Gino Stracqualursi si racconta: il giovane portiere del Campobasso tra talento, passione e resilienza

DARIO SALVATORELLI

Gino Stracqualursi, nato il 2 maggio 2009, è un giovane calciatore italiano di ruolo portiere. E’ alto circa 1.87m e il suo piede dominante è il sinistro. Milita nelle giovanili U17 e Primavera del Campobasso FC ed è un portiere molto promettente, ancora all’inizio della sua carriera personale. E’ “nato” dal punto di vista dello sport a Trivento, il suo paese, per poi entrare nelle giovanili del Campobasso.

Nel dicembre 2025, in occasione della partita valevole per la diciottesima giornata del campionato di Serie C contro il Perugia, è stato convocato in prima squadra come terzo portiere con la maglia numero 99, un momento molto bello della sua carriera.

Durante la stagione, Stracqualursi ha subito un brutto infortunio al menisco, che lo ha costretto a fermarsi per un po’ seguendo – contemporaneamente – un programma di recupero di fisioterapia e sta piano piano recuperando, contando di tornare in campo per la stagione sportiva 2026-27.

In questa intervista Gino si racconta, parlando del suo percorso nelle giovanili del club del capoluogo del Molise, della recente convocazione in Serie C e della sfida affrontata con l’infortunio al menisco.

Cosa ti ha spinto a iniziare a giocare e com’è nata la tua passione? “Da piccolino mio cugino diceva di volersi allenare a giocare a calcio; quindi mi diceva: “mettiti in porta ed io ti faccio i tiri”. Da lì è nata la passione per fare il portiere, poi mio cugino mi regalò pure il primo paio di guanti e quindi da quel giorno decisi di iscrivermi alla scuola calcio a Trivento”.

Se potessi chiedere un consiglio a Gigi Buffon, quale sarebbe? “Buffon ha sofferto di depressione. Vorrei chiedergli come ha saputo affrontare momenti difficili, momenti “bassi” della sua carriera quando nessuno credeva in lui. Non ho consigli tecnici da chiedergli, il consiglio sarebbe più sull’aspetto mentale”.

Qual è il tuo obiettivo finale? “Innanzitutto far contento me stesso per quando raggiungerò un bell’obiettivo che sia qualsiasi categoria maggiore. In secondo luogo, far contenti i miei genitori che hanno fatto tantissimi sacrifici per farmi andare avanti”.

Quando è arrivata la notizia della convocazione in Serie C qual è stata la tua reazione? “Ero sul letto; il giorno dopo sarei dovuto andare con la Primavera com’era previsto da programma. Solamente che, verso le 21.30, mi arriva la chiamata del mister dei portieri che mi dice: “cambio di programma, domani non vai più con la Primavera ma vai con la prima squadra”. Io rimango zitto sul letto. Il mister diceva: “Gì, ci sei? Ci sei?”. Io risposi: “No mister un attimo, devo realizzare”. Successivamente chiudo la chiamata e comincio a saltare da solo per la gioia, ad urlare. Poi ho chiamato i miei genitori, ho chiamato i miei amici e l’ho raccontato a tutti. C’era tantissima emozione”.

Raccontaci un po’ l’infortunio: com’è successo e come stai attualmente? “L’infortunio probabilmente è derivato da un colpo preso il 21 dicembre nella partita contro il Latina, quando un attaccante su un’uscita mi è caduto sul ginocchio. Inizialmente ho sentito la botta e non ci ho dato troppo peso. Successivamente sono andato avanti, fino a quando il 15 gennaio, mentre facevo allenamento con la Primavera, il mister mi disse: “domani ti vai ad allenare con la prima squadra e sabato sarai convocato un’altra volta”. Io sarei stato super felice di fare quell’allenamento ma, durante un esercizio di rapidità con i portieri, facendo una parata probabilmente ho messo male il ginocchio, sono caduto e il ginocchio “si è girato”. Non era di certo il classico dolore che passa subito, era un dolore forte. Erano tutti intorno a me. Due ragazzi mi hanno preso e mi hanno portato in spogliatoio. Poi siamo andati in ospedale, ma dalle radiografie “non è uscito niente”. Nei giorni successivi ho fatto anche una risonanza e da lì è risultata evidente la lesione “a manico di secchio” del menisco e il 20 gennaio sono stato operato a Villa Ester a Bojano. È stato difficile restare fuori dal campo, ma ho cercato di non mollare mai, perché dopo l’infortunio ero molto abbattuto e demoralizzato, ma devo dire che una volta che ho iniziato a vedere i primi risultati (togliere le stampelle, fare un nuovo esercizio con la fisioterapia) mi sono rallegrato”.

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