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Il ‘suono’ della cucina approda a Campobasso. Max Mariola accende Piazza Vittorio: gusto, energia e verità

L'intervista allo chef protagonista della festa di San Giorgio

DARIO SALVATORELLI

“La cucina è una cosa seria”. (come ama ripetere lui tra un soffritto e una battuta in dialetto romano). A Campobasso, precisamente a piazza Vittorio Emanuele, in occasione della festa di San Giorgio del 23 Aprile 2026, approda lo show di Max Mariola, il simpaticissimo chef che ha conquistato l’attenzione di tutti i social media negli ultimi anni.

Il “re” dello show cooking è l’ospite d’onore della tre giorni dedicata alla cucina molisana. Max Mariola arriva nel capoluogo molisano per raccontare un territorio che, pur… “non esistendo”, custodisce un patrimonio a livello gastronomico.

Prima dello show, la piacevole occasione di scambiare due chiacchiere con lui per capire cosa aspettarsi da questo appuntamento che promette di fare “the sound of love”. 

L’energia di Max è contagiosa e subito scherza sull’impressione a caldo di questo suo debutto campobassano nel giorno del Patrono: “Spero sia veramente caldo, perché fa un freddo! Scherzi a parte, – dice Mariola – io penso che oggi incontrerò una grande accoglienza perché mi piace fare queste cose nelle piccole realtà e nelle piccole città, proprio perché ancora c’è questa presenza umana, vera. Quella che non è ‘snob’ e che partecipa agli eventi cittadini”:

Poi il focus sui prodotti molisani. Non è un segreto che Mariola punti tutto sulla qualità assoluta: per lui la cucina molisana non è un’astrazione, ma una realtà fatta di sapori decisi. “Sarà la mia prima volta in cui cercherò di interpretare questo piatto tipico che si chiama ‘fressora’; cercherò di interpretarlo in un modo tale da poterlo realizzare più velocemente, perché per cucinare il vero piatto tipico ci vuole quasi un’ora. Io lo metterò dentro un panino in modo tale da essere più veloce e contemporaneo.” 

Cucinare davanti a centinaia di persone, a pochi metri dai monumenti storici della città, è una sfida che Max affronta col sorriso di chi ne ha viste tante, ma con il rigore di un professionista. Lo chef spiega come si concilia il rigore dell’eccellenza con il caos festoso di una piazza: “Ci vuole esperienza. È quella che conta, nel senso che fa sì che tu riesca a cucinare ovunque. Voglio raccontare un piccolo aneddoto: una volta mi invitarono a fare un evento all’interno di una casa, era l’inaugurazione di una casa bellissima, stupenda, nuovissima. Mi sono messo in cucina a cominciare a preparare e mi hanno detto: ‘Guarda, tu qui non puoi cucinare, perché qui la gente passerà e vuole vedere la cucina libera’. Motivo per cui mi hanno fatto cucinare su un balconcino di un metro ed ho cucinato per cento persone e passa! Quindi l’esperienza è quella che ti permette di superare i vari ostacoli”.

Non si può ignorare la ricorrenza: il 23 aprile per Campobasso è il giorno dell’identità. E allora Mariola come tradurrebbe in un piatto lo spirito di San Giorgio? “Sicuramente cercherei di fare di tutto per realizzare nel miglior modo possibile questo panino che abbiamo pensato di fare per San Giorgio e per la città di Campobasso. Cercherò di farlo nella maniera migliore per non creare delusioni agli abitanti che abitualmente la mangiano in un modo diverso, molto più tradizionale. Magari dentro c’erano anche le parti interne che a me piacciono moltissimo, ma in questo caso le abbiamo evitate, non mettendo interiora nel maiale. Io amo il fegato, i polmoni… io ‘me magno tutto’! La cucina romana è questa qui, è molto legata al quinto quarto. Mangiamo tutto degli animali. Ma in questo caso la facciamo più ‘alleggerita’ con parti che vanno dalla guancia alla pancetta e al capocollo… così sarà più proteico!”

Prima di lasciarlo al suo pubblico, che nel frattempo ha riempito ogni centimetro quadrato di Piazza Vittorio Emanuele, c’è spazio per un consiglio a chi, in questa terra, vuole fare della ristorazione il proprio futuro, e un’ultima battuta sulla sua inconfondibile filosofia del “sound of love”: “Per quanto riguarda quello che farei io se fossi un giovane molisano, prima di tutto partirei dalla cucina del mio territorio. Imparerei bene quello che ho a casa mia, allargando il più possibile la conoscenza soprattutto sui prodotti locali e sulla cucina del territorio. Non direi, successivamente, di rimanere qui. Direi di fare un viaggio ‘esperienziale’ in Italia, dove imparare altre cucine, altri luoghi (non soltanto la trattoria e il ristorante, ma anche l’hotel, il catering), dove tu riesca a capire quello che poi un giorno vorrai fare. Poi sicuramente capirete che la cosa più importante ce l’avete proprio sotto casa, quindi tornerete alle vostre origini.”

Redazione

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