti può mutare radicalmente la propria configurazione attraverso sofisticate strutture. Un sistema mobile permette di adattare la buca dell’orchestra a seconda delle esigenze, passando dalla lirica alla sinfonica in tempi record. La struttura, inoltre, consente allestimenti d’avanguardia con la scena al centro della sala e platee contrapposte, annullando la distanza tra attore e pubblico per un’esperienza immersiva totale.
Mentre le luci si accendono per le celebrazioni del Centenario, il Teatro Savoia si conferma come il più importante luogo dello spettacolo della regione. Fondendo l’emozione degli arredi storici con le infinite possibilità della regia moderna, questo gioiello “all’italiana” si prepara a sollevare il sipario su altri cento anni di sogni.
Il Teatro Savoia non è solo un palco; è la voce orgogliosa di un intero popolo che continua a credere nella bellezza.