Chiusura shock a Vinchiaturo: 27 lavoratori verso il licenziamento, scatta la rivolta sindacale

Si alza la protesta dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali contro la decisione di KES Italy S.r.l., società appartenente al Gruppo Koch Engineered Solutions, di chiudere definitivamente il sito produttivo di Vinchiaturo. La comunicazione ufficiale dell’azienda è stata trasmessa il 3 giugno 2026 e prevede la cessazione totale delle attività con il conseguente licenziamento dell’intero organico composto da 27 dipendenti, tra cui 22 operai e 5 impiegati.

La notizia ha immediatamente provocato la reazione di FIOM-CGIL e FIM-CISL Molise che, insieme alle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU), hanno proclamato lo stato di agitazione e organizzato uno sciopero generale di stabilimento di otto ore per ciascun turno per oggi, venerdì 5 giugno. Contestualmente è stato allestito un presidio davanti ai cancelli dell’azienda, con la partecipazione dell’intera forza lavoro.

Per le organizzazioni sindacali la decisione aziendale rappresenta un colpo durissimo per il territorio molisano e non può essere giustificata dalle motivazioni illustrate dalla società. KES Italy ha infatti attribuito la scelta a una revisione della propria organizzazione produttiva e logistica su scala internazionale e alla riduzione dei margini economici derivante dall’andamento dei mercati esteri.

Una spiegazione che non convince i rappresentanti dei lavoratori. Secondo FIOM, FIM e RSU, lo stabilimento di Vinchiaturo ha dimostrato negli anni competenze e professionalità di alto livello nel settore metalmeccanico e la sua chiusura rischia di aggravare ulteriormente la situazione occupazionale di una regione già segnata da processi di deindustrializzazione.

Al centro della contestazione vi è anche la decisione del gruppo di trasferire le produzioni attualmente svolte nel sito molisano verso altre sedi. Una scelta che, secondo i sindacati, scarica sui lavoratori locali il peso delle strategie di riorganizzazione globale dell’azienda.

Le sigle sindacali respingono inoltre la tesi secondo cui gli esuberi sarebbero inevitabili e privi di possibili alternative. Al contrario, chiedono l’apertura immediata di un confronto per valutare strumenti di tutela occupazionale, a partire dagli ammortizzatori sociali conservativi e da tutte le soluzioni previste dalla normativa vigente che possano evitare i licenziamenti.

FIOM e FIM ritengono inoltre necessario approfondire le motivazioni economiche e logistiche indicate dall’azienda a sostegno della chiusura e hanno già formalizzato una richiesta urgente di incontro per avviare un esame dettagliato della vertenza.

La richiesta delle organizzazioni sindacali è che il confronto si svolga direttamente in Molise, coinvolgendo l’Assessorato regionale al Lavoro e i ministeri competenti, con l’obiettivo di individuare soluzioni concrete per salvaguardare l’occupazione e il futuro produttivo del sito.

La vertenza si apre dunque con una posizione netta dei sindacati: il ritiro della procedura di chiusura e la tutela di tutti i posti di lavoro. Una battaglia che, sottolineano FIOM e FIM Molise, non riguarda soltanto i 27 dipendenti coinvolti, ma l’intero tessuto economico e sociale del territorio.

“La salvaguardia del lavoro non è negoziabile”, ribadiscono le organizzazioni sindacali.

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