Dall’artigiano Leo Terzano al medico Leo Terzano: torna a Campobasso il Nécessaire da barba e capelli in acciaio traforato che Vittorio Emanuele III commissionò nel 1869 come dono per Napoleone III

Leo Terzano e il Necessaire da barba e capelli

CRISTINA SALVATORE

È tornato nella sua terra d’origine, nella città in cui è stato forgiato e lavorato dalle sapienti mani dell’artigiano molisano Bartolomeo Terzano, il Nécessaire da barba e capelli in acciaio traforato, commissionato nel 1869 dal Re Vittorio Emanuele II come dono per l’Imperatore Napoleone III. Doveva essergli recapitato in tempi brevi, ma il pezzo arrivò a Torino solo nel 1870, quando Napoleone III, a Sedan,  fu sconfitto e costretto a scappare in Inghilterra facendo così perdere le sue tracce e lasciando il cimelio nelle proprietà dei Savoia.

Nel pomeriggio di  martedì 21 giugno, nella Sala Consiliare del Comune di Campobasso, l’antico manufatto è stato mostrato in  pubblico alla presenza dell’assessore alla Cultura del Comune di Campobasso, Emma de Capoa, del discendente diretto dell’artista-artigiano il dottor Leo Terzano e dell’esperto, appassionato di storia e numismatica, Vittorio Mancini, che ha portato con sé ben quattro medaglie originali dell’epoca, conferite all’artista Terzano nel periodo della sua brillante carriera.

“È questo un oggetto importante – spiega l’assessore alla Cultura Emma de Capoaperché ha una storia che è  importante. Fu commissionato dal Re Vittorio Emanuele II a Bartolomero Terzano, artista già di rilievo in quel periodo. Si tratta di un regalo che bisognava fare all’imperatore Napoleone III. Poi, nel corso del tempo, questo regalo non è mai arrivato all’imperatore, si è persa la storia di questo oggetto. Solo dopo centocinquanta anni – continua –  Leo Terzano è riuscito a riportarlo a Campobasso. Fa quindi parte della  nostra storia e della nostra cultura.

L’assessore de Capoa e Leo Terzano

Bartolomeo Terzano è stato una figura importante tra gli artigiani, direi artisti, della nostra città: più che artigiano, lo definirei un vero artista. Un grazie sentito – conclude la de Capoaa Leo Terzano per aver dato la possibilità a Campobasso di riavere, e di rivedere, un oggetto così importante”.

E a stringere, fiero, tra le mani, la custodia contenente questo antico gioiello (che tutto sembra tranne  un set da barba e capelli) è proprio il dottor Terzano che spiega cosa rappresenti, per lui e la sua famiglia, l’aver riavuto indietro un oggetto di inestimabile valore affettivo e simbolico: “Dopo 150 anni, siamo riusciti a ritrovare l’opera a Milano e l’abbiamo riportata a Campobasso. Questo kit per la barba contiene pezzi pregiatissimi. Il rasoio è ancora tagliente e bisogna stare attentissimi perché taglia in maniera profonda. I pezzi sono tre – continua Terzano –  due rasoi e  un paio di forbici per i capelli. Un dono pregiato perché, all’epoca, l’arte che Campobasso aveva raggiunto in Europa  era simile a quella delle più prestigiose capitali europee.  Parliamo di pezzi di altissimo valore. I nostri artigiani avevano una capacità di lavorare sull’acciaio traforato con qualità elevatissima. Dobbiamo riconoscere a questi artigiani  di aver creato le premesse per cui Campobasso era famosa nel mondo in quel periodo. Altri pezzi, cesellati da Terzano, non sono rimasti in famiglia. La memoria in famiglia si era persa. Se non fosse stato per il prof. Vincenzo Mancini e suo figlio Vittorio, che hanno riscoperto le arti del Molise , credo che molta di questa memoria storica sarebbe andata a finire. In famiglia – conclude – non avevamo nulla perché all’epoca si lavorava per vendere e non per conservare”.

Il Necessaire da barba e capelli in acciaio traforato realizzato da Leo Terzano nel Diciannovesimo secolo

Per ricostruire la storia dell’artigiano Bartolomeo Terzano, è intervenuto lo studioso Vittorio Mancini che ha illustrato minuziosamente le caratteristiche del reperto storico: “Le forbici hanno da un lato lo stemma del Regno d’Italia, quindi lo Scudo Sabaudo con il collare dell’Annunziata , i trofei di armi e la corona reale, circondato da armi da fuoco e da taglio. Tra i due anelli c’è invece lo stemma di Campobasso, a certificare la provenienza, quindi le sei torri e la corona. Intorno agli anelli è incisa la scritta “In te l’Europa attonita il liberator rimira”. I nostri artigiani –  come continua a spiegare Manciniavevano questa particolarità: quando inserivano a traforo le scritte, le realizzavano anche dall’altro lato con un ugual numero di caratteri. E con un ugual numero di caratteri, l’artigiano riusciva ad inserire la dedica. Qui, per Napoleone III, è stato scritto addirittura in francese “A Luigi Napoleone III imperatore dei francesi”.  Aprendo le forbici, all’interno delle lame,  c’è il timbro di provenienza. C’è scritto su una lama, in caratteri gotici, “Molise” e sull’altra “Campobasso”. Questo tipo di lavorazione era ad acido, nel senso che con un inchiostro particolare gli artigiani scrivevano sulle lame, immergevano poi il metallo nell’acid, si corrodeva tutto tranne il punto d’incisione e rimaneva l’impronta delle scritte. Per quanto riguarda i manici dei rasoi – chiosa –  hanno anche sulle lame la lavorazione ad acido con dei ghirigori artistici che riprendono i temi sviluppati sui manici i quali hanno anche altri

Le medaglie conseguite dall’artigiano Leo Terzano nella seconda metà dell’800

riferimenti  a tutti e due i regnanti coinvolti. Infatti – prosegue nel dettaglio Mancini qui potete vedere non lo stemma del Regno d’Italia ma lo stemma di Casa Savoia, cioè l’aquila coronata, caricata in petto dello scudo sabaudo che poggia gli artigli su questi due ovali perlinati all’interno, sui quali ci sono le iniziali di Luigi Napoleone, quindi L. M. I due festoni – conclude –  ricordano invece l’alleanza che c’è stata tra i due sovrani quando è stato unificato il nostro Paese con la seconda guerra d’indipendenza e, quindi, con Vittorio Emanuele sull’altro lato del rasoio viva l’Italia”.

Appassionato di numismatica, Vittorio Mancini ha portato in mostra anche  le medaglie conseguite dall’artista Terzano nel corso della sua attività artigianale. Incrociando i dati tra quello che conosceva del vissuto di Terzano e  provando a identificare le medaglie attraverso una cartolina dell’epoca in cui erano raffigurate, Mancini è  riuscito a ricostruirne la carriera. Si tratta di medaglie originali, uguali a quelle consegnate a Terzano nella seconda metà dell’800, tra le quali spicca proprio quella  conseguita dall’artigiano molisano a Padova,  nel 1869, riconoscibile dal nome inciso sul retro.

“Sono trent’anni – aggiunge Manciniche raccogliamo documentazioni, che abbiamo un archivio enorme sul lavoro dell’artigianato molisano e della nostra città ma il problema di Campobasso è che non ha un museo in cui poter allestire e mostrare questi cimeli bellissimi. Al pari dei Misteri – conclude – questa è una tradizione che abbiamo soltanto noi”.

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