rubrica psicologia Archivi - CBlive https://www.cblive.it/tag/rubrica-psicologia La città di Campobasso in diretta Wed, 22 Apr 2020 09:21:04 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.4 https://www.cblive.it/wp-content/uploads/2018/01/cropped-android-icon-144x144-32x32.png rubrica psicologia Archivi - CBlive https://www.cblive.it/tag/rubrica-psicologia 32 32 Psicologia Live / Emergenza Covid: come affrontare le conseguenze psicologiche https://www.cblive.it/rubriche/psicologia-live/psicologia-live-emergenza-covid-come-affrontare-le-conseguenze-psicologiche.html https://www.cblive.it/rubriche/psicologia-live/psicologia-live-emergenza-covid-come-affrontare-le-conseguenze-psicologiche.html#respond Wed, 22 Apr 2020 09:20:44 +0000 https://www.cblive.it/?p=92280 È di grande attualità l’emergenza COVID-19 dal punto di vista medico-sanitario e delle misure da mettere in atto per contrastarla, dei dati del contagio e della letalità del virus, ma è stata poco affrontata la tematica delle ripercussioni emotive che si avranno, vivendo in questo periodo di isolamento forzato. Il lavoro psicologico di stare con il dolore …

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È di grande attualità l’emergenza COVID-19 dal punto di vista medico-sanitario e delle misure da mettere in atto per contrastarla, dei dati del contagio e della letalità del virus, ma è stata poco affrontata la tematica delle ripercussioni emotive che si avranno, vivendo in questo periodo di isolamento forzato.

Il lavoro psicologico di stare con il dolore del’altro è, ad oggi, lasciato quasi totalmente all’enorme impegno di associazioni o di singoli professionisti che gratuitamente forniscono supporto telefonico alla popolazione per il bene e la vicinanza comune.

La situazione di emergenza dovuta alla pandemia, mette a dura prova la salute psicologica, soprattutto perché la “sospensione dalla normalità” non è facilmente metabolizzabile da tutti, ognuno reagisce secondo i propri tempi e utilizza la propria capacità di  coping sviluppata fino ad oggi, ovvero impiegando i propri meccanismi psicologici adattivi messi in atto per fronteggiare e tollerare al meglio lo stress a cui siamo sottoposti quotidianamente.

Da un giorno all’altro ci si ritrova a non poter essere circondati dall’affetto dei nostri amati, a non poter frequentare gli amici, a rinunciare alle relazioni con gli altri, che rappresentano per gli uomini la principale fonte di piacere e di conforto, di scambio e di confronto, soprattutto in caso di necessità. E’ possibile dunque notare, oltre ad uno stato di incertezza e preoccupazione rispetto l’oggi e il domani, il drastico cambiamento che ha minato lo stile di vita e la libertà individuale delle persone.

Le persone, per contrastare la rassegnazione mobilizzata dalla pandemia, si sono fatte forza a vicenda, hanno tentato di creare un’identità sociale comune connota da altruismo, scambio, confronto e crescita, attraverso incontri dai balconi o sui social network, facendo emergere un popolo unito nell’emergenza, non individualista come quello che è stato negli ultimi decenni.

Le reazioni psicologiche che l’emergenza da Covid-19 sta sollecitando sono riscontrabili non solo a livello individuale, ma anche collettivo in quanto, soprattutto durante le prime fasi dell’epidemia, le persone in massa si sono allontanate dalle zone critiche raggiungendo i propri cari lontani, hanno assalito i supermercati adottando dunque comportamenti connotati da eccessi in reazione ad una situazione di crisi che genera panico ed irrazionalità.

