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Palazzo San Giorgio, al via lo spoil system dell’era Gravina: fuori il top manager. Le sue funzioni ripartite tra i dirigenti Sardella e Iacovelli

“Non paralizzare la macchina amministrativa”. È questo il motivo per il quale il neo eletto sindaco di Campobasso lo scorso 11 giugno ha riconfermato i dirigenti del Comune di Campobasso. Una riconferma avvenuta attraverso il decreto sindacale numero 19.

Un nuovo atto, ovvero il decreto 20, varato ieri 17 giugno dal primo cittadino, ripartisce invece le competenze del top manager, Antonio Iacobucci, tra i dirigenti Sardella e Iacovelli. Incarico quello di Iacobucci, cessato, lo scorso 11 giugno.

L’incarico dell’ex top manager sarebbe potuto essere prorogato dal nuovo sindaco per altri 45 giorni. Secondo indiscrezioni, nei giorni precedenti, Gravina avrebbe fatto visita a Iacobucci senza dimostrare fretta di metterlo alla porta. Fretta che, però, avrebbe avuto qualcun altro e per la quale Iacobucci ha deciso di congedarsi.

Un uscita di scena compiuta, tra l’altro anche per una questione di coerenza. Le carte della sua nomina, durante la scorsa legislatura furono, infatti, portate sia in Procura che alla Corte dei Conti proprio dal gruppo consiliare del Movimento Cinque Stelle di Palazzo San Giorgio.

Ora la ripartizione delle funzioni un tempo ascrivibili alla figura di Iacobucci, così come si evince dai documenti, è una soluzione temporanea con la quale si prevede tra l’altro anche la “riconferma dell’indennità di posizione nella misura attualmente stabilita”.

Si tratta di atti preliminari che comunque danno il via allo spoil system dell’era Gravina.

Fabiana

Giornalista, blogger, esperta di comunicazione e inguaribile sognatrice. Amo il vino e il buon cibo in compagnia. Da piccola scrivevo poesie, poi ho smesso. Da grande ho iniziato con i ‘pezzi’ senza più smettere. Oltre alle parole ho la passione per immagini, quelle belle che raccontano una storia. Perché sono le storie il mio vero punto debole. Quelle scritte, quelle raccontate, quelle vissute, quelle immaginate. Di due cose non posso fare a meno: dei contrasti e dei dettagli. Gli ultimi sono quelli che più mi colpiscono di una persona, di un luogo e anche quelli che meglio riesco a usare per decifrare ciò che mi circonda. I primi li amo a prescindere. Il bianco e il nero, gli estremi in generale, anche se alla fine propendo sempre per le vie di mezzo. Che non significa un po’ bianco e un po’ nero, significa sia bianco che nero, significa includere e non escludere. Perché se voglio qualcosa, voglio tutto o niente.

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