Riunioni tra pochi, delibere notturne e calendari assurdi, Cavaliere: “Ecco come la Regione ha ridotto la caccia in Molise”

Il consigliere regionale Nicola Cavaliere

“Dopo un lungo silenzio voluto sul tema della caccia, credo sia giunto il momento di fare qualche considerazione su ciò che è accaduto negli ultimi 2 anni e mezzo di governo di centrosinistra e su ciò che oggi ci viene proposto in merito alla imminente apertura della stagione venatoria. Il malcontento che serpeggia tra i tanti appassionati molisani obbliga a una seria riflessione”. Parla così l’esponente di centrodestra a Palazzo Moffa, Nicola Cavaliere che riavvolge il nastro degli eventi per inquadrare bene la questione. “Lo scorso 3 giugno, attraverso un comunicato stampa, – dice – il consigliere regionale delegato alla Caccia Cristiano di Pietro annunciava come dopo 10 anni la Regione Molise avrebbe avuto il suo Piano Faunistico’”.

“Oggi in realtà – rivela Cavaliere – nulla è cambiato rispetto agli anni precedenti, eccezion fatta per le amministrazioni provinciali, in particolare quella di Campobasso, alla quale va riconosciuto il merito di aver definito tutte le procedure e di aver approvato in via definitiva il Piano Faunistico, mentre quella di Isernia è ancora alle prese con l’iter amministrativo”. Non solo: “In questi 30 mesi – chiarisce l’esponente di Forza Italia – lo sforzo politico del governo regionale è stato pari allo zero, visto che tutte le procedure erano state avviate già negli anni precedenti. Noto inoltre con piacere che finalmente ci sono associazioni venatorie che hanno avuto il coraggio di dissentire sul calendario emanato dalla Regione”.

Inevitabile quindi il confronto col recente passato: “Fino a qualche anno fa, ossia con il precedente governo di centrodestra, veniva stabilita dal calendario venatorio, e non con delibere dell’ultima ora, l’apertura della quaglia alla terza domenica di settembre (e non al 1° ottobre come accade oggi) e l’anticipo di qualche giornata di preapertura alla tortora. Ma soprattutto – rimarca Cavaliere – era consentita dalla seconda decade di agosto la possibilità di poter addestrare i propri ausiliari, cosa che oggi invece viene concessa solo dal 1° settembre. Chi pratica questo sport sa benissimo che nel periodo di settembre i terreni a disposizione sono ridotti al lumicino, poiché gli agricoltori arano la maggior parte dei terreni per prepararli e nuove coltivazioni, ma anche perché a settembre la migrazione della quaglia è già avvenuta verso altre nazioni e quindi la possibilità di effettuare incontri con tale specie selvatica diviene sempre più improbabile. Di conseguenza, questa affascinante ed emozionante attività che riguarda la quaglia e che viene praticata soprattutto nelle aree del Centro Sud di Italia, nel Molise è stata di fatto cancellata”.

Senza dimenticare l’emergenza cinghiali: “Questione davvero spigolosa e posta all’attenzione da sempre dalle associazioni degli agricoltori, ma quali rimedi concreti ha deciso di adottare il consigliere delegato? Che cosa ha previsto relativamente alla caccia al cinghiale? Facile rispondere, nulla. Solo ordinaria amministrazione”.

Poi l’affondo: “Ma forse, visti i precedenti, a tutto c’è una soluzione, ricordo che lo scorso anno furono fatte a tarda ora, ovvero la la notte prima dell’apertura, delibere di modifica al calendario venatorio. Probabilmente accadrà ancora e chi sarà più fortunato, ossia amico degli amici, verrà messo a conoscenza della novità. Gli altri, che pagano il porto d’armi allo stesso modo, dovranno arrangiarsi alla meno peggio e accontentarsi di apprendere le modifiche quando ormai sarà troppo tardi”.

 “Sarebbe quanto meno opportuno – prosegue il Consigliere di centrodestra – avere poi l’accortezza di far ricadere eventuali modifiche di giornate di preapertura la domenica, dando a tutti la possibilità di usufruirne. Ricordo che le categorie dei lavoratori sono varie e che quindi non tutti possono prendersi giornate di ferie. Probabilmente anche quest’anno il Molise sarà oggetto di grandi polemiche e accuse sulle testate nazionali per un calendario venatorio poco attento alle esigenze di chi lo pratica. Forse al posto di convocare riunioni a Montenero di Bisaccia (ormai vengono ritenute superflue le riunioni istituzionali nelle sedi appropriate, meglio il luogo di residenza, con pochi intimi o con chi è amico degli amici), il collega Di Pietro avrebbe fatto bene a organizzare un evento pubblico, capace di coinvolgere tutti i soggetti interessati e costruire, attraverso l’ascolto e il dialogo, qualcosa di positivo.

 L’esponente azzurro si sofferma infine sul tema dei Parchi: “Un argomento che è quasi tabù, che nessuno ha il coraggio di approfondire perché sconveniente. Da qualche tempo, infatti, grazie al senatore Ruta (seguito da buona parte del centrosinistra), si torna a parlare dell’istituzione del Parco del Matese, con riconoscimento a carattere nazionale, e dell’istituzione del Parco delle Morge, con riconoscimento a carattere regionale. Su tale punto occorre un’operazione verità: i parchi nascono con l’intento di tutelare, salvaguardare e migliorare il territorio e per raggiungere tale scopo in passato le Regioni potevano contare su enormi finanziamenti erogati dalla Comunità Europea e dal governo nazionale. Oggi invece i fondi sono assai ridotti (quasi insignificanti) e nessun beneficio reale si potrebbe trarre dall’istituzione del Parco. Anzi, verrebbero introdotte solo ulteriori restrizioni su tutti i settori, come agricoltura, forestali, urbanistici, silvopastorali, raccolta funghi tartufi, attività venatoria e della pesca e tanti altri. Provate ad esempio a chiedere agli agricoltori (e mi riferisco a coloro che operano nei comuni che gravitano sulla zona del Matese, dove i territori sono già limitati da ZPS E SIC) che tipo di problemi incontrano nello svolgimento della loro attività e in un settore che tutti a chiacchiere vogliono rilanciare ma che a conti fatti viene ostacolato in ogni modo. Ecco, sarebbe comunque bello interrogare il collega Di Pietro sul tema: cosa ne pensa e come voterebbe in aula sull’istituzione dei due Parchi molisani?”.

E conclude: “Immagino già repliche a questa nota in cui ci si infervora per ricordare che tutto va bene, che le polemiche sono inutili e strumentali e che la colpa è come al solito dei predecessori. Invito i vertici regionali, Di Pietro in primis, a non perdere tempo e ad organizzare subito un confronto pubblico che non coinvolga solo i rappresentati delle associazioni venatorie, ma tutti gli appassionati che hanno il diritto di avere voce in capitolo e di essere ascoltati”.

 

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