Le risposte individuali variano in base alle risorse personali, alla famiglia d’origine ed attuale, al contesto socio-culturale di ciascuno che, a loro volta, modulano i livelli di ansia e di paura sperimentati. Alcuni individui provano solo normali sentimenti di solitudine, vuoto, tristezza, mancanza, che si uniscono alle preoccupazioni per la salute, per le finanze e per il futuro; essi si configurano come  stati emotivi intensi ma sopportabili perché transitori e fronteggiabili. Oltre ad attivare le emozioni fin ora evidenziate, il virus slatentizza l’impotenza psichica dovuta al trauma (Freud, 1926) per cui, le perdite, la destrutturazione e gli sconvolgimenti del quotidiano, divengono maggiormente difficili da essere gestiti, ancor di più per chi già si trovava in determinate condizioni psicopatologiche, di fragilità o di disabilità.

E’ bene dunque prestare attenzione allo stato di salute psicologico, soprattutto delle persone più a rischio aiutandole a ridurre la percezione di isolamento e di alienazione, attraverso l’uso dei mezzi tecnologici di cui disponiamo, anche se questi ultimi non equivalgono alla relazione autentica, ma “tamponano” l’assenza di essa, assolvendo nel virtuale la funzione di presenza e supporto.

Lì dove si ravvisino segnali di malessere e perdite importanti che potrebbero comportare una caduta depressiva non risolvibile con il ritorno alla normalità è necessaria la frequentazione, seppur attualmente tramite dispositivi elettronici, di luoghi di cura per rielaborare il passato e ricollegarsi al presente, consentendo al sintomo di passare per la parola liberatrice.

E’ importante sottolineare che solo attraverso un’informazione responsabile è possibile affrontare le preoccupazioni e l’incertezza della comunità, evitando che esse si trasformino in comportamenti incontrollati che, tuttavia, possono diventare rischiosi e sfociare in disturbi. Occorrerebbe però anche un congruo numero di specialisti della salute mentale che curino la comunicazione sull’impatto psicologico dell’epidemia di COVID-19, i sentimenti di vuoto e abbandono delle persone, attraverso un ascolto attivo, partecipe e attento dei vissuti altrui, garantendo empatia, ma al tempo stesso la giusta distanza, e capacità di contenere le angosce altrui, a partire dalla risonanza emotiva che la persona suscita nel professionista.

Lo scenario che affolla la mia mente in questo periodo è metaforicamente quello bellico, in cui muoiono tanti innocenti e anche “eroi” che salvano gli altri, in cui vi è un contrasto tra il mondo interno delle persone e quello esterno imposto dalla realtà, tra individui paralizzati dentro le case e grande mobilità all’interno degli ospedali e delle cliniche.

La riflessione suscitata dall’emergenza è che, anche questa volta, la nostra nazione scende in campo le sue forze per “vincere la guerra” ma si rivela esser poco sostenuta nella sua gestione emotiva, sia rispetto il personale che vi opera, che per quanto riguarda gli utenti affetti dalla malattia, che rispetto le famiglie degli utenti e dei sanitari. Il virus viene descritto come un nemico forte e meschino, a causa della sua invisibilità nello sferrare l’attacco all’avversario, lasciandolo nei casi più gravi, morire da solo, senza il sostegno emotivo dei familiari che, a loro volta, non hanno la possibilità di elaborare adeguatamente il lutto.

Concludo l’articolo con l’augurio che in una società, sempre più esposta alle emergenze, non solo sanitarie ma anche ambientali, lo Stato possa pensare all’intervento degli psicologi-psicoterapeuti in termini di prevenzione, non solo di abilitazione e riabilitazione in condizioni nefaste, affinchè le persone possano auspicare davvero a condizioni di benessere garantendo una dignitosa qualità della vita per tutti.

 

Dott.ssa Simona Pranzitelli; Psicologa clinica e dell’emergenza; Esperta in Psicodiagnosi clinica e forense; Membro ordinario Società Italiana Rorschach. Si occupa di consulenze psicologiche, disabilità, diagnosi multidimensionale, laboratori psico-espressivi

 

BIBLIOGRAFIA: Stare con il dolore in emergenza, Franco Angeli, DI IORIO, GIANNINI (2018); La cura psicoanalitica, Bollati Boringhieri, KOHUTH (1986); La voce del corpo, BRIA; BUSATO BARBAGLIO, RINALDI Franco Angeli (2009.

