D’or et de Palmes au revoir, Cannes

di Laura Venezia

Ancora un anno è trascorso, ancora un Festival di Cannes segna l’aria di un tempo doloroso, difficile da raccontare. Non è stato semplice pensare ad un festival del Cinema nei giorni che non hanno più sogni ma storie di guerra e disumanità. Ora sappiamo che con ogni probabilità i periodi di pace saranno sempre più diradati e lontani, che la cronaca sarà contrassegnata da storie di sofferenza, e forse per questo avremo sempre più desiderio e necessità di aggrapparci a qualche brandello di Bellezza.

Cannes è questo, Bellezza, e tante altre cose ancora. Per me è stato amicizia, condivisione, la passione per la fotografia che ti sentì addosso quasi fino allo sfinimento lavorando sino a notte fonda per inviare le foto e gli articoli in agenzia. Cannes non è una bolla. È un festival impegnato, in cui il Cinema non è solo favola e sogno ma anche diario puntuale della realtà. Cinema di altissima levatura e scuola di fotografia, laddove credi che non riuscirai a portare a casa certi scatti e poi, come per magia, al Photocall nella baia conosci un Monsieur très gentil che-incredibile!- ti presta la sua scala per svettare tra i flash, traballando dolcemente.

La vita è così, una scala a Cannes, una Montée des Marches in cui si accendono come fili di stelle tutti i tuoi sogni.

Exit mobile version