Giornata Mondiale del Sonno, gli specialisti del Neuromed ricordano l’importanza di riconoscere e trattare i suoi disturbi

Il sonno occupa circa un terzo della nostra vita, ma spesso è uno degli aspetti più trascurati della salute. In occasione della Giornata Mondiale del Sonno, che quest’anno ricorre venerdì 13 marzo, l’attenzione si concentra sui disturbi del riposo notturno, problemi molto diffusi ma ancora poco riconosciuti, che possono avere conseguenze importanti sul benessere generale e sulla salute del cervello.

“Innanzitutto siamo ben contenti che esista una giornata mondiale dedicata a questo argomento – dice professor Andrea Romigi – del Centro di Medicina del Sonno dell’I.R.C.C.S. Neuromed e Unicamillus – ma dovremmo ricordarci dell’importanza del sonno anche negli altri giorni dell’anno. La nostra salute dipende molto da come dormiamo”.

Tra i disturbi più frequenti, sottolinea Romigi: “Sicuramente ci sono l’insonnia e le apnee del sonno, che sono anche il motivo più frequente di accesso al nostro Centro, come avviene in tutti i Centri di Medicina del sonno”.

Disturbi che incidono su durata e qualità del sonno, e che non limitano le loro conseguenze alla ‘semplice’ stanchezza del giorno dopo. Dormire poco o male può infatti compromettere la memoria, la capacità di concentrazione e la qualità delle relazioni sociali, oltre ad aumentare la sonnolenza diurna e quindi anche il rischio di incidenti.

“Se dormiamo poco e male – sottolinea Romigi – tutto ciò che riguarda l’acquisizione delle informazioni, quindi la memoria e la nostra capacità di relazionarci con gli altri, funziona peggio. Ma c’è anche un altro aspetto importante: il cervello fa più fatica a eliminare alcune sostanze tossiche, come la beta-amiloide e la tau o l’alfasinucleina, proteine strettamente legate a malattie neurodegenerative come l’Alzheimer o il Parkinson”.

Prendersi cura del sonno significa quindi proteggere la salute in generale, sotto diversi punti di vista, come vuole evidenziare con forza il neurologo: “Il sonno è un prodotto del cervello, che allo stesso tempo serve al cervello stesso, ed è uno dei meccanismi con cui il nostro organismo regola molti processi biologici. Tra questi processi, non dobbiamo mai trascurarlo, c’è anche il controllo dell’appetito. Dormire poco o in modo irregolare può infatti modificare le abitudini alimentari, spostando i pasti verso orari più tardivi e favorendo cibi più gratificanti dal punto di vista immediato, spesso più calorici e meno salutari”.

La domanda più frequente è “quanto bisogna dormire per mantenere un buon equilibrio?”. Non esiste una risposta identica per tutti, ma esistono indicazioni generali abbastanza chiare: “Sappiamo che esistono i cosiddetti brevi dormitori e i lunghi dormitori, ma mediamente dovremmo dormire almeno sette ore per notte. Questa dovrebbe essere una regola di base. Un altro elemento fondamentale è però la regolarità degli orari. Dovremmo cercare di mantenere un orario di addormentamento abbastanza regolare, allineando il nostro orologio biologico con quello solare, quindi con l’esposizione alla luce naturale. Invece spesso è l’orologio sociale a sfasarsi più facilmente. Restare svegli fino a tardi per scorrere i social o guardare molte puntate di una serie televisiva non è certo un comportamento fisiologico per il nostro sonno”.

La Giornata mondiale del sonno diventa quindi l’occasione per ricordare che il riposo notturno non è un lusso né una semplice pausa dalle attività quotidiane, ma un piacere non negoziabile e una componente essenziale della salute, al pari dell’alimentazione o dell’attività fisica.

 

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