Cronaca

Droga, estorsioni e violenze: “Dobbiamo cominciare a fare le rapine assai”. Così ‘Pensa’ voleva prendersi il controllo della città. In carcere l’interrogatorio di garanzia

Si terranno domani, nel carcere di via Cavour, i primi interrogatori a carico dei due giovani di Campobasso arrestati lo scorso venerdì. Successivamente saranno sentite anche le altre 4 persone finite ai domiciliari. Michele Di Bartolomeo e Andrea Maselli sono accusati di aver messo a segno una serie di crimini nella città capoluogo.

Molto più corposo il curriculum e l’impianto accusatorio del primo, finito tempo fa agli onori delle cronache locali per aver imbrattato i muri di Campobasso con il tag ‘Pensa’ e per essere stato arrestato in Romania, dopo la rapina in una gioielleria. Ed è proprio dalla firma di quel writer che prende il nome l’operazione congiunta di Polizia e Carabinieri, coordinata dalla Procura di Campobasso, nella quale sono state emesse sei custodie cautelari (due in carcere e sei ai domiciliari) e per la quale ci sono otto indagati.

Oltre sette mesi di indagini hanno portato gli inquirenti a ricostruire, mediante intercettazioni e pedinamenti, quel giro di spaccio condito da minacce, estorsioni e soprattutto violenza. La droga, infatti, poteva essere acquistata anche posticipando il pagamento che, se non avveniva nei tempi definiti, provocava botte e percosse a danno dei tossicodipendenti della città.

Tra l’altro, il fil rouge che unisce l’operazione Pensa a quella del Drug Market è un nome che risulterebbe tra i fornitori pugliesi anche delle due famiglie del capoluogo. Lo stesso che cede la droga da piazzare in città a Di Bartolomeo. Con lui il 25enne ci fa affari da due anni, ma non ne ha molta stima. Anzi. Avrebbe anche pensato di rapinarlo. “L’idea è quella di farsi portare una grossa quantità di droga, di pagarlo, ma poi riprendersi il denaro e tenersi la roba”.

Un’escalation di violenze, che potrebbe non risparmiare nemmeno i fornitori e nella quale rientrano anche la rapina ai danni di due ragazzi del capoluogo, avvenuta la sera del 22 agosto 2018, nonché quella effettuata nell’abitazione di una donna di via Monte Santo il 22 gennaio scorso. Dalle indagini degli inquirenti, i due ragazzi finiti in carcere risulterebbero entrambi ideatori ed esecutori materiali della seconda, Di Bartolomeo lo sarebbe, invece, anche per il fatto di cronaca della scorsa estate.

Ed è proprio da alcune intercettazioni, avvenute il giorno dopo lo scippo del rolex che Di Bartolomeo, illustrando i rischi del mestiere di chi spaccia tanto, dice che a Campobasso bisogna mettere un po’ di legge”.

Ma sempre il writer, dalle intercettazioni avvenute nel mese di febbraio 2019, quindi poco dopo la rapina di via Monte Santo, parlando con un’amica ammette di riuscire a guadagnare con la droga anche 2-3mila euro al giorno. In quell’occasione dirà anche gli piace rapinare coloro che dicono ‘no’, così come gli piace rubare i rolex. Proprio in quella conversazione sembra emergere, come quella sera, solo per un caso al giovane del capoluogo non sia stata portata via anche l’auto. L’altra vittima, la ragazza che era in macchina, poco dopo l’aggressione del suo amico, aveva avuto la prontezza di prendere e gettare le chiavi tra i veicoli parcheggiati poco lontano.

Ma cosa avrebbe fatto Di Bartolomeo con quell’auto è lui stesso a rispondere, sempre nel corso delle intercettazioni. L’avrebbe venduta a San Severo, guadagnandoci 5 mila euro. Sempre in quel contesto dice ancora che quella rapina è stata fatta perché la persona che aveva picchiato “si pavoneggiava con l’orologio davanti al locale”.

Anche il rolex falso era stato poi venduto per vero. Almeno questo è quello che emerge dalle conversazioni. Ci so ammuccat a nu scem”. Uno scambio che avrebbe fruttato 25 grammi di droga, circa tre, quattromila euro a cui lo stesso Di Bartolomeo fa riferimento durante una conversazione con suo padre, a conoscenza, così come la madre, dell’attività criminosa del figlio.

Proprio “il padre a volte lo rimprovera, ma nella sostanza lo aiuta a nascondere il denaro” poi ritrovato dagli inquirenti: ben 90mila euro in contanti.

“Un contesto familiare favorevole sotto il profilo criminoso” secondo gli inquirenti, per i quali il padre, in occasione dell’esecuzione di divieto di dimora a Campobasso per fatti di droga, al figlio decide di aiutarlo comprandogli un telefono.

Sempre al padre, il 12 febbraio 2019, Michele spiegherà di star cercando un lavoro fittizio per ingannare gli sbirri. “Per apparire bravo”. È in quell’occasione che il padre gli suggerisce di chiedere il reddito di cittadinanza. Un consiglio al quale il figlio risponde con la sua filosofia di vita: chi guadagna 1000 euro al mese si accontenta e non ha coraggio. Lui, invece, vive di illeciti e sa fare bene il suo mestiere. Suo padre non può che essere fiero di lui.

Anche la madre accompagna spesso il figlio nei luoghi in cui abitualmente spaccia: a lei Michele dirà di non essere ambiziosa anche se diversa dai suoi clienti abituali, perché non è una “tossica”.

“Un soggetto incline alla violenza, incapace di autocontrollarsi”: così viene definito il writer finito in carcere, il quale in una conversazione con un suo amico ammette di non aver comprato ancora una pistola, perché poi dovrà utilizzarla e, allora, la prima cosa che farà sarà “un buco in fronte a un poliziotto”.

Sempre dalle parole del 25enne, a Campobasso, di lì a poco sarebbe iniziata la stagione delle rapine. “Vogliamo cominciare a fare le rapine assai. Dobbiamo cominciare a fare forte”. Un tabaccaio la prossima vittima.

Il colpo che, probabilmente, avrebbe fatto seguito a quello avvenuto in via Monte Santo, dove la vittima è riuscita a riconoscere Di Bartolomeo dai tatuaggi sul collo.

E quella, potrebbe non essere stata l’unica violenza subita dalla donna che, un anno prima nel suo appartamento, era stata già derubata. Anche quella volta le avevano sfondato la porta di casa, le avevano portato via 600 euro, alcuni oggetti in oro e il cellullare. Non aveva denunciato. La donna aveva troppa paura di ripercussioni. Aveva denunciato solo lo smarrimento del telefonino e aveva fatto mettere uno spioncino sulla porta.

Uno stratagemma che, però, non è servito a frenare la violenza di chi il 22 gennaio è tornato a farle visita e a picchiarla.

Un fatto di cronaca che, almeno secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbe potuto essere solo il preludio a una stagione di violenza con cui si intendeva prendersi il controllo della città.

Domani i due, in carcere, dovranno rispondere alle domande del giudice. L’avvocato Silvio Tolesino è il difensore del writer 25enne, mentre l’altro giovane finito in carcere è difeso dall’avvocato Giuseppe Fazio.

Redazione

CBlive

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