Carola Pulvirenti

Mangiare italiano fa bene alla salute

Un viaggio di Carola Pulvirenti tra dieta mediterranea e letteratura italiana

CAROLA PULVIRENTI

I numerosi italiani, che hanno scelto di trascorrere le ferie nel Belpaese, potranno godere il piacere della tavola, uno dei punti forti della cultura italiana nel mondo. Com’è noto, la dieta mediterranea, oltre ad essere ricca di gusto, offre numerosi benefici per la salute.

Difatti, numerosi studi clinici confermano che ha un effetto antinfiammatorio, riduce il rischio cardiovascolare, previene il diabete mellito e molte altre malattie.

Il processo infiammatorio cronico è alla base di numerose patologie e può essere tenuto sotto controllo con i farmaci, ma anche con lo sport  e con uno stile alimentare dedicato.

Nelle novelle di Giovanni Verga troviamo un dettagliato ritratto della cultura culinaria mediterranea, traendo spunto dagli scritti del noto autore siciliano, parliamo dei macronutrienti della dieta mediterranea.

Carboidrati – «Verso mezzogiorno sedettero al rezzo per mangiare il loro pane nero e le loro cipolle bianche» (Nedda). Per quanto riguarda il pane, la differenza tra ricchi e poveri era nel colore: bianco, di farina raffinata, per gli uni e nero integrale per gli altri. Il pane integrale è un nutrimento di ottima qualità anche perché ricco di proteine, sali minerali quali calcio, fosforo, magnesio e di vitamine B1, B2 e B6, importanti per il sistema immunitario. Tuttavia, in Italia  può essere venduto con la dicitura pane integrale, anche il pane composto da farina raffinata addizionata di crusca, un prodotto che non apporta benefici per la salute, come avviene per il vero pane di farina integrale, preparato con lievitazione naturale.

Proteine – «Una minestra di fave novelle, con una cipolla in mezzo, quattro uova fresche e due pomodori ch’era andata a cogliere dietro la casa». Nel Mastro Don Gesualdo, un esempio di piatto tradizionale completo, ricco di proteine e vegetali. Altro pasto completo e ricco di proteine è la zuppa di fave descritta nei Malavoglia.

Altre fonti proteiche dei poveri del tempo erano le triglie, le acciughe e i fagioli: “Poi veniva la Longa, una piccina che badava a tessere, salare le acciughe, e far figliuoli, da buona massaia”.

Nei menù “verghiani” non compaiono timballi, sartù, cassate o cannoli tipici della cucina siciliana “ricca”, ma antichissime ricette del territorio.

Vitamine e sali minerali – La Longa aveva pure messo sulla porta un panchettino, e vendeva arance, noci, ova sode ed ulive nere”. Nei Malavoglia, Verga ci parla di frutti gustosi e salutari come i fichidindia e le arance. I fichidindia sono ricchi di vitamine, soprattutto la C e minerali tra cui potassio e magnesio, inoltre permettono di assimilare meno grassi e zuccheri, tenendo a bada glicemia.

Le arance sono il frutto mediterraneo per eccellenza, ricchissime di vitamina C e ben note per il loro sostegno al sistema immunitario.

Seguire un’alimentazione salutare non vuol dire rinunciare sempre ai piatti più elaborati, tuttavia questi piatti, che in passato venivano preparati durante le feste, oggi sono divenuti parte dell’alimentazione quotidiana di molti. Ne è un esempio la «pasta cu capuliatu», una delle numerose prelibatezze amabilmente descritte nel famoso romanzo Il Gattopardo, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Si tratta dei maccheroni con la salsiccia, preparati in Sicilia e in ogni parte del mondo dove si tenta di imitare la cucina italiana.

Redazione

CBlive

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