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Le antiche bacche del Molise uccidono i tumori: il “Prunus” del Trigno sarà il nuovo integratore anti cancro

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MARIA CRISTINA GIOVANNITTI

Una notizia di rilevanza internazionale che porta, per onore di cronaca, il Molise alla ribalta mondiale. Dalle terre della zona trignina, in particolare nell’area di Bagnoli del Trigno, c’è un’ottima risorsa per la lotta contro il tumore: il “Prunus spinosa trigno” o volgarmente detto “Prugnolo”. Il nome porta in sé la denominazione dell’omonimo fiume Trigno, vicino a cui nasce quest’arbusto spinoso che produce frutti dal sapore asprino, simili a dei mirtilli. Il succo blu/ violaceo estratto dalle bacche del prugnolo sono usate dagli abitanti della zona per produrre il liquore ‘Trignolino’.

Parliamo delle antiche bacche molisane, un frutto blu che nella regione da generazioni, è conosciuto per le sue proprietà benefiche tanto che le sue foglie sono utilizzate per la preparazione del ‘Trignolino’ oppure messe in aggiunta al tabacco da pipa. Oggi, dopo l’annuncio fatto dall’Istituto Superiore di Sanità e grazie agli studi compiuti dalla ricercatrice Stefania Meschini, i benefici del prugnolo molisano si riscoprono fondamentali per la lotta ai tumori. Il Prunus è anticancro perché contiene un mix di vitamine e sostanze antiossidanti, inibitori delle cellule tumorali e non solo: previene l’invecchiamento precoce ed alcune patologie cardiache.

La miscela è stata testata su pazienti affetti da cancro al colon, ai polmoni ed alla cervice uterina. Da solo, l’estratto del prugnolo, non ha nessuna proprietà ma se viene miscelato agli aminoacidi, ai minerali ed alle vitamine, in sole 24 ore ha la proprietà di uccidere quasi l’80 percento – tra il 70/78 – delle cellule malate. Un risultate eccellente che porterà il Prunus nelle farmacie già da giugno, come integratore dal nome ‘Trigno M’ a supporto dei cicli chemioterapici ed alla modica cifra di quasi 20 euro, per essere accessibile a tutti.

Prossimo step di studio sarà la sperimentazione animale che, se darà come in questo caso i risultati sperati, vedrà il ‘Trigno M’ diventare un vero farmaco anti cancro.

Il prunus è ricco di antiossidanti e può contrastare le capacità di proliferare delle cellule tumorali” così la ricercatrice Meschini spiega le fasi del suo studio: “Nella sperimentazione in laboratorio, abbiamo trattato con l’estratto della pianta cellule cancerose di pazienti affetti da cancro a colon, polmone e cervice uterina. Abbiamo quindi osservato che, da solo, l’estratto non aveva effetti, ma addizionato ad un particolare complesso a base di aminoacidi, minerali e vitamine, denominato Can, è stato in grado di ridurre la sopravvivenza delle cellule tumorali ed ha portato a distruzione tra il 70 e il 78% delle cellule cancerose nell’arco delle 24 ore. Da qui il Prunus-Can”.

Così le bacche molisane, le antiche piante dei nonni, si rivelano una manna dal cielo che, con il beneplacito della scienza, porteranno un miglioramento nella lotta ai tumori, diventata, ormai, la pandemia del secolo.

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