Carola Pulvirenti

Fase 2: mascherina sì o no? Quando e come utilizzare i dispositivi di protezione

Consapevolezza e responsabilità dei cittadini sono alla base della salute pubblica

CAROLA PULVIRENTI*

Guanti e schermo facciale sono utili nella vita quotidiana? Per evitare il contagio dovremo vestirci come supereroi? L’utilizzo della mascherina aiuta a mantenere la consapevolezza di poter essere riceventi o trasmettitori di un virus pericoloso. Ma il solo uso della mascherina non è sufficiente a garantire un adeguato livello di protezione, pertanto è necessario adottare ulteriori misure di prevenzione. Lo scrive l’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha prodotto una guida sul tema.

Il virus può passare da uomo a uomo attraverso i droplets, goccioline che produciamo quando respiriamo e parliamo e, in abbondanza, con tosse e starnuti. Queste goccioline possono rimanere sulle nostre mani e sulle superfici. Inoltre, nei soggetti portatori, il virus è presente anche negli occhi e nelle lacrime.

È chiaro quindi che, se facciamo una passeggiata all’aperto, oppure siamo in macchina da soli, non c’è alcun motivo di indossare una mascherina. I luoghi chiusi e poco spaziosi dobbiamo evitarli: non prendiamo l’ascensore con altre persone, abituiamoci a fare le scale.

Se nella prima fase abbiamo perso i nostri nonni, in questa seconda fase i giovani sono a rischio:  tendono a creare gruppi e hanno difficoltà ad evitare il contatto fisico.

Dobbiamo focalizzare la nostra attenzione al momento in cui incontriamo una persona e ci fermiamo a parlare: possiamo fare una chiacchierata, ma è necessario rimanere distanti, oltre un metro e mezzo. Se non manteniamo la distanza, la mascherina non ci salverà, se manteniamo la distanza, saremo al sicuro.

Se lavoriamo in un ambiente chiuso, insieme ad altre persone, può essere utile indossare la mascherina certificata ma la cosa più importante è ricevere un’adeguata formazione riguardo il suo corretto utilizzo e l’adozione dei comportamenti per ridurre il rischio di contagio.

Il cassiere del supermercato e il receptionist di un albergo possono correre il rischio se non mantengono la distanza di un metro. Inoltre, se il cliente starnutisce sopra il bancomat e lo passa al cassiere, quest’ultimo corre il rischio di contaminarsi le mani, che potrebbe poi portare alla bocca o agli occhi permettendo al virus di entrare nell’organismo. E’ raccomandabile quindi la disinfezione frequente delle mani, come fanno gli infermieri. Il discorso cambia se il dipendente serve del cibo, come il pane o i salumi. In questo caso è consigliato l’uso della cuffia per i capelli, possono essere usati anche guanti e mascherina, ma saranno inutili senza un’adeguata formazione sulle norme di igiene degli alimenti.

Ogni azienda che deve riaprire dovrebbe avvalersi della consulenza del medico del lavoro che potrà garantire le istruzioni e la formazione per il caso specifico.

In questa seconda fase, l’adozione di un comportamento responsabile è di fondamentale importanza per tutelare la salute della comunità.

Il Coronavirus può essere trasmesso anche da persone asintomatiche, dunque è un nemico invisibile, ma per combatterlo non occorre diventare supereroi, è sufficiente vederlo con la mente: si trova sulla bocca, negli occhi e in altre secrezioni, può viaggiare nell’aria per circa un metro, possiamo trasportarlo con le nostre mani, anche se abbiamo i guanti.

 

*Rubrica sanitaria curata da Carola Pulvirenti, Patient Advocate, Patient Engagement Officer, Paziente Esperto certificato EUPATI (Accademia Europea dei Pazienti), Infermiera presso Dermatologia e Dermochirurgia INMI “L. Spallanzani”, Master in Management, Master in Nutrizione Clinica.

Redazione

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