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Psicologia Live / Disturbo da gioco d’azzardo: come riconoscere e affrontare i segnali di una dipendenza

ll gioco d’azzardo è quella tipologia di gioco che ha come fine un profitto e la vincita o la perdita è completamente basata sul caso.

Nei secoli si è assistito ad una consistente espansione delle modalità di gioco d’azzardo: dalle scommesse sulla corsa dei cavalli, alla roulette, alle lotterie, alle slot-machines fino agli attuali giochi dell’era multimediale. Oggi per giocare ci si può recare al casinò, alle sale corse, nei bar, alla ricevitoria sotto casa o addirittura rimanere comodamente a casa propria.

Attualmente un adulto su tre si dedica al gioco d’azzardo; per la maggior parte di essi è un’attività piacevole e divertente, ma alcuni sviluppano un atteggiamento patologico.

Quando il giocatore, pur sperando nella vincita, è motivato da un semplice desiderio di divertimento ed è in grado di smettere di giocare quando lo desidera viene definito “giocatore sociale”. Le perdite al gioco pur essendo vissute con dispiacere non diventano elemento di forte preoccupazione in quanto non sono mai superiori alle possibilità economiche del giocatore. Esso, dunque, mantiene un controllo tale per cui il gioco non interferisce nel normale funzionamento della sua vita.

Il gioco d’azzardo diventa patologico quando non si gioca più per il piacere di farlo ma diventa una vera e propria dipendenza.

La dimensione del gioco è ribaltata in un comportamento distruttivo dal quale il giocatore non riesce più a sottrarsi, il bisogno di soddisfare l’impulso a giocare diventa gradualmente più intenso tale da provocare una perdita totale di controllo che può produrre effetti molto negativi sulla sua vita, sul lavoro e sugli affetti.

L’elemento di svago o di distrazione dai problemi quotidiani, le vincite occasionali e la percezione di una percorso rapido verso la ricchezza, incoraggiano il soggetto a giocare ulteriormente, ma complici di tale agire compulsivo sono anche alcune convinzioni irrazionali tipiche del giocatore d’azzardo patologico: – l’ Illusione di controllo: i giocatori considerano il gioco d’azzardo come un gioco d’abilità non legata al caso e gli eventi sono considerati dipendenti dalla propria volontà; – la cosiddetta “Fallacia di Montecarlo”: la tendenza del giocatore a sopravvalutare la probabilità di vittoria in seguito ad una sequenza di giocate sfortunate o di scommesse perse; – la Quasi vincita: il giocatore che sfiora la vincita (per esempio quando esce il numero precedente o successivo a quello giocato), si illude di essere prossimo alla vincita e si motiva nel continuare a giocare; – la Memoria selettiva: la tendenza a ricordare più facilmente le vincite che le perdite, le quali vengono di conseguenza minimizzate.

Il gioco d’azzardo patologico si può sviluppare a partire da una vulnerabilità di base del soggetto e all’azione combinata di alcuni fattori di propulsione. I soggetti più vulnerabili alla dipendenza presentano alterazioni dei sistemi neurobiologici della gratificazione (carenza funzionale del sistema dopaminergico) e del controllo degli impulsi (ipoattivazione della corteccia prefrontale).

Tra i principali fattori di rischio che aumentano la probabilità, per le persone vulnerabili, di intraprendere percorsi evolutivi verso il gioco d’azzardo patologico si possono considerare: la facile disponibilità e accessibilità alle opportunità di gioco d’azzardo, la carenza di reti di sostegno familiari e amicali o una difficile situazione economica.

Spesso è la rete sociale del giocatore, specialmente la sua famiglia, che, prima dell’interessato, si accorge dello sconfinamento del gioco sociale nella patologia.

I segnali collegati alla perdita del controllo del gioco che devono fungere da campanelli d’allarme fanno riferimento alla grande quantità di tempo e denaro spesi nel gioco d’azzardo e alla conseguente riduzione della quantità e qualità di tempo trascorso in famiglia, al calo dell’efficienza lavorativa e a continue assenze sul luogo di lavoro.

Il DSM-5, la quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali, considera il Disturbo da gioco d’azzardo (DGA) una forma di dipendenza comportamentale (insieme a quella dal sesso, dal lavoro eccessivo, da internet, etc.).

Molte ricerche, svolte negli ultimi anni, hanno dimostrato numerose somiglianze tra il DGA e le dipendenze chimiche per quanto concerne la sintomatologia, il correlato cerebrale, la comorbilità con altri disturbi e il trattamento. Oltre allo stato di euforia e di eccitazione rilevabile nel giocatore d’azzardo durante il gioco e nel tossicodipendente durante l’assunzione di droghe, anche il profondo stato di sofferenza che il giocatore sperimenta in assenza del gioco è simile a quello provato nei casi di astinenza da sostanze.

Il DGA è comunque una patologia prevenibile e curabile, che necessita di diagnosi precoce, cure specialistiche e supporti psicologici e sociali.

Nello specifico, i principali obiettivi di un’azione di prevenzione, da rivolgere in particolar modo ai giovani in età scolare, sono: informare la popolazione rispetto alle reali probabilità di vincita dei diversi tipi di giochi d’azzardo; informare sui rischi che il gioco può comportare per la salute psico-fisica; fornire indicazioni utili per individuare precocemente i segnali dello sviluppo di una dipendenza e far conoscere i servizi sociosanitari presenti sul territorio a cui potersi rivolgere in caso di necessità.

Oltre alla prevenzione è necessario assicurare cure efficaci, tempestive ed accessibili presso il servizio sanitario pubblico alle persone che abbiano sviluppato una dipendenza da gioco d’azzardo. L’approccio al paziente con DGA deve essere integrato e quindi prevedere un trattamento farmacologico parallelamente a quello psicologico e coinvolgere non solo il paziente ma anche i familiari.

I principali farmaci utilizzati nel trattamento del DGA sono antidepressivi, stabilizzatori dell’umore, antagonisti degli oppiacei e antipsicotici atipici mentre l’approccio psicologico che a livello scientifico ha raccolto maggiori evidenze di efficacia è quello cognitivo-comportamentale. Il trattamento psicoterapeutico in questione prevede la guida alla consapevolezza, da parte del soggetto, di tutti quei vissuti emotivi e quelle convinzioni erronee che hanno guidato il suo atteggiamento di gioco fino a quel momento e promuove l’individuazione di pensieri e convinzioni più funzionali.

La speranza per i prossimi anni è quella di potenziare le attività di ricerca per poter inquadrare e comprendere al meglio una problematica di così grande impatto sociale come quella del gioco d’azzardo.

Dott.ssa Fabiola Travaglini

Psicologa clinica Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale in formazione Esperta di Mindfulness

Redazione

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