Cronaca

Molise, la piaga delle morti bianche: il ricordo della figlia di Tiziano Santelia, vittima di infortunio mortale

A quindici anni dalla scomparsa del lavoratore Tiziano Santelia, caduto da un'impalcatura di 10 metri, la figlia Camilla decide di omaggiarlo con un pensiero che vuol condividere pubblicamente. Così l’anniversario riporta alla luce il problema delle morti bianche, che in Molise è aumentato del 3,2%

Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega i casi di infortunio mortale sul lavoro sono in aumento in Molise di ben il 3,2%. Su questo triste ed allarmante dato, ricorre l’anniversario della morte di Tiziano Santelia, 35enne originario di Santa Croce di Magliano morto il 10 settembre 2004, assunto con uno dei ‘contrattini’ precari, come interinale per 30 giorni,

La piaga delle morti bianche continua ad essere presente in Molise e attraverso le parole della giovane Camilla, figlia dell’operaio scomparso, torna alla memoria:

“Il 10 settembre 2004, avevo 5 anni. Ricordo che era una bella giornata di sole, mio padre, come ogni mattina, prima di andare a lavoro mi diede un grosso bacio. Io da piccola bambina che ero giocavo in casa, ad un certo punto vidi mia madre agitata. Non capivo nulla. I suoi occhi non brillavano più di gioia. Andò via. Mio padre quella sera non tornò a casa e io ero molto preoccupata, avevo addosso qualcosa di fastidioso, qualcosa che non capivo, ero incosciente di ciò che era accaduto.

Chiesi a mia madre dov’era papà, il mio papà, e lei mi rispose: Papà non c’è più! Non capivo perché, lei piangeva, io anche. La sera vidi tanta gente a casa mia. Mia madre era molto abbattuta…  Io sono cresciuta e piano piano mia madre mi raccontò tutto di quel giorno buio.

Mio padre cadde da un impalcatura di 10 metri morì poco dopo essere stato portato in ospedale. Tiziano Santelia, 35 anni, morto sul lavoro! Mio padre è stato e sarà sempre un eroe per me!

Quello che mi rimane di lui è un amore immenso, indescrivibile. Lo amo e lo amerò per sempre!  Ora ho 20 anni, sono passati 15 anni e quel vuoto dentro di me ci sarà per sempre!”

Queste le parole della giovane Camilla, componente dell’associazione ‘Giuseppe Tedeschi’, che auspica insieme alla propria attivista la ripresa di una forte mobilitazione educativa, culturale e formativa sui temi della prevenzione e della sicurezza sui luoghi di lavoro

Nessuno potrà mai cancellare le lacrime dal viso di Camilla, ma tutti possiamo adoperarci perché gli operai non siano considerati come una merce o un oggetto inanimato” sostengono i membri dell’associazione.

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