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La ‘Mostra fotografica della Città di Bojano, frammenti di storia attraverso le immagini’ sarà inaugurata lunedì 18 agosto alle 19 a Palazzo Colagrosso

La Cattedrale di Bojano
La Cattedrale di Bojano

È Facebook il motore trainante di una iniziativa che sta mobilitando la comunità bojanese, e non solo quella residente in città. È proprio grazie al popolare social network, infatti, che nasce la “Mostra Fotografica della Città di Bojano”, sottotitolo “Frammenti di Storia attraverso le immagini”, che si inaugura domani, lunedì 18 agosto alle 19, a Palazzo Colagrosso con il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali – Soprintendenza Archivistica del Molise. Il gruppo social che raduna oltre 1600 iscritti, creato da Cristian Perrella, è diventato punto di riferimento per riappropriarsi della propria storia, per scoprire le radici degli avi, mantenere viva la memoria di una comunità, che per la prima volta mette a disposizione di tutti il Patrimonio Fotografico di Bojano, dalla seconda metà dell’800 alla prima metà del 1900.

1650 bojanesi, a Bojano, dicevamo, e soprattutto all’estero, hanno cominciato a condividere le immagini della loro infanzia, i ricordi, le fotografie di famiglia, angoli della città, del territorio montano, chiese, piazze, sorgenti, strade, manifestazioni religiose, culturali, della tradizione. Ne è venuta fuori una Storia per Immagini che non poteva andare dispersa, ma che andava invece recuperata e valorizzata. Un manipolo di volenterosi, sostenuti dai tanti bojanesi emigrati e dai loro figli e nipoti, dalla comunità locale e da appassionati di storia e di fotografia, ha così deciso di dare concretezza all’idea di raccogliere in forma sistematica il repertorio iconografico della città per consegnarlo alle future generazioni. Pochi coraggiosi per sostanziare un percorso per immagini: Lucio Bernardo, Stefano Spina, Mina Cappussi assieme a due esperte del settore, Antonietta Santilli e Italia Longano, le quali hanno dato un contributo insostituibile al lavoro di catalogazione mediante ricerche storiche e archivistiche. Ne è venuta fuori una Mostra unica nel suo genere, che offre uno spaccato di una società che è cambiata nel tempo, in più di un secolo di storia: le strade sterrate, i muli, i carretti, le processioni, i pellegrinaggi, le modifiche architettoniche, la guerra, i bombardamenti, la distruzione, le prime auto, la visita di Mussolini, i palazzi nobiliari, la scuola, i notabili della città, l’inaugurazione del monumento ai caduti, le banche, le chiese, le attività commerciali, le pubblicità. Insomma, la vita che si svolgeva sotto il Matese e in cui si rivedranno le mamme, nonni e nonne, i bojanesi all’estero, che a Bojano e nel Molise hanno lasciato un pezzo di cuore.

Francesco Amatuzio
Francesco Amatuzio

“La possibilità offerta dal Gruppo sul social network – scrive Antonietta Santilli nell’introduzione alla mostra – di commentare e condividere foto e cartoline ha dato luogo a una forma di recupero della memoria molto partecipativa ed interattiva. Si è creata la possibilità di una circolazione senza precedenti di immagini e di narrazioni del passato. Da qui il desiderio di trasferire la memoria fotografica di Bojano dal mondo“virtuale” a quello“reale”. Con questa rassegna di fotografie e cartoline, tra le molte postate in rete da bojanesi e oriundi, ovunque residenti, si vuole non indugiare in un inutile e malinconico rimpianto del passato, ma contribuire a riallacciare, proprio attraverso le immagini, quei “fili della memoria” che sembrano essersi spezzati. L’iniziativa si propone un duplice obiettivo: rendere fruibile il patrimonio fotografico di Bojano a tutti, anche a coloro che non sono soliti navigare in Internet; offrire una memoria storica alle giovani generazioni, per rafforzare il senso di identità e  rinsaldare il loro rapporto con il passato e il presente, perché non è pensabile una società  senza memoria”.             

La mostra, un vero e proprio viaggio nel tempo, si articola in 4 sezioni: luoghi, ovvero piazze, strade, vicoletti, sorgenti, per offrire, soprattutto ai più giovani, la conoscenza di una serie di processi trasformativi, non solo urbanistici, che si sono verificati nel corso degli anni e lo spunto per una riflessione sugli effetti che tali trasformazioni hanno generato nel tessuto sociale e culturale della città.

L’architettura riguarda le dimore signorili, edifici pubblici, chiese, ponti, fontane, le numerose chiese (ben 54)  a significare l’importanza della città, che è stata sede vescovile, ininterrottamente, dagli albori della cristianità fino al 1927, anno del trasferimento della Diocesi a Campobasso. “Tra le dimore signorili – leggiamo ancora nella presentazione – sono rilevanti i palazzi Pandone, Volpe, Tiberio, Pallotta, Colagrosso e tra gli edifici pubblici è interessante la Scuola Elementare, intitolata a Francesco Amatuzio, realizzata grazie alle elargizioni di Frank Maddas, cittadino bojanese trasferitosi negli USA. La terza sezione riguarda LA società, quindi scene di vita quotidiana, di lavoro, cerimonie, riti, costume, il mercato. Ultima sezione, gli eventi: festività religiose, manifestazioni popolari, avvenimenti politici, la guerra.

La mostra è stata resa possibile grazie alla generosità di tante persone, soprattutto bojanesi all’estero, degli sponsor che hanno creduto da subito nel progetto, dei membri del gruppo che si sono autotassati e hanno lavorato gratuitamente e con passione, sottraendo tempo alle proprie famiglie. L’inaugurazione è prevista lunedì 18 agosto alle 19 a Palazzo Colagrosso, piano terra, e sarà visitabile dal 18 fino al 28 agosto, tutti i giorni dalle 19 alle 23.

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