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Campobasso, il centrodestra si gioca la carta del ricorso. Nessuna resa dei conti e Toma bypassa pure il cerimoniale

Dal presidente della Regione nessuna nota ufficiale per augurare buon lavoro al neo eletto sindaco del capoluogo, in quota M5S

Trova sempre più conferme la possibilità di un ricorso per il riconteggio delle schede da parte del centrodestra campobassano, uscito con le ossa rotte dal voto del ballottaggio di domenica 9 giugno.

Oggetto del ricorso i voti assegnati alle liste al primo turno, quando il centrodestra ha mancato l’elezione dei candidati della coalizione per 250 voti.

Si tratta di quello 0,89% che non ha consentito alle liste di superare la soglia del 50%. Solo quest’ultima avrebbe, infatti, decretato il premio di maggioranza che, invece, il ballottaggio ha attribuito al sindaco Gravina. Il primo cittadino con la sua vittoria ha di fatto portato con sé ben 20 consiglieri della sua lista.

Una beffa soprattutto per tutti quei candidati rimasti a casa con più di 400 voti e che assistono ora all’attribuzione del seggio all’ultimo eletto tra le fila della maggioranza con appena 105 voti. Una soglia quest’ultima, che potrebbe anche scendere ulteriormente con la nomina di assessori ‘interni’ che lascerebbero libero lo scranno da consigliere. A sedere tra i banchi dell’Assise ci sarebbero così persone che hanno conquistato tra i 100 e gli 80 voti.

Il potere della democrazia e, ovviamente, anche di una strana e complessa legge elettorale che, in alcuni casi, non rispetta la volontà popolare.

Intanto, il centrodestra, impegnato tra accuse, recriminazioni e veleni interni, tenta il tutto per tutto.

Recuperare quei 250 voti potrebbe, infatti, cambiare l’esito delle amministrative. La strada però è tutta in salita. Quelle preferenze dovrebbero ‘uscire’ dalle 773 schede nulle (ovvero non attribuite ndr). Si tratta di un numero abbastanza elevato se si pensa come nel 2014, con 200 candidati consiglieri in più, quelle schede non assegnate fossero 863.

Insomma, una proporzione che potrebbe deporre in favore del centrodestra che, tuttavia, dà ora l’immagine di essere intenzionato a voler cercare l’ago in un pagliaio.

E nell’attesa che ciò avvenga, sulla sconfitta subita la scorsa domenica il centrodestra e i vertici regionali tacciono. Nessuna nota ufficiale. Nessun commento, tantomeno gli auguri al neo sindaco eletto.

Un silenzio assordante anche da parte del presidente della Regione che, per mero rispetto istituzionale, gli auguri al neo eletto primo cittadino pure avrebbe dovuti farli. Lo stesso ex sindaco di centrosinistra, Antonio Battista, un anno fa, non ebbe problemi ad augurare buon lavoro all’allora neo eletto governatore, in quota al centrodestra. Per mero dovere di cronaca, giova evidenziare come Toma gli auguri a Gravina li abbia fatti, ma solo in occasione delle dirette elettorali e non attraverso note stampa ufficiali, come quella ad esempio divulgata dopo le elezioni regionali in Abruzzo (quando a vincere è stato il centrodestra ndr)

Al silenzio di Palazzo Vitale come strumento per fronteggiare la crisi i molisani sono ormai abituati da circa un anno. Ma proprio quel silenzio diviene complice di voci che si rincorrono in maniera insistente. Come quella circolata nella serata di ieri che avrebbe voluto Mazzuto rimosso da coordinatore regionale della Lega.

Per il momento tutto è al suo posto, ma una cosa è palesemente visibile e innegabile: la fiamma arde ancora sotto la cenere.

 

Redazione

CBlive

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