Cronaca

Gianni di Vita negativo alla ricina. Confermata l’intossicazione per le due vittime

Martedì l'accertamento irripetibile sul telefono di Alice

Le analisi sul sangue di Gianni Di Vita, padre e marito di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi – le due donne morte nei giorni di Natale a Pietracatella per una grave intossicazione da ricina – hanno definitivamente escluso la presenza della sostanza tossica nel suo organismo. La conferma arriva dalla relazione del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, documento chiave nell’inchiesta che continua a cercare risposte su una vicenda ancora avvolta da molti interrogativi.

Nel report, gli esperti del Centro antiveleni confermano invece la diagnosi di “grave intossicazione da ricina” per le due vittime.

La relazione, redatta dall’Istituto diretto dal professor Locatelli e giunta sulla scrivania della procuratrice di Larino, Elvira Antonelli – che sul caso ha aperto un fascicolo per duplice omicidio premeditato al momento senza indagati – è stata eseguita su campioni di sangue delle vittime prima e dopo il decesso, mentre il campione di Gianni Di Vita risale a un prelievo effettuato il 28 dicembre. Secondo gli esperti, la negatività nel sangue di Gianni, potrebbe però anche essere compatibile con una degradazione della sostanza dettata dal tempo trascorso tra il prelievo e l’esecuzione delle analisi.

Si tratta comunque di un documento particolarmente atteso per l’evoluzione della vicenda.

Nel frattempo, l’attenzione degli inquirenti si concentra sempre più sugli ultimi mesi e giorni di vita delle due vittime.

Sul cellulare della figlia Alice, acquisito dagli inquirenti nei giorni scorsi, è stato disposto un accertamento che sarà effettuato il 9 aprile e che riguarderà un arco temporale che va dal primo dicembre fino al 13 aprile.

Si tratta di un accertamento irripetibile nell’ambito del fascicolo aperto per omicidio colposo nei confronti di cinque medici, ma anche nell’indagine parallela per duplice omicidio premeditato, al momento senza indagati.

La procuratrice Elvira Antonelli ha chiesto in particolare di analizzare le comunicazioni tra Alice e i suoi familiari, per chiarire i rapporti interni e ricostruire le ore precedenti ai decessi. Verranno inoltre esaminate conversazioni con amici e parenti, email, attività social, cronologia delle ricerche online e dati relativi alla posizione del telefono.

Tra gli elementi di interesse ci sarebbero anche alcune note personali in cui la ragazza avrebbe annotato i pasti consumati dalla famiglia tra il 22 e il 25 dicembre, probabilmente per timore di dimenticarli.

Le operazioni tecniche si svolgeranno martedì prossimo negli uffici della Polizia giudiziaria di Campobasso, dove verranno estratti i dati dal dispositivo. Alla procedura parteciperanno anche i legali degli indagati e delle parti offese.

Tra questi l’avvocato Vittorino Facciolla, difensore di Gianni Di Vita, che all’Ansa Molise si dice sereno rispetto agli sviluppi: sottolinea però come il sequestro abbia riguardato esclusivamente il telefono di Alice, nonostante sia parte offesa. Una scelta che, secondo il legale, potrebbe indicare una strategia investigativa progressiva.

Facciolla esclude qualsiasi coinvolgimento della giovane, definendo impensabile che una ragazza di 18 anni possa essere legata a una vicenda di tale complessità. Ribadisce inoltre come lo stesso Gianni Di Vita non abbia alcuna spiegazione su quanto accaduto, sottolineando l’importanza di individuare prima l’origine del veleno.

L’inchiesta resta quindi aperta su più fronti. Negli ultimi giorni sono stati ascoltati anche amici e compagni di scuola delle due vittime, segno di un’indagine che si sta allargando al contesto relazionale delle sorelle.

Nelle prossime ore sono attesi ulteriori elementi decisivi: oltre alla relazione completa del Centro antiveleni, arriveranno anche gli esiti ufficiali delle autopsie eseguite lo scorso 31 dicembre. Non si esclude, inoltre, un nuovo interrogatorio per Gianni Di Vita e un ulteriore sopralluogo nella casa di famiglia, ancora sotto sequestro a distanza di quattro mesi dalla tragedia.

Un caso complesso, che continua a sollevare domande e che, passo dopo passo, gli investigatori stanno cercando di ricostruire in ogni dettaglio.

Redazione

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