Cultura

Storie di giovani / Marco Messore, una laurea e la passione per il folklore ereditata dal nonno. Esibizioni in tutto il mondo con i ‘suoi’ Zig-Zaghini

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Marco Messore e i ‘suoi’ Zig-Zaghini

ALESSANDRA POTENA

Cinquantaquattro anni di storia per il gruppo folkloristico Zig-Zaghini di San Giovanni in Galdo. Passione, amore e dedizione alla base di un gruppo che vanta numerosissime partecipazioni a festival nazionali e internazionali. Oltre a essersi esibiti in tutta Italia infatti, gli Zig-Zaghini hanno portato tradizione, musica, canti e balli in Francia, Spagna, Grecia, Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Svizzera, Belgio, Romania, Danimarca, Inghilterra, Scozia, Irlanda, Ungheria, Serbia, Turchia, Macedonia, Stati Uniti, Canada, Argentina e Venezuela.

Fin dal 1963 il gruppo è stato sotto la guida del professor Nicolino di Donato che, a scuola, ebbe l’idea di portare in scena una “sagra dell’uva” risalente all’ottocento. Gli Zig-Zaghini, inizialmente, ebbero il compito di ricostruire il costume tradizionale e di tirar fuori quei canti e balli che stavano via via scomparendo. Importante collaborazione anche con il compositore e musicista Guido Messore, la cui esperienza in campo canoro e musicale fu rilevante. Fin dalla nascita gli Zig-Zaghini ebbero come obiettivo quello di portare in tutto il mondo canti e balli della tradizione di San Giovanni in Galdo e non solo.

A ottantacinque anni di età Nicolino di Donato affida nel 2010 la guida al nipote, Marco Messore, che da quell’anno coordina ed è direttore artistico di un gruppo composto da circa trenta persone.

Marco Messore, laureato in Lettere con indirizzo Spettacolo e una tesi proprio sul folklore e sui rituali molisani: come nasce questa passione? ‘La passione è nata perché sono stato catapultato in questa storia fantastica del folklore all’età di tre anni. Sono nato in una famiglia dove la tradizione è molto sentita e, non a caso, mio nonno ha fondato il gruppo e tutti i componenti della mia famiglia ne sono stati protagonisti. Dal 1983 fino ad oggi sono stato un ballerino e musicista senza mai aver abbandonato’.

Nonostante la giovane età sei alla guida di un gruppo abbastanza numeroso di adulti ma soprattutto ragazzi. È facile nella società odierna avvicinare i giovani alle tradizioni? ‘La mia responsabilità nel portare avanti gli Zig-Zaghini è scaturita dal fatto che nel 2010 mio nonno ha accusato un po’ di stanchezza che si è riversata sulla gestione del gruppo, così per ovviare a questa carenza mi sono trovato ad assumermi il ruolo di responsabile, divenuto ufficiale nel 2013. Dal 2000 invece, quando è venuto a mancare l’elemento più carismatico del gruppo, mio zio, sono stato una spalla importante per mio nonno. Avvicinare i giovani al folklore è un compito arduo perché, a volte, la tradizione non è vista come un’essenza importante nella vita, soprattutto nell’individuo che nasce in una realtà contadina, rurale. Si lavora nella scuola e in altri ambienti, cercando di avvicinarli al significato, quello autentico della tradizione’.

Qual è il costume tradizionale del gruppo e quali i balli caratteristici? ‘Il costume della fine del settecento ed è fedelmente ricostruito. Quello maschile è comune a quello dell’intera regione, quello femminile, invece, si differenzia dagli altri in quanto caratteristico del paese. I balli tradizionali sono: il ballo del crivello (raccolta e pulitura delle olive), il ballo dei mietitori, il ballo della strega, il ballo dello specchio, il ballo del fazzoletto, il ballo della vendemmia, il ballo della campana, a zemperelle, la quadriglia e il ballo delle tine’.

Utilizzate diversi strumenti, quali sono quelli caratteristici? ‘Gli strumenti usati sono la fisarmonica, gli organetti, le chitarre, i bufù, le cicale, le raganelle e i tamburelli’.

Progetti per il futuro? ‘Andremo a Giugno al Balkan Festival a Skopje ,in Macedonia, e a luglio a Porto, in Portogallo’.

Redazione

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