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Psicologia Live / Disturbo da gioco d’azzardo: come riconoscere e affrontare i segnali di una dipendenza https://www.cblive.it/rubriche/psicologia-live/psicologia-live-disturbo-da-gioco-dazzardo-come-riconoscere-e-affrontare-i-segnali-di-una-dipendenza.html https://www.cblive.it/rubriche/psicologia-live/psicologia-live-disturbo-da-gioco-dazzardo-come-riconoscere-e-affrontare-i-segnali-di-una-dipendenza.html#respond Thu, 16 Jan 2020 08:07:18 +0000 https://www.cblive.it/?p=88987 ll gioco d’azzardo è quella tipologia di gioco che ha come fine un profitto e la vincita o la perdita è completamente basata sul caso. Nei secoli si è assistito ad una consistente espansione delle modalità di gioco d’azzardo: dalle scommesse sulla corsa dei cavalli, alla roulette, alle lotterie, alle slot-machines fino agli attuali giochi …

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ll gioco d’azzardo è quella tipologia di gioco che ha come fine un profitto e la vincita o la perdita è completamente basata sul caso.

Nei secoli si è assistito ad una consistente espansione delle modalità di gioco d’azzardo: dalle scommesse sulla corsa dei cavalli, alla roulette, alle lotterie, alle slot-machines fino agli attuali giochi dell’era multimediale. Oggi per giocare ci si può recare al casinò, alle sale corse, nei bar, alla ricevitoria sotto casa o addirittura rimanere comodamente a casa propria.

Attualmente un adulto su tre si dedica al gioco d’azzardo; per la maggior parte di essi è un’attività piacevole e divertente, ma alcuni sviluppano un atteggiamento patologico.

Quando il giocatore, pur sperando nella vincita, è motivato da un semplice desiderio di divertimento ed è in grado di smettere di giocare quando lo desidera viene definito “giocatore sociale”. Le perdite al gioco pur essendo vissute con dispiacere non diventano elemento di forte preoccupazione in quanto non sono mai superiori alle possibilità economiche del giocatore. Esso, dunque, mantiene un controllo tale per cui il gioco non interferisce nel normale funzionamento della sua vita.

Il gioco d’azzardo diventa patologico quando non si gioca più per il piacere di farlo ma diventa una vera e propria dipendenza.

La dimensione del gioco è ribaltata in un comportamento distruttivo dal quale il giocatore non riesce più a sottrarsi, il bisogno di soddisfare l’impulso a giocare diventa gradualmente più intenso tale da provocare una perdita totale di controllo che può produrre effetti molto negativi sulla sua vita, sul lavoro e sugli affetti.

L’elemento di svago o di distrazione dai problemi quotidiani, le vincite occasionali e la percezione di una percorso rapido verso la ricchezza, incoraggiano il soggetto a giocare ulteriormente, ma complici di tale agire compulsivo sono anche alcune convinzioni irrazionali tipiche del giocatore d’azzardo patologico: – l’ Illusione di controllo: i giocatori considerano il gioco d’azzardo come un gioco d’abilità non legata al caso e gli eventi sono considerati dipendenti dalla propria volontà; – la cosiddetta “Fallacia di Montecarlo”: la tendenza del giocatore a sopravvalutare la probabilità di vittoria in seguito ad una sequenza di giocate sfortunate o di scommesse perse; – la Quasi vincita: il giocatore che sfiora la vincita (per esempio quando esce il numero precedente o successivo a quello giocato), si illude di essere prossimo alla vincita e si motiva nel continuare a giocare; – la Memoria selettiva: la tendenza a ricordare più facilmente le vincite che le perdite, le quali vengono di conseguenza minimizzate.

