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‘La scuola si prende cura dei detenuti (che curano la scuola)’: il Pilla sulle pagine de ‘Il Sole 24 Ore’

Ribalta nazionale per l’Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore ‘Leopoldo Pilla’ di Campobasso il cui nome è approdato sulle pagine dell’importante quotidiano economico-finaziario ‘Il Sole 24 Ore’.

A destare l’interesse dell’inserto Nòva dedicato all’innovazione e del giornalista Pierangelo Soldavini il progetto che la scuola ha attivato quattro anni fa con il Carcere di Campobasso.

“Un progetto inclusivo di integrazione tra scuola e territorio”, così come ha spiegato la dirigente scolastica, Rossella Gianfagna, e grazie al quale due detenuti della casa circondariale del capoluogo potranno affrontare a breve gli esami di Stato. “Sono i primi che arrivano a completare il percorso scolastico messo a punto con il carcere”, racconta Soldavini che ripercorre le tappe di un processo che ha permesso il raggiungimento di simili obiettivi.

L’iniziativa, nata da una felice intuizione della dirigente per “far fronte a esigenze logistiche come la manutenzione dell’Istituto, ha preso il via con uno scambio tra prestazione d’opera e formazione a 360 gradi a favore dei detenuti”, diventando nel corso degli anni un progetto molto più ampio, capace di istillarsi davvero in quel concetto di ‘rete’ che chiama le istituzioni a operare per il bene del territorio nel quale operano.

Sulle pagine dell’importante quotidiano il racconto dei detenuti ammessi al regime di permesso straordinario per lavori socialmente utili che si prendono cura dei lavori di manutenzione dell’edificio, così come quello di una vera e propria “destrutturazione degli ambienti scolastici”, fondamentale “per adottare una didattica flessibile e aperta che ha rivoluzionato la classica aula scolastica”.

All’interno dell’articolo anche il commento della dirigente Gianfagna: “Non abbiamo avuto nessuna criticità con le famiglie, che anzi hanno compreso da subito la portata educativa del progetto e non hanno frapposto ostacoli: i ragazzi dell’istituto hanno imparato a conoscere la realtà carceraria e ho potuto assistere a momenti in cui i detenuti stessi riprendevano i ragazzi che non rispettavano le regole all’interno dell’istituto”.

Insomma, quasi una “missione impossibile” che con impegno, lavoro e determinazione è diventata “possibile”.

redazione

CBlive

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