musica Archivi - CBlive https://www.cblive.it/tag/musica La città di Campobasso in diretta Sat, 04 Mar 2023 18:18:23 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.4 https://www.cblive.it/wp-content/uploads/2018/01/cropped-android-icon-144x144-32x32.png musica Archivi - CBlive https://www.cblive.it/tag/musica 32 32 L’intervista/ I brani della cantautrice campobassana Liana Marino: testi e suoni tra sentimenti e attualità https://www.cblive.it/cultura/lintervista-i-brani-della-cantautrice-campobassana-liana-marino-testi-e-suoni-tra-sentimenti-e-attualita.html https://www.cblive.it/cultura/lintervista-i-brani-della-cantautrice-campobassana-liana-marino-testi-e-suoni-tra-sentimenti-e-attualita.html#respond Sat, 04 Mar 2023 18:18:23 +0000 https://www.cblive.it/?p=121283 La musica di Liana Marino conquista tutti: si prepara al mondo dell’arte da giovanissima, quando viveva a Campobasso, la sua città natale, e passo dopo passo ha prodotto lavori dal calibro dei più famosi cantautori italiani. Liana Marino, con la voce, avvicina gli ascoltatori alle sue note. I suoi testi, infatti, spaziano da temi di …

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La musica di Liana Marino conquista tutti: si prepara al mondo dell’arte da giovanissima, quando viveva a Campobasso, la sua città natale, e passo dopo passo ha prodotto lavori dal calibro dei più famosi cantautori italiani.

Liana Marino, con la voce, avvicina gli ascoltatori alle sue note. I suoi testi, infatti, spaziano da temi di attualità a sentimenti personali: la sensazione è quella di ascoltare delle parole che possano appartenere a tutti, che siano riflessioni, racconti o pensieri. Come spiega l’artista a CBlive: “Chi scrive ha qualcosa da dire ed ha bisogno di esprimere le proprie sensazioni o ha bisogno di raccontare qualcosa della realtà che lo circonda. Poi c’è l’altra dimensione: quella di chi riceve la musica e qui le emozioni che io racconto possono arrivare in maniera diversa. Il ruolo della musica non è tanto dover necessariamente dire delle cose, o meglio ognuno fa proprio il messaggio che si intende dare”.

Nel 2013 esce il suo primo EP dal titolo ‘La grazia e l’eleganza’. Il ritmo leggero dei suoi brani si sposta man a mano verso uno stile più popolare, mantenendo sempre una delicatezza a tratti rilassante: è così che si potrebbe descrivere il suo album ‘Partenze’, pubblicato nel 2020.Mi diverte provare diversi generi” – dice  – rimanere ferma ad una sola musicalità è limitante per me, forse perché ho ascoltato sempre tanta musica diversa e per questo mi piacerebbe mettere tutto ciò anche nella mia musica”.

Ne ‘La grazia e l’eleganza’ c’è un brano che riprende il titolo dell’album stesso e rispecchia, appunto, lo stile di Liana Marino. Non a caso è il brano che l’aiuta a rompere il ghiaccio nei suoi live, affermando anche: “è quello che mi ha fatto uscire fuori dal guscio e ci sono particolarmente legata”.

Un 2020 che comincia con un nuovo ed entusiasmante progetto per Liana Marino, data la pubblicazione del suo album. Purtroppo con le restrizioni dovute alla pandemia mondiale i concerti dal vivo sono stati interrotti e, come tutti gli artisti, anche per Liana la situazione è stata particolarmente difficile da gestire. “Anche la ripresa è stata veramente lunga e complicata. Il primo live dopo il periodo di fermo è stato difficilissimo: era molto emozionata perché finalmente riprendevo a suonare, ma ho fatto una fatica enorme e confrontandomi con altri colleghi del settore ho capito che è stata una condizione comune a molti”, aggiunge Liana Marino.

Sempre nel 2020, a Febbraio, Liana Marino con il suo album ‘Partenze’ si è classificata nella cinquina delle “Targhe Tenco 2020” per la sezione “Miglior album d’esordio”: “ho vissuto questa esperienza con molto stupore, sono stata contentissima e l’ho vissuta come un’occasione per farmi conoscere un po’ di più e cercare di entrare negli ascolti di più persone possibili. Il mio obiettivo rimane sempre di quello farmi ascoltare ai concerti, ma conoscere delle persone nel mio settore può essere un vantaggio.

