Sanità, Fanelli e Facciolla (PD) rispondono al commissario Giustini e inveiscono contro il governo Toma: “Un anno di immobilismo”

“Sanità, dopo un anno di immobilismo, è ora di darsi da fare per risolvere i problemi, abbandonando il ‘mantra’ di dare sempre la colpa al passato, assumendosi la responsabilità di trovare le soluzioni, finora solo promesse, ma mai perseguite. Ma a chi lo vogliono far credere?”. Così i consiglieri regionali del PD, Micaela Fanelli e Vittorino Facciolla sulle dichiarazioni rilasciate dal commissario Giustini.

“Il governo precedente – proseguono Fanelli e Facciolla – aveva azzerato i 500milioni di disavanzo ereditati e avviato i concorsi. La solidarietà economica ottenuta dalle altre regioni certificava credito politico per un governo regionale che, con coraggio, si stava rimboccando le maniche. Conclusione: dopo anni di blocco del turn over, era ripartita la possibilità di assumere. Poi cambia il governo regionale e nazionale. Cambiano di nuovo le regole. I commissari – tecnici e non politici, ma sempre dalla politica indicati – arrivano dopo mesi e mesi, con il dichiarato intento di risolvere ogni problema, superare ogni difficoltà e rilanciare la nostra sanità, per la quale nel frattempo si erano create le condizioni per una sua concreta ricostruzione.

Cambiano i governi nazionale e regionale – votati anche per le roboanti promesse in tema di Sanità – e, dopo mesi di immobilismo e incertezze, si arriva alla sessione di Bilancio in Consiglio regionale dove, nonostante lo avessimo chiesto e richiesto per comprendere la situazione finanziaria, i commissari non sono stati auditi, non hanno fornito cifre, creando non poche difficoltà anche per la redazione del bilancio regionale, orfano del nuovo disavanzo che nessuno ha saputo quantificare.

E ora? Lanciano l’allarme? Di chi è la colpa per un anno di colpevole ritardo? Di chi è la colpa per l’assenza di solidarietà da parte delle altre regioni? E di soluzioni alternative? E soprattutto, ma è possibile capire di quanti milioni si parla? 10, 15, 22?

Davvero, tra governo nazionale litigioso e assenza di una vera regia e centro decisionale regionale, si stanno dando i numeri a lotto. E ora, a tre giorni, pare, dalla chiusura di interi reparti per assenza di medici, ci si rivolge ai cavalieri di non so che, ma che sistema è? Solo a noi pare assurda l’anarchia che da oltre un anno vige sulla sanità regionale?

Avevamo anche suggerito di farsi autorizzare in via straordinaria i fondi FSC per coprire le eventuali somme (anche se di quante, non si sa). Avevamo sollecitato una interlocuzione sul tema direttamente col Presidente del Consiglio Conte, al quale, nella più totale assenza di informazioni, ci rivolgeremo noi dall’opposizione. E al Ministro Salvini, quello che aveva promesso – un anno fa – di riaprire gli ospedali, le strade, le scuole terremotate, gli asili nido, qualcuno ha chiesto conto di qualcosa? Magari sabato scorso in piazza a Campobasso. Perché, nel frattempo, dopo aver negato al Sud i fondi della solidarietà comunale, sta portando a termine il regionalismo differenziato, che darebbe il colpo di grazia al Molise, che dice di amare, ma solo a chiacchiere ed in campagna elettorale, salvo poi dimenticarsene subito dopo.

Perché questa situazione in cui si fa finta di occuparsi del Molise, ma poi non si fa niente, è diventata pericolosissima per i diritti fondamentali e per il mancato sviluppo di questa regione. Se c’è qualcuno a Roma che si occupa del Molise, batta un colpo! E se c’è qualcuno al governo di questa regione che al di là delle competenze formali ha a cuore le sorti dei molisani, si renda attore. Non ci possono essere più spettatori colpevoli. Non esistono solo le campagne elettorali. Altrimenti per svegliare questo governo leghista e grillino che ci ha imposto commissariamenti e ci ha abbandonato, davvero sarà necessario l’esercito, di cui i loro commissari, non riuscendo a fare nulla per la sanità, ne chiedono l’intervento…primo caso unico nella storia della Repubblica Italiana”.

“Perché è ormai chiaro, al Molise è stata dichiarata guerra istituzionale. E finiti i proclami e le elezioni, sul terreno resta solo l’incapacità certificata e i conseguenti disastri economici e sociali, che – concludono – ancora ci si ostina a non riconoscere in tutta la loro gravità ed immanenza”.

 

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