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La mafia foggiana dietro le intimidazioni a ‘La Molisana Trasporti’. Gli autori arrestati nell’operazione Grande Carro

L'esecutore materiale dei fatti del 2015 un 37enne che uccise la suocera

Sei colpi di d’arma da fuoco esplosi contro la vetrata dell’azienda, con conseguente danneggiamento e timore per l’incolumità personale, erano questi i fatti denunciati dal titolare ai Carabinieri di di Bojano, che la notte dell’undici gennaio 2015 erano intervenuti a Guardiaregia, raccogliendo i bossoli di una calibro 7,65.

A distanza di cinque giorni, sempre nell’arco notturno gli uomini dell’Arma erano poi intervenuti nuovamente nella sede societaria, dove era andato in fiamme un trattore stradale, per un danno di diverse migliaia di euro.

L’attività investigativa, corroborata da intercettazioni telefoniche e pedinamenti satellitari, era durata circa un anno ed era riuscita a fare pienamente  luce sugli autori dei due attentati intimidatori messi in atto nei confronti dell’azienda di trasporti di Guardiaregia.

Il fascicolo penale era confluito poi in una attività più ampia perseguita dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e condotta dai Carabinieri del ROS in collaborazione con il Comando Tutela Agroalimentare, denominata ‘Grande Carro’.

L’attività ha visto la prima fase concludersi lo scorso 27 ottobre, con l’esecuzione di 48 misure cautelari, emesse dal Tribunale di Bari con un’ordinanza di oltre mille pagine che annovera una serie infinita di reati.

In cella sono finiti mafiosi foggiani, funzionari regionali, ma anche professionisti ed intermediari di clan, con le accuse – a vario titolo – di riciclaggio, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, sequestro di persona, sequestro di persona a scopo di estorsione, detenzione illegale di armi/esplosivi, truffe per il conseguimento di erogazioni pubbliche (anche con riferimento a quelle UE) ed altri delitti, tutti aggravati ex art. 416 bis 1 c.p., per aver agevolato le attività illecite di una organizzazione mafiosa.

Tra gli arrestati, ci sono anche gli autori dell’estorsione (Art. 629 c. 1 e 2 in relazione all’art. 628 c. 3 n. 3 c.p.) commessa in danno dei titolari de “La Molisana Trasporti”, i quali con più azioni criminose, costringevano il titolare a versare indebitamente una somma di denaro pari a 150mila euro, scesi poi a 50mila con un residuo di 26mila.

Le minacce avvenivano poi con titpici metodi mafiosi: prima l’esplosione dei sei colpi di arma da fuoco, poi l’incendio di mezzi.

Cinque i destinatari di misura cautelare, tra i quali emerge la figura uno dei due esecutori materiali, un 37enne di Orta Nova, già balzato agli onori della cronaca per aver ucciso la ex suocera e per essere evaso dal carcere di Foggia in occasione dei tumulti connessi al COVID-19, tratto poi in arresto a seguito della latitanza.

Grande la soddisfazione dei militari del Nucleo Operativo della piccola Compagnia matesina, per aver contribuito con il loro prezioso impegno, a un ulteriore step sul percoso per la tutela della legalità.

Anche Giuseppe Antoci, storico presidente del Parco dei Nebrodi e Presidente Onorario della Fondazione Nazionale Caponnetto, scampato a un attentato mafioso nel maggio 2016 a causa del suo impegno sul fronte dei Fondi Europei in mano alle mafie, conoscitore del territorio molisano,  ha espresso pubblicamente il proprio plauso per la Procura Distrettuale di Bari e per i Carabinieri: “Grazie a loro oggi, ancora una volta, si è affermata la forza dello Stato”. 

Redazione

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