Sport

‘26 Finali Regionali, intervista a coach Andrea Capobianco a La Molisana Arena: il “professore” del basket tra clinic e sogni mondiali

DARIO SALVATORELLI

La Molisana Arena si accende per l’appuntamento più atteso della stagione giovanile maschile e femminile: le Finali Regionali. Prima di dare il via ufficiale alla fase finale, il parquet de La Molisana Arena ha ospitato una lezione d’eccezione: il clinic tenuto da coach Andrea Capobianco, commissario tecnico dell’Italbasket Rosa, che prima dell’allenamento ci ha gentilmente concesso un’intervista esclusiva..

Tornare a Campobasso per le Finali Regionali significa, per Capobianco, ritrovare le radici di una passione mai spenta. “Sono veramente molto contento per quello che è stato pensato e per come è stato organizzato. In una regione come il Molise  – dice Capobianco – bisogna cercare di mettersi insieme per realizzare al meglio qualsiasi cosa. La competizione è giusto che ci sia. È giusto che una squadra vinca e una squadra perda, ma è ancora più giusto giocare al massimo livello e complimentarsi con gli avversari sia se si vince sia se si perde. Devo fare i complimenti al presidente Giuseppe Amorosa, a Davide Galieri e a tutta l’organizzazione che per il momento è stata veramente stupenda”.

Tra pochissimo il Coach sarà lì in mezzo a loro per spiegare schemi e movimenti. Ma al di là della tecnica, quali sono le doti umane che un CT cerca oggi in chi vuole fare il grande salto? Un consiglio prezioso per i ragazzi che, oggi, hanno la fortuna di averlo come “maestro”: “Molte volte ci concentriamo solo ed esclusivamente sul talento tecnico. Il talento bisognerebbe anche capirlo, a livello di talenti che ci sono. Le caratteristiche di un giocatore che noi guardiamo sono caratteristiche sia tecniche sia mentali e queste caratteristiche logicamente devono creare un certo tipo di equilibrio. Una volta capito quest’equilibrio bisogna capire a che livello si possono portare e si possono cercare di adattare e sfruttare. È normale che si guarda il fisico, si guarda la tecnica… oggi io credo si debba guardare anche la forza mentale di una giocatrice o di un giocatore”.

Mentre si prepara a insegnare ai più giovani, il pensiero non può non andare alla sua Nazionale. Con il Mondiale che si avvicina, il Coach fa il punto sulle ambizioni delle Azzurre, tra sogni e consapevolezza di un gruppo che non smette di crescere:Questa è una grandissima domanda a cui non c’è una risposta nel senso che, come ho sempre fatto in vita mia, io quello che devo fare è cercare è convincere le ragazze a giocare ogni situazione al massimo delle proprie possibilità. Nel momento in cui una squadra gioca al massimo io penso che di più non si può chiedere. Nel momento in cui si gioca al massimo allora si può guardare in un certo modo anche il futuro e anche la partita e la graduatoria mondiale. È normale che il girone (come tutti dicono) non è dei più facili perché abbiamo un girone dove ci sono le squadre che hanno giocato la finale dell’ultimo mondiale. Io però so che andare lì e giocare al massimo sarà fondamentale. Nel momento in cui giochiamo al massimo vedremo come andrà a finire. Io nella mia vita non voglio avere rimorsi, volendo giocare ogni partita al massimo livello. Faccio un esempio: quando giocammo al massimo livello contro il Canada dopo 30 anni che l’Italia non arrivava ad una finale del campionato del mondo giovanile, noi l’abbiamo persa e l’abbiamo persa anche di tanto, contro tanti giocatori del Canada che oggi giocano in NBA. In quel momento a questi ragazzi molto dispiaciuti io feci una sola domanda: “avete giocato al massimo livello? Si?” Si. E allora si poteva andare subito a festeggiare”.


In chiusura, prima di fischiare l’inizio del clinic, una riflessione sullo stato di salute del movimento italiano. Dove stiamo correndo veloce e dove, invece, dobbiamo ancora fermarci a riflettere per investire meglio sul futuro dei nostri atleti?Io ho fatto tantissimi anni da responsabile della Nazionale Giovanile e qualche anno da assistente della Nazionale Senior Maschile. Successivamente sono passato alla Nazionale femminile. Ho visto progressi, ho visto la voglia di cercare di migliorarsi sempre. Quello che è migliorato, secondo me, è sul concetto della consapevolezza. È stato il primo lavoro che ho fatto con Simone Pianigiani e con tutto lo staff, cioè rendere consapevoli le persone e gli atleti che sanno giocare a pallacanestro, che possono essere anche un fattore. Questa consapevolezza ci ha portato a fare cinque mondiali in dieci anni, ed è la stessa cosa nel femminile: uno crede in certe idee e crede che la pallacanestro non sia solo tecnica ma è anche molta capacità mentale e capacità fisica. Questa consapevolezza ci ha dato la possibilità di far vedere questa cosa anche ai nostri talenti in giro per l’Europa e in giro per il mondo, e io sono molto contento di dove stiamo andando, sia nella femminile sia nella maschile. Dire che non ci sono problemi è una fesseria, perché I problemi ci sono ovunque. Le difficoltà devono esistere perché fanno parte della vita. La capacità che dobbiamo avere è cercare di risolverle. Cosa manca? Io punterei molto sul concetto di programmazione: sapere bene cosa viene prima e cosa viene dopo nei giovani. Di cercare di limitare al massimo quella voglia di trovare scorciatoie per vincere una partita, e per scorciatoie si intende anticipare i tempi delle competenze tecnico-tattiche e delle competenze fisiche. Questa anticipazione/selezione può creare grossi danni. Io fino ad una certa età ho fatto pochissima selezione a livello di club e sono molto orgoglioso di questo perché anche chi sembrava che non poteva giocare ha giocato anche minuti in Serie A, quindi sono molto contento. Quindi: cosa fare? Sicuramente non selezione e non anticipare i tempi delle competenze tecnico-tattiche e cercare di rispettare la crescita personale”.

Redazione

CBlive

Articoli Correlati

Lascia un commento

Back to top button
CBlive
Panoramica privacy

Questo sito Web utilizza i cookie per consentirci di offrire la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito web e aiutando il nostro team a capire quali sezioni del sito web trovi più interessanti e utili.

È possibile regolare tutte le impostazioni dei cookie navigando le schede sul lato sinistro.

Privacy Policy estesa