Città

Che cosa è rimasto di Campobasso sotterranea?

La Campobasso sotteranea: via Orefici (foto tratta dal sito www.centrostoricocb.it)
La Campobasso sotteranea: via Orefici (foto tratta dal sito www.centrostoricocb.it)

MASSIMO DALLA TORRE

“C’era una volta Campobasso sotterranea…”: potrebbe essere questo l’inizio di una bella favola. Una  favola che molti vorrebbero vivere di persona ma causa “antiche distonie” non è possibile. Una situazione che sotto certi aspetti ha del grottesco perché ancora una volta dobbiamo costatare che le iniziative che potrebbero attrarre turisti, interessi culturali ma, soprattutto, risveglio economico che dopo un avvio scoppiettante, inspiegabilmente, è terminato facendo sprofondare nell’oblio e nell’anonimato quello che è il capoluogo della ventesima regione d’Italia da molti appellata “sonnacchiosa”.

Un aggettivo che ci sentiamo di avallare specialmente se a farne le spese è la comunità cittadina che potrebbe offrire a chi arriva da fuori regione uno spaccato di storia che affonda le radici nella notte dei tempi. Di come Campobasso è abbandonata a stessa, non c’è giorno che non se ne parli, specialmente se oggetto del “chiacchiericcio”, è proprio quella porzione di città che è il centro storico di cui spesso si parla ma non si agisce fattivamente.

Un luogo che molti c’invidiano perché è la personificazione dell’animus degli abitanti. I quali, sono sempre ben disposti a raccontare quello che è stato il passato, tant’è a chi chiede con curiosità aneddoti legati alla parte antica della città, fanno sì che le nebbie del tempo si diradino per rivitalizzare quello che è stato.

Una riscoperta che si valorizzava soprattutto quando si scende nelle cantine scavate sotto i palazzi che sorgono lungo Via Cannavina, Largo San Leonardo, Via Ziccardi, Via Sant’Antonio Abate e zone limitrofe, senza contare la cinta muraria prospiciente, i bastioni del castello Monforte.

Un percorso affascinante che molti non conoscono anche perché si dipana in tanti rivoli, come un torrente che svanisce nelle viscere della terra. Una sorta di dedalo che porta a toccare con mano un mondo che si cela sotto i piedi. Un mondo fatto di storie, amori, disagio, soprusi, povertà, laboriosità, violenza e mistero. Tutte cose che solo se si volesse potrebbero essere il fil-rouge di visite, che molti vorrebbero riprendessero per permettere, così di riscoprire le radici, la tradizione.

Non si giustifica per nulla la non accessibilità a quello che è il patrimonio storico della città. Una idea per la nuova amministrazione, che possa far riprendere il viaggio nel tempo della ‘Campobasso sotteranea’.

 

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