Sasso (Uil): “Sulle partecipate urge una exit-strategy rigorosa e circostanziata”

Mauro Sasso, segretario regionale Uil Molise, è intevenuto sul tema caldo delle società a partecipazione regionale.

Riceviamo e pubblichiamo le considerazini del sindacalista.

“Luoghi di potere, attraverso cui la politica negli anni ha operato indisturbata, dividendosi le poltrone dei Consigli di Amministrazione, assumendo personale a proprio piacimento, così da creare un bacino di consensi utile ad ogni tornata elettorale. Il tutto, naturalmente, abbondantemente finanziato con le casse pubbliche ed i soldi dei contribuenti molisani, spesso ignari delle operazioni condotte in tali segrete stanze con i loro denari.

Siamo stati sempre favorevoli a tal proposito, come Organizzazione, ad una dismissione progressiva delle quote pubbliche da tali Società, così da cancellare definitivamente tali metodi da Prima Repubblica e che hanno mandato in rovina la maggior parte di tali Enti, in Molise come in Italia. A nostro avviso, infatti, una pubblica amministrazione deve governare altro tipo di processi, come la programmazione, l’orientamento degli investimenti, guardando lo sviluppo del territorio, ma senza mai indossare gli abiti dell’impresa. Tale attività deve esser lasciata a chi ha scelto di farla, garantendo un territorio sano, libero da commistioni di vario genere ed in cui poter lavorare con serietà e serenità.

Tornando al tema, fuoruscita si, senza dubbio, ma con la dovuta attenzione. Innanzitutto bisognerebbe prestare particolare cautela ad abbandonare il controllo delle società che hanno ricadute dirette sulla programmazione economica del territorio e che dovrebbero rivestire una sorta di braccio operativo dell’Ente. Immagino il Consorzio Korai, che potrebbe essere protagonista nelle attività programmatiche di quel turismo che i nostri amministratori tirano sempre in ballo, ma a cui poche risorse destinano e a cui ancora non viene dato il ruolo da protagonista che merita. Molise Dati, azienda composta da figure altamente professionalizzate che raccoglie ed immagazzina dati sensibili e che dovrebbe fornire all’Istituzione quel valore aggiunto in termini di strategia amministrativa e di ricerca sulle esigenze della popolazione.

Premessi questi e altri casi specifici, per queste ed altre motivazioni, però, una intelligente exit-strategy regionale da altre realtà simili, ribadiamo, è quanto mai necessaria. Non possiamo ancora pensare ad una Regione che produce zucchero o pollame, che pensa a riparare impianti di risalita, oppure le condotte fognarie di questo o quel nucleo industriale. Le risorse impiegate per queste attività devono essere dirottate altrove, per attrarre investimenti e capitali da fuori regione, per abbassare le tasse ai cittadini ed incentivare le imprese. Una marea di denaro pubblico che se utilizzato in maniera più astuta davvero offrirebbe un nuovo impulso alla economia di questa terra. Anche in questo però, bisogna prestare la massima attenzione per stanare i furbetti che mai mancano quando bisogna fare l’affare. Il passato ne è pieno di esempi. Occhio a coloro a cui si vanno a vendere le quote delle società pubbliche. Evitiamo i saldi di fine stagione a favore dei soliti imprenditori arricchiti con denaro pubblico che acquistano, spremono ed alla fine chiudono aziende. Loro non servono. Allontaniamo chi danneggerebbe ancor di più alcune economie già in difficoltà e che lasciano peggio di come hanno trovato le nostre aziende e le nostre società.

E la strada maestra da seguire per porre una lente di ingrandimento sulla questione è la tenuta dei livelli occupazionali. Prima di dismettere quote o vendere azioni, si tutelino i lavoratori, stipulando accordi seri e convenienti per tutti, principalmente salvaguardando chi lavora. L’auspicio è che la politica intraprenda da subito con fermezza e responsabilità questo cammino, magari come fatto con Ittierre, dove pare (facendo i dovuti scongiuri) che le cose cominciano a funzionare, seppur con una certa lentezza. Il tempo degli sperperi è finito, considerato che le risorse in futuro saranno sempre minori. E proprio in virtù di ciò la Regione deve riprendere in mano le redini per condurre questo territorio, ricco di storia, cultura, paesaggio e professionalità, verso una condizione di ripresa”.

 

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