Città

Campobasso: la ‘storica’ via Matris è off-limits per cittadini e turisti

La Via Matris (foto tratta dal blog di Gino Calabrese)
La Via Matris (foto tratta dal blog di Gino Calabrese)

MASSIMO DALLA TORRE

Campobasso città giardino, ma soprattutto tranquilla. Questo era, perché ora non lo è più, il tratto che distingueva il capoluogo di regione del Molise. Una città che, dopo un primo impatto che poteva sembrare negativo, una volta conosciuta e vissuta, per il tessuto sociale pulito, difficilmente si dimenticava, anzi c’è stata gente che si è stabilita senza nessun ripensamento.

Oggi, tutto questo, è un ricordo lontanissimo affidato ai racconti di quelli che hanno i capelli grigi che, con nostalgia, parlano di Campobasso oramai avvolta dalle nebbie del tempo. Le quali, una volta svanite in maniera surreale, mostrano situazioni di cui bisognerebbe vergognarsi, ci riferiamo alla questione “Via Matris” che da mesi versa in condizioni di abbandono totale. Immagini che lasciano senza parole che, nell’assurdità della situazione, fanno gridare allo scandalo.

Senza voler colpevolizzare nessuno, anche se da cittadini e operatori dell’informazione è nostro dovere portare all’attenzione del lettore situazioni che hanno dell’inverosimile, come nel caso di specie, ci piacerebbe capire perché accadono queste cose. Cose che si concretizzano nello sconcerto più disarmante specialmente quando ci si ferma dinanzi ai cancelli della “strada” resa inaccessibile per la presenza di lucchetti. Sbarramenti che non permettono più di poter godere di un angolo cittadino in cui l’appellativo di “città giardino”.

Come non bastasse a completare l’opera di degrado: lampioni rotti, cartelli arrugginiti e accartocciati indicativi sugli alberi anche questi non curati, ma soprattutto la presenza d’immondizia che fa da pendant con i parcheggi abusivi a ridosso sia dell’entrata sia dell’uscita della “location” che si inerpica piacevolmente fino a raggiungere il castello Monforte altro simbolo cittadino anch’esso in semi “quiescenza”.

Ultimo baluardo di Campobasso città dei Monforte salvato solo ed unicamente per il panorama che fa spaziare l’occhio a trecentosessanta gradi sulla città, per il sagrato ai caduti della grande guerra e per la stazione meteorologica dell’aereonautica militare che attrae, si fa per dire, l’attenzione di qualche sporadico visitatore che conosce la città perché negli annunci radiofonici riguardanti le condizioni meteo climatiche si parla di Campobasso-castello Monforte.

Cose che evidenziano come il tessuto sociale registra distonie tant’è che la fruibilità di questi beni è divenuta un optional. Parola che deve far pensare attentamente a quello che accade che, se non arginato in tempo, e le avvisaglie ci sono tutte, può innescare una reazione incontrollabile da parte di chi non si riconosce assolutamente in questa situazione. La quale, rischia di vedere la città colorarsi sempre più di nero colore del menefreghismo, sostantivo che indica atteggiamento ostentato di non interesse rivolto tra l’altro verso una cosa che non è certamente né il verde né Campobasso.

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