Trivelle in mare, il Governo ci ripensa. Pd: “Raccolte le istanze dei territori e delle regioni”

LOGO_PDIl governo ha presentato un emendamento alla legge di Stabilità per ripristinare il limite delle dodici miglia per le perforazioni petrolifere in Adriatico. In questo modo “Ombrina Mare” e altri impianti di estrazione petrolifera richiesti in Adriatico entro le 12 miglia dalla costa, saltano.
L’emendamento presentato dal governo segna un primo successo nella mobilitazione a difesa soprattutto delle coste dell’Abruzzo e del Molise, due regioni dove, negli ultimi mesi, sono state organizzate diverse iniziative di protesta contro il progetto di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi del gruppo britannico Rockhopper.

In particolare, in Molise diversi consigli comunali si erano pronunciati contro le trivellazioni in mare. A Montenero di Bisaccia su proposta del segretario Pd Nicola Palombo, il Consiglio comunale all’unanimità si schierò contro le trivellazioni nell’Adriatico, stessa cosa avvenne anche a Termoli e Campomarino. Seguì su iniziativa di Micaela Fanelli il no unanime del Consiglio Provinciale di Campobasso, per arrivare infine al pronunciamento, sempre all’unanimità, del Consiglio Regionale.
Le diverse iniziative sono poi sfociate nella proposta referendaria decisa il 24 luglio a Termoli con i presidenti delle Regioni Molise, Marche, Puglia, Basilicata e Calabria. In quella storica giornata venne redatta la cosiddetta “Carta di Termoli”, documento poi approvato all’unanimità dalla Conferenza delle Regioni nella seduta del 20 ottobre, cui la Cassazione ha dato il via libera solo pochi giorni fa, il 28 novembre.
Il progetto di perforazione in Adriatico era stato autorizzato dal governo Renzi con il decreto Sblocca-Italia ma è lo stesso governo ad aver cambiato idea sotto la spinta delle regioni interessate (in prima fila Molise e Abruzzo), del Partito Democratico di Molise e Abruzzo e dei vari movimenti.

Per il Pd si tratta di una prima importante vittoria perché nel metodo è arrivata attraverso il dialogo tra territori e governo centrale, tra Regioni e Stato, tra Partito Democratico e cittadini, associazioni e movimenti. Nel merito si tratta della riaffermazione di un modello di sviluppo economico e sociale che vede nel territorio una risorsa da sviluppare e non da prosciugare, che riconosca ai popoli e ai territori l’autodeterminazione delle scelte strategiche e che riconnetta le nostre zone con quanto si è deciso nella COP21 di Parigi”.

 

Redazione

CBlive

Articoli Correlati

Lascia un commento

Back to top button