Anche viaggiare può essere significativo per ampliare il proprio bagaglio culturale e di conoscenze personali; tutto ciò per un’artista è ancora più importante. È quello che pensa anche Liana Marino, sostenendo che non è il posto in cui si vive a determinare la propria carriera, ma è necessario viaggiare “essere un po’ nomadi” (come preferisce sottolineare l’artista) per far sì che gli occhi e la mente possano lavorare sempre con idee nuove sulle quali costruire una carriera. Liana Marino non vive stabilmente a Campobasso, ma viaggia tra Firenze e Torino. Nonostante la lontananza dalla sue terra d’origine, nei suoi brani c’è sempre un po’ di Molise. Infatti spiega: “molti miei testi sono legati al Molise, a delle esperienze che io ho fatto, a dei ricordi. Anche molte cose che racconto, che non fanno parte di me, in qualche modo sono legate al Molise a delle persone che conosco. Fa parte della mia crescita, quindi anche quando non è esplicitamente voluto, il Molise ci rientra sempre nel mio ambito musicale”.

L’idea di continuare sempre a ricercare nuovi stimoli si concretizza con i progetti a breve e lungo termine e attualmente Liana Marino conferma che sta lavorando ad un nuovo progetto musicale per la pubblicazione di un album.

Federica Prezioso

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Psicologia Live / Come fare dell’Arte uno strumento di Resilienza https://www.cblive.it/rubriche/psicologia-live/psicologia-live-come-fare-dellarte-uno-strumento-di-resilienza.html https://www.cblive.it/rubriche/psicologia-live/psicologia-live-come-fare-dellarte-uno-strumento-di-resilienza.html#respond Sat, 07 Mar 2020 08:50:30 +0000 https://www.cblive.it/?p=90438  “Devi resistere!” Quante volte ci siamo sentiti dire questa frase trovandoci in un periodo di cambiamento che comporta, necessariamente, una riorganizzazione della propria vita? Chiunque abbia fatto esperienza di un momento di transizione particolarmente stressante o doloroso (nascite, lutti, perdita del lavoro, relazioni non più soddisfacenti ecc..) in cui la vita ci impone, volenti o …

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 “Devi resistere!”

Quante volte ci siamo sentiti dire questa frase trovandoci in un periodo di cambiamento che comporta, necessariamente, una riorganizzazione della propria vita?

Chiunque abbia fatto esperienza di un momento di transizione particolarmente stressante o doloroso (nascite, lutti, perdita del lavoro, relazioni non più soddisfacenti ecc..) in cui la vita ci impone, volenti o nolenti, a dover cambiare qualcosa, sa benissimo che non è così facile voltare pagina.

Sempre più spesso i contesti sociali nei quali ci muoviamo, non sono in grado di gestire quei momenti di crisi che, almeno una volta nella vita, colpiscono il singolo individuo rendendolo vulnerabile e “diverso” da come gli altri sono abituati a vederlo.

Coloro i quali dovrebbero comprendere, accogliere e aiutare l’individuo nel superamento della crisi, finiscono per esserne spaventati tenendosi ad una “distanza di sicurezza” che in qualche modo, pensano possa preservarli dalla sofferenza. Tali vissuti di spaesamento, impotenza ed evitamento suscitano, nei vari sistemi interpersonali a cui la persona appartiene, un’inconscia messa in atto di dinamiche finalizzate a riportare le cose all’equilibrio precedente – equilibrio omeostatico – dove la persona era prevedibile e controllabile e dove “le cose andavano bene”.

Nulla succede per caso. Se quel particolare momento di vulnerabilità e di blocco individuale si è presentato proprio ora, vuol dire che le cose non andavano poi così bene e che il sintomo manifestato dal singolo, altro non è che espressione di un malessere di un sistema più grande come, ad esempio, la famiglia a cui quella persona appartiene.

È fondamentale, per far fronte ad un qualsiasi cambiamento in maniera costruttiva e funzionale, non opporsi ad esso, non resistere ma al contrario, farsi trovare disarmati e in un certo senso impotenti per poter accogliere ciò che di buono quel particolare momento ha in serbo per noi.

Resistere vuol dire opporsi al cambiamento. Ben altra cosa è, invece, se iniziamo a ragionare in termini di resilienza.

La giornalista e critica musicale Paola Maugeri, nel suo libro “Rock and Resilienza” così descrive questa fondamentale e innata capacità insita in ogni essere umano:

“Essere resilienti è più che resistere, significa imparare a vivere facendo dell’ostacolo un trampolino di lancio, della fragilità una ricchezza, della debolezza una forza, dell’impossibilità una serie di possibilità”.

La resilienza, è quindi l’unica risorsa funzionale per oleare meccanismi bloccati; l’unica palestra capace di allenare la propria creatività e il proprio pensiero divergente, carburanti per rimettere in moto la nostra vita e le nostre relazioni.

Per scorgere quanta resilienza c’è dentro ognuno di noi è importante soffermarsi su alcuni aspetti.

Innanzitutto l’essere umano deve fare i conti con il Tempo che passa e col fatto che non è infinito. Premessa apparentemente ovvia ma necessaria per ridimensionare il dolore e dare senso alla propria vita.