Il gioco d’azzardo patologico si può sviluppare a partire da una vulnerabilità di base del soggetto e all’azione combinata di alcuni fattori di propulsione. I soggetti più vulnerabili alla dipendenza presentano alterazioni dei sistemi neurobiologici della gratificazione (carenza funzionale del sistema dopaminergico) e del controllo degli impulsi (ipoattivazione della corteccia prefrontale).

Tra i principali fattori di rischio che aumentano la probabilità, per le persone vulnerabili, di intraprendere percorsi evolutivi verso il gioco d’azzardo patologico si possono considerare: la facile disponibilità e accessibilità alle opportunità di gioco d’azzardo, la carenza di reti di sostegno familiari e amicali o una difficile situazione economica.

Spesso è la rete sociale del giocatore, specialmente la sua famiglia, che, prima dell’interessato, si accorge dello sconfinamento del gioco sociale nella patologia.

I segnali collegati alla perdita del controllo del gioco che devono fungere da campanelli d’allarme fanno riferimento alla grande quantità di tempo e denaro spesi nel gioco d’azzardo e alla conseguente riduzione della quantità e qualità di tempo trascorso in famiglia, al calo dell’efficienza lavorativa e a continue assenze sul luogo di lavoro.

Il DSM-5, la quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali, considera il Disturbo da gioco d’azzardo (DGA) una forma di dipendenza comportamentale (insieme a quella dal sesso, dal lavoro eccessivo, da internet, etc.).

Molte ricerche, svolte negli ultimi anni, hanno dimostrato numerose somiglianze tra il DGA e le dipendenze chimiche per quanto concerne la sintomatologia, il correlato cerebrale, la comorbilità con altri disturbi e il trattamento. Oltre allo stato di euforia e di eccitazione rilevabile nel giocatore d’azzardo durante il gioco e nel tossicodipendente durante l’assunzione di droghe, anche il profondo stato di sofferenza che il giocatore sperimenta in assenza del gioco è simile a quello provato nei casi di astinenza da sostanze.

Il DGA è comunque una patologia prevenibile e curabile, che necessita di diagnosi precoce, cure specialistiche e supporti psicologici e sociali.

Nello specifico, i principali obiettivi di un’azione di prevenzione, da rivolgere in particolar modo ai giovani in età scolare, sono: informare la popolazione rispetto alle reali probabilità di vincita dei diversi tipi di giochi d’azzardo; informare sui rischi che il gioco può comportare per la salute psico-fisica; fornire indicazioni utili per individuare precocemente i segnali dello sviluppo di una dipendenza e far conoscere i servizi sociosanitari presenti sul territorio a cui potersi rivolgere in caso di necessità.

Oltre alla prevenzione è necessario assicurare cure efficaci, tempestive ed accessibili presso il servizio sanitario pubblico alle persone che abbiano sviluppato una dipendenza da gioco d’azzardo. L’approccio al paziente con DGA deve essere integrato e quindi prevedere un trattamento farmacologico parallelamente a quello psicologico e coinvolgere non solo il paziente ma anche i familiari.

I principali farmaci utilizzati nel trattamento del DGA sono antidepressivi, stabilizzatori dell’umore, antagonisti degli oppiacei e antipsicotici atipici mentre l’approccio psicologico che a livello scientifico ha raccolto maggiori evidenze di efficacia è quello cognitivo-comportamentale. Il trattamento psicoterapeutico in questione prevede la guida alla consapevolezza, da parte del soggetto, di tutti quei vissuti emotivi e quelle convinzioni erronee che hanno guidato il suo atteggiamento di gioco fino a quel momento e promuove l’individuazione di pensieri e convinzioni più funzionali.

La speranza per i prossimi anni è quella di potenziare le attività di ricerca per poter inquadrare e comprendere al meglio una problematica di così grande impatto sociale come quella del gioco d’azzardo.

Dott.ssa Fabiola Travaglini

Psicologa clinica Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale in formazione Esperta di Mindfulness

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