Comunali a Bojano, Perrella rompe il silenzio: “La città ha bisogno di una direzione politica univoca. Basta commistioni tra destra e sinistra”

Con Bojano che si avvicina all’appuntamento elettorale del 24 e 25 maggio, nel centrodestra si moltiplicano i tentativi di ricomporre il quadro politico locale. In questo scenario torna a circolare con insistenza il nome di Carlo Perrella, ex assessore comunale, consigliere provinciale,. figlio d’arte (dell’ex assessore regionale Angiolina Fusco Perrella) e attuale commissario liquidatore della Comunità montana del Fortore. Tra i profili considerati nell’area moderata per una possibile candidatura a sindaco, Perrella non si sottrae al dibattito politico e traccia una valutazione severa degli ultimi anni amministrativi, accompagnata da un invito alla ricomposizione del centrodestra.
Sono passati otto anni dalla sua uscita dall’amministrazione comunale, eppure il suo nome viene indicato tra i possibili candidati sindaco. Ne è al corrente? «Qualcuno prova a sondare il terreno, ma non mi lascio trascinare. Da oltre un anno stiamo ragionando su un progetto, ma non è il momento di fare passi affrettati. Quello che mi sembra evidente è che da troppo tempo Bojano non esprime una linea politica chiara, soprattutto sul piano amministrativo. Questa mancanza di indirizzo ci indebolisce quando si tratta di difendere gli interessi del territorio, dalla distribuzione dei fondi ai rapporti con il sistema industriale regionale. È necessario che il centrodestra torni a compattarsi attorno a un progetto condiviso, magari anche con volti nuovi, ma con una identità ben definita. Sei anni fa sostenni questa amministrazione perché la consideravo una fase di transizione. Oggi però serve una continuità politica diversa. Non si può continuare a cambiare direzione a seconda delle opportunità o degli interlocutori del momento».
Sei anni fa lei era tra i sostenitori esterni della maggioranza oggi al governo della città. «Non rinnego nulla del passato e sono pronto a confrontarmi con chiunque su questi temi. È vero: votai quell’amministrazione, ma lo feci in un contesto particolare, segnato anche dalle profonde divisioni che da tempo attraversano il centrodestra locale. Quelle fratture risalgono già agli anni in cui si aprì lo spazio politico a Paolo Di Laura Frattura. Una stagione che per questo territorio fu disastrosa, perché proprio allora si arrivò alla chiusura definitiva della Gam, un colpo durissimo per Bojano. Io mi opposi con forza a quella scelta, mentre altri nel centrodestra presero una strada diversa. Quanto all’attuale amministrazione, nonostante il mio sostegno iniziale non sono mai stato coinvolto in alcun confronto. Dal 2018 ho deciso autonomamente di tirarmi fuori. Non è una questione personale: semplicemente non considero questa maggioranza una vera alternativa politica. È nata come un’aggregazione trasversale per impedire la vittoria dell’altra parte, ma senza una vera identità. Oggi invece servono investimenti e una visione che vada oltre la gestione ordinaria».
Tra gli interventi recenti c’è il finanziamento di circa tre milioni di euro per il nuovo asilo nido. Non lo considera un investimento significativo? «Si tratta certamente di un progetto importante, e non voglio sminuirlo. Tuttavia, se le strade del paese restano vuote, quale prospettiva offre? Un asilo per meno di quaranta bambini nati ogni anno guarda giustamente al futuro, ma parallelamente bisognava intercettare risorse anche per rafforzare il ruolo del nucleo industriale di Bojano. Non basta installare pannelli solari in un’area ormai in gran parte vuota. Ecco perché torno a insistere: la prossima amministrazione dovrebbe nascere con una chiara impronta di centrodestra. Oggi in quest’area abbiamo tre consiglieri regionali di riferimento che, tra l’altro, potrebbero presto diventare tutti e tre assessori regionali. È fondamentale ricostruire una filiera istituzionale che parta dal Comune, passi per la Regione e arrivi fino a Roma, sotto la guida del presidente Roberti».
Si riferisce a Salvatore Micone, Gianluca Cefaratti e Armandino D’Egidio? «Sì, sono loro i punti di riferimento della nostra area. Se Bojano vuole tornare protagonista deve fare scelte chiare. C’è anche una questione di tradizione politica: storicamente questo è sempre stato un territorio di centrodestra, salvo alcune brevi parentesi. Io stesso ho iniziato nel Movimento Sociale, poi in Alleanza Nazionale e oggi sono in Forza Italia. Negli ultimi tempi ho ripreso il dialogo anche con Gaetano Policella e Mariacristina Spina. In passato ci sono stati confronti anche molto duri, ma oggi il rapporto umano è stato recuperato. Le divisioni non servono a nessuno. Quando esiste una filiera politica chiara arrivano investimenti, progetti e attenzione per il territorio».
Secondo lei il centrosinistra riesce ad affermarsi quando il centrodestra è diviso. «È un dato storico. Se non si ricostruisce una amministrazione chiaramente riconducibile al centrodestra, con collegamenti istituzionali coerenti, Bojano rischia di finire stabilmente nell’orbita della programmazione del centrosinistra, come già avviene in altri comuni. C’è chi sostiene le proprie posizioni con coerenza e chi invece evita di dichiararsi apertamente, producendo solo confusione».
Qual è oggi, a suo avviso, la situazione del paese? «Dopo la chiusura della Gam la situazione sociale è precipitata. Negli ultimi quindici anni Bojano si è progressivamente svuotata: le attività commerciali chiudono, il lavoro scarseggia e molti giovani sono andati via. La crisi è reale. Penso anche alla vicenda del Parco nazionale del Matese: al di là delle opinioni favorevoli o contrarie, la gestione politica è stata carente. Quando non si assume una posizione chiara, si finisce per subire le decisioni e restare ai margini. Ho letto ragionamenti secondo cui basterebbe sistemare qualche strada, costruire una rotatoria o ristrutturare un edificio per soddisfare i cittadini. Non è così. Le persone percepiscono l’assenza di una visione più ampia, di una prospettiva».
Le chiedo di nuovo: si sente pronto a correre per la carica di sindaco? «Non sarò io a stabilirlo. Sono a disposizione del presidente Roberti e del centrodestra. Il mio vuole essere soprattutto un invito: ritroviamoci attorno a idee concrete su finanziamenti, lavoro e opportunità per i giovani. Ci sono molte persone pronte a impegnarsi. L’esperienza non manca e, se maturerà una scelta condivisa all’interno dell’area, potrà nascere un progetto serio per Bojano. Non un percorso personale, ma collettivo. È importante coinvolgere anche ragazzi che credono nel territorio e vogliono restare qui. Forse non tutti quelli che sono partiti torneranno, ma possiamo fare in modo che chi è ancora qui non sia costretto ad andare via. Fare politica oggi non è facile e può sembrare lontano dalla vita quotidiana, ma senza impegno nella cosa pubblica non cambia nulla. Noi siamo di passaggio, il futuro appartiene ai giovani».
Che cosa dovrebbe accadere, secondo lei, da qui al voto del 24 e 25 maggio? «Serve prendere coscienza che Bojano non può permettersi altri anni di divisioni o improvvisazioni. O si costruisce un progetto serio, con identità politica chiara e un programma che metta al centro lavoro, industria e giovani, oppure continueremo ad assistere al calo della popolazione e alla chiusura delle attività. È il momento di decidere se vogliamo davvero cambiare passo».