Per vivere un’esistenza in pienezza è fondamentale sintonizzarsi con i desideri più autentici che ogni individuo racchiude in sé poiché sono quelli che plasmano il futuro di ognuno di noi, ovvero il tempo che ci resta e che non ci è dato sapere quanto lungo sia. I desideri possono essere influenzati da due forze: Eros e Thanatos – Amore e Morte – che sono i due veri padroni dell’anima. Eros rappresenta la creatività e la spinta verso la vita; esso decide chi deve giocare la partita della vita.

Nella sua squadra Eros schiera vari “giocatori”: Narciso ovvero l’amor proprio, che è il più importante, dovrebbe sempre avere il posto d’onore dato che l’essere umano senza di lui, perde il senso della propria vita. Gli altri giocatori schierati da Eros portano il nome di Dioniso, Venere ed Edipo. Ognuno di loro scende in campo per giocare la partita della vita ma se diamo troppo spazio ad uno solo di loro potremmo perdere di vista quelli che sono i nostri desideri più profondi e di conseguenza il senso della vita.

Non bisogna, però, mai dimenticare che l’altro padrone dell’anima è Thanatos, la spinta mortifera, il quale si astiene dal giocare la partita della vita anche se, a bordo campo, è sempre presente.

Avere consapevolezza di Thanatos è fondamentale per l’essere umano; tale consapevolezza non deve essere vissuta in maniera angosciante ma in maniera dialogica: solo ricordandoci che la Vita è a tempo potremmo viverla con uno slancio vitale davvero creativo, in pienezza e seguendo dignitosamente quelli che sono i desideri più profondi di ognuno di noi.

Ma cosa c’entra l’arte con tutto questo? Perché l’Arte è così importante per l’essere umano?

L’uomo è l’organismo vivente più complesso: vive su più livelli alcuni dei quali sono totalmente impercettibili e indescrivibili con le semplici parole.

L’Arte, sin da quando è nata, veicola tutta la complessità umana, su più livelli:

  • è espressione individuale di un pensiero unico e irripetibile;
  • ha funzione di specchio, ovvero consente di guardarci dentro, sollecitare alcune corde interiori ed esplorare delle nostre parti interne che nemmeno sapevamo di avere;
  • è promotrice di nuove idee e nuove domande;
  • ha una funzione relazionale poiché ci fa sentire parte di un qualcosa di più grande.

Essendo veicolo di creatività, dunque, l’Arte conduce l’essere umano verso un movimento sano e vitale che gli permette di rimettersi in discussione allenando la flessibilità cognitiva, l’adattabilità comportamentale e la resilienza emotiva. Grazie al suo enorme potere trasformativo, l’Arte cura e armonizza il dentro -intrapsichico-  e il fuori -interpersonale- di una persona.

Vorrei soffermarmi, in particolare su una forma specifica di Arte, la Musica, di cui spesso mi avvalgo nel lavoro con i miei pazienti nella stanza di terapia.

Proprio per la sua natura incorporea ma immediata, il linguaggio musicale risulta essere uno strumento utilissimo.

In primis, essa risuona nel paziente connettendolo alle sue “note” più profonde e, molte volte, nascoste.

In secondo luogo è utile per creare una relazione terapeutica autentica ed evolutiva all’interno della quale poter sperimentare ciò che è nuovo.

La relazione terapeutica, è importante chiarire, non è evolutiva di per sé: essa necessita di un reciproco lavoro, molte volte non semplice, tra terapeuta e paziente. Solo quando quest’ultimo decide di prendersi la propria parte di responsabilità all’interno del processo di cura, la relazione diventa davvero trasformativa e autentica; l’autenticità ovvero entrare in terapia con il cuore aperto, è un elemento necessario e fortemente incentivato dall’uso dell’Arte e della Musica, nella fattispecie. Infine, attraverso parole e musiche non direttamente create dal paziente, è possibile trasformare vecchi schemi con i quali esperire il mondo e le relazioni in nuovi modi di pensare, sentire e agire, dando un nuovo senso a situazioni che, per troppo tempo avevano avuto una sola chiave di lettura.

Tali esperienze cliniche mi hanno permesso di constatare quanto sia grande il potere evocativo e trasformativo di particolari accoppiate di parole e musica; un potere che travalica l’inesorabile fugacità della memoria individuale per collocarsi all’interno di una memoria collettiva più ampia, in cui i vissuti di un particolare membro di un sistema familiare, in una particolare situazione, possono essere rievocati e riavvicinare i cuori.

Per questo ritengo che la psicoterapia sia il luogo in cui l’essere umano riscopre la Bellezza: di se stesso, delle relazioni e del mondo spingendolo ad andare oltre se stesso, verso la creatività vitale di Eros.

“Creatività significa aver portato a termine la propria nascita prima di morire” – Erich Fromm –

 

Dott.ssa Magda Cacchione- Psicologa clinica; Psicoterapeuta Sistemico – Relazionale

 

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