Inceneritori, qualità dell’aria e infrazioni, il Movimento 5 Stelle concentra l’attenzione sulla piana di Venafro

I consiglieri Patrizia Manzo e Antonio Federico

Il MoVimento 5 stelle ha da sempre posto attenzione all’inquinamento derivante dagli inceneritori, o termovalorizzatori come illusoriamente vengono definiti. Le azioni politiche in Italia contro questi attentati all’ambiente e alla salute sono numerose, volte ad arginarne o sospenderne l’attività. Una politica sui rifiuti completamente diversa è possibile in Italia, d’altronde è anche quella che l’Europa ci chiede da anni.

“In Molise questo genere di problema – dicono i pentastellati di Palazzo Moffa, Federico e Manzo – coinvolge principalmente la piana di Venafro, con gli impianti di Hera e Colacem. Pochi giorni fa due riunioni della Conferenza dei servizi in sede di procedimento per il rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale (A.I.A.) hanno determinato la riduzione del 50% circa i limiti di emissione e altre dettagliate disposizioni per i due impianti citati. Alla riunione riguardante Hera era presente, insieme ad alcune associazioni locali che da tempo si battono con competenza per la tutela dell’ambiente e della salute, il M5S Molise, che specificatamente aveva, in aula di Consiglio, presentato e fatto votare una mozione che provava da un lato a dare degli indirizzi alla procedura di approvazione dell’AIA e dall’altro a imbrigliare la società, gestore dell’inceneritore, in ulteriori dettami normativi che in sostanza potrebbero a nostro avviso impedirne l’attività”.

“La palla ora – fanno sapere i grillini – sta alle Strutture regionali infatti. E’ proprio adesso che le prescrizioni che il Consiglio regionale, su iniziativa del MoVimento, ha approvato all’unanimità, potranno avere l’effetto sperato. L’autorizzazione può essere rilasciata solo con:

1. la preventiva adozione e necessaria compatibilità col Piano di risanamento della qualità dell’aria, così come espresso al comma 3 dell’articolo 35 del Decreto “Sblocca Italia”
2. l’emanazione del decreto attuativo in materia, così come previsto dal comma 1 art. 35 dello stesso decreto, che ridefinirà i parametri per il calcolo dei livelli di efficienza di recupero del contenuto energetico dei rifiuti urbani, e che consentirà di superare e prevenire ulteriori procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore.

Ad oggi infatti persiste un vuoto legislativo in materia poiché non è ancora stato emanato il decreto attuativo relativo alla mappatura nazionale degli impianti esistenti e di quelli già autorizzati. Il punto è che l’Italia potrebbe essere sottoposta ad una nuova procedura di infrazione riguardante gli inceneritori per non aver ancora ottemperato all’adeguamento della propria normativa di classificazione secondo le norme Europee.
Alla fine del 2014 infatti l’Europa ha comunicato al Governo italiano che i parametri per classificare gli inceneritori di rifiuti come valorizzatori di energia, stabiliti con Decreto nel 2013, non erano conformi a quelli della Direttiva europea. Con questi calcoli divergenti il Paese s’era assicurato un illecito vantaggio competitivo rispetto agli altri inceneritori europei. In seguito a tale comunicazione, l’Italia avrebbe dovuto, nei primi mesi del 2015, abrogare quel Decreto e sostituirlo o modificarlo, adeguando le formule a quelle europee, pena, appunto, l’attivazione di procedura d’infrazione.
Questo ritardo del Governo nazionale e il contestuale affrettarsi ad avere o adeguare le autorizzazioni da parte delle società con impianti di questo tipo, ciò che sta accadendo su tutto il territorio nazionale, è quantomeno ambiguo.
Vogliamo poi registrare un’amara realtà. In conferenza dei servizi l’Arpa Molise, coi suoi dirigenti e tecnici, ha di fatto svolto, in maniera egregia, un ruolo anche politico oltre che tecnico: stabilire ad esempio la riduzione dei valori limiti di emissione perché l’impianto in oggetto insiste in un’area già fortemente compromessa, è stata una scelta di tipo politico, demandata esclusivamente alle valutazioni ed alla sensibilità degli istruttori dell’Arpa. Un ruolo “politico” che in sostanza avrebbero dovuto svolgere le Strutture regionali presenti e votanti, ma che in realtà sono state quasi sempre assolutamente silenti, persino reticenti a votare la stessa tabella dei valori limite di emissione; probabilmente perché non stimolate da un Assessore, troppo spesso impegnato a sfoggiare le sue competenze legali, che a volte dimentica di dare indirizzi politici sulla tutela ambientale, materia strettamente di sua competenza”.

“La piana di Venafro, zona più inquinata del Molise e che mette la nostra regione insieme ad altre nove in Italia in procedura di infrazione anche per gli sforamenti sulle emissioni, – specificano Federico e Manzo – è vittima non solo di emissioni acri e maleodoranti degli inceneritori, ma in verità anche di quelle di altro genere di impianti, altrettanto meritori di attenzione. Parliamo dell’Impredil, “bitumificio” legato direttamente e indirettamente alla famiglia dell’eurodeputato Patriciello, in un recente passato soggetto a sequestro cautelativo dalla Procura per gravi irregolarità nella gestione delle emissioni e ora nuovamente all’attenzione dei cittadini e degli ambientalisti, come l’Associazione Mamme per la Salute, perché anch’esso in procedura di autorizzazione. Auspichiamo che le autorità competenti rinviino la prossima conferenza dei servizi per dare più tempo a tutti per formulare le proprie osservazioni e siamo anche certi che il consigliere Cotugno – concludono i grillini – dedicherà pari attenzione all’impianto in questione, per la tutela dell’ambiente e della salute dei suoi conterranei.

 

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