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Sanità: su Raitre si è parlato del Molise, ma non ci si è capito nulla

Ieri su Rai Tre si è parlato del Molise, ma non ci si è capito nulla. Il servizio del giornalista Paglino dice che l’indice RT è a 1.88 e che si è raggiunta la soglia massima di persone ricoverate in terapia intensiva. Il chirurgo Antonello Buondonno riferisce: “Al Cardarelli non abbiamo rianimazioni non Covid, dobbiamo mandare i pazienti ad altri ospedali a 50 km di distanza. I problemi sono dei pazienti non Covid.” Il Direttore AsREm, Oreste Florenzano risponde: “I posti di rianimazione ci sono”. Si riferisce probabilmente ai posti Covid, ma chi lo intervista non lo lascia parlare e controbatte che posti non ce ne sono.

In studio la giornalista Elisei incalza Toma con aria saccente: “Il piano per l’aumento dei posti di terapia intensiva non è partito un po’ tardi? ” Toma risponde: “Abbiamo 12 posti di Terapia Intensiva di cui sei sono occupati da Covid, in tutta la regione ci sono 30 posti di Terapia Intensiva.” Il servizio, mandato in onda un attimo prima, parlava dei posti letto no Covid, mentre Toma risponde riguardo i posti letto Covid, ma la giornalista non se ne accorge e va avanti. L’intervista prosegue con le accuse dei giornalisti presenti in studio: Toma sei in ritardo? Cosa non ha funzionato in Molise? Toma afferma: “Avete dati vecchi, adesso l’indice è 1,32 non 1,88. Proseguono le accuse: Presidente, qual’è l’anello debole della sua catena? Toma: “Il commissariamento”. 

Dopo venti minuti così, sembra che nessuno abbia domande per il presidente, soltanto accuse. Forse gli interlocutori conoscono benissimo la situazione della sanità molisana, ma allora qual’è l’obiettivo dell’intervista a Toma? Se lo avessimo intervistato noi di CBLive, avremmo chiesto di descrivere la sua strategia organizzativa, di conoscere i nomi dei suoi collaboratori responsabili per ogni area di intervento: emergenza 118, rianimazioni, assistenza territoriale ai pazienti no Covid acuti e cronici e molto altro, perché la rete dell’emergenza è strettamente collegata all’organizzazione sul territorio. A Titolo V invece si chiede: quanti posti di terapia intensiva sono previsti dal piano Arcuri e se ne sono stati aperti di nuovi. Toma lo aveva detto prima, ma è costretto a ripetere: “Abbiamo trenta posti che dobbiamo portare a 44.” Ma agli spettatori rimane il dubbio: si parla di posti di rianimazione Covid o non Covid?

Se Toma avesse potuto rispondere alle nostre domande, magari ci avrebbe spiegato perché, in Molise, un uomo punto da un calabrone ha bisogno necessariamente di un’ambulanza. Forse l’uomo si sarebbe salvato se un farmacista gli avesse somministrato del cortisone, come è successo in altre occasioni. Ma queste sono procedure da organizzare e formalizzare, per le patologie tempo dipendenti come questa, è necessaria una buona organizzazione sul territorio.

Carola Pulvirenti

 

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