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Emergenza cinghiali, cinque mesi di caccia e piani di controllo nelle aree protette

Ampliamento del periodo di caccia al cinghiale e possibilità da parte delle Regioni di effettuare piani di controllo e selezione nelle aree protette.
Queste le due sostanziali modifiche all’articolo 19 della legge 157 del 1992 previste dalla bozza del Decreto interministeriale che la sottosegretaria alla Transazione ecologica Gava, su delega del ministro Cingolani, ha illustrato ieri a tutti gli assessori regionali all’Agricoltura, che ormai da tempo hanno messo alle corde il governo in merito agli interventi da mettere in atto per contrastare l’emergenza cinghiali.
Il decreto in questione, che parte appunto dal ministero per la Transizione ecologica, è stato approvato ieri dalla Commissione delle politiche agricole e sarà inviato alla Conferenza dei presidenti di regione e successivamente, per competenza al ministero delle Politiche agricole per arrivare a sua volta al Consiglio dei ministri, fino al definitivo passaggio delle Camere per divenire legge dello Stato.
Il testo prevede ben due mesi di caccia in più, per un totale di cinque mesi (ottobre – febbraio o novembre – marzo) sommandoli agli attuali tre, mentre le figure autorizzate per legge (Arma dei carabinieri, Corpo forestale, Polizia locale, proprietari e conduttori terrieri muniti di licenza di caccia e persone abilitate ai piani selettivi) potranno agire anche nelle zone considerate protette.
“È un primo passo efficace verso la soluzione di un problema grave e dopo decenni di battaglie portate avanti fuori e dentro le istituzioni”, commenta Nicola Cavaliere.
“Il decreto – spiega – assorbe gran parte delle richieste messe nero su bianco in un documento presentato al governo e sottoscritto alcune settimane fa da tutti noi assessori”.
“Sono particolarmente soddisfatto – prosegue Cavaliere – essendo stato uno dei più attivi nel promuovere a Roma tale problematica. Ringrazio il ministro Cingolani e la sottosegretaria Gava che, dopo anni di immobilismo sul tema, sono stati i primi ad aver accolto le istanze che giungono dalle regioni e dei territori. Ciò rappresenta anche la dimostrazione lampante, come più volte ho fatto presente al mondo agricolo, che solo a Roma (per competenze e funzioni) potevano essere adottare le modifiche alla legge 157 del 1992.
Vigileremo – conclude – durante il percorso del decreto e denunceremo con decisione tutte quelle forze politiche che ne ostacoleranno l’approvazione e quindi la risoluzione di una emergenza che riguarda la sopravvivenza del nostro settore agricolo, ma anche la tutela dell’ambiente, della biodiversità e soprattutto la salute e la sicurezza di tutti cittadini”.

Redazione

CBlive

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