‘La Preparazione Fisica nel basket’, studenti di Scienze Motorie dell’Unimol a lezione dal coach azzurro Capobianco

capobianco convengo unimolHa riscosso consensi tra gli studenti e gli appassionati il convegno dal titolo ‘La Preparazione Fisica nel basket’, organizzato dall’Università degli Studi del Molise e dal Cus Molise, con relatori illustri a parlare di un aspetto fondamentale per ottenere dei risultati positivi.

Al tavolo il professor Germano Guerra, delegato del Rettore per le attività sportive (che ha fortemente voluto questo incontro), il professor e commissario tecnico dell’Italia vice campione del mondo under 19, Andrea Capobianco, i preparatori fisici Paolo Guderzo (in panchina nella recentissima spedizione in Egitto) e Tommaso Santucci.

Ad aprire i lavori proprio il professor Germano Guerra. “Sono contento della buona partecipazione nonostante siamo al 12 luglio ed è quindi periodo di esami – sottolinea – personalmente credo fortemente nella preparazione di base e proprio per questo ho voluto organizzare questo convegno con relatori illustri del settore. Sono un appassionato di sport e medico del sport. Rispetto al tema della giornata mi piace ricordare una cosa relativa al basket della mia giovinezza. Il giocatore che più di tutti ha suscitato il mio apprezzamento è stato Drazen Petrovic, che segnava da ogni posizione. Quando è andato nell’Nba e gli hanno fatto fare una preparazione adatta a quel tipo di campionato, ha incontrato parecchie difficoltà, non riusciva più a segnare pur avendo una grande qualità tecnica. Questo successe perché aveva dovuto adeguare la tecnica alla preparazione fisica.  Al giorno d’oggi è impensabile avere un giocatore dotato di grande tecnica senza un’adeguata preparazione fisica di base. Quando con coach Capobianco ci confrontiamo sul tema siamo concordi nel pensare che  esiste un concetto di preparazione fisica assoluto. Cioè esiste la preparazione che poi va orientata nelle diverse discipline sportive in cui si lavora”.

Andrea Capobianco ha così aperto il suo intervento: “Sono molto contento di questo appuntamento – spiega  –  ringrazio il professor Guerra e il Rettore per la pazienza che hanno nei nostri confronti visti gli impegni con il mondiale che abbiamo avuto in Egitto. Lì la vita è particolare, non esiste giorno e notte, si gioca e poi si studia la partita del giorno dopo. Questo per ottenere un risultato positivo e portare il più in alto possibile i colori dell’Italia. Quello è il posto che merita una nazione bella, ricca (in termini di capacità) e affascinante come la nostra”.

Capobianco torna poi alla stretta attualità.  “Questo è  il secondo step che facciamo all’Unimol dopo quello con Matteo Panichi  ed è molto importante. L’Università sta investendo molto nella formazione e questo mi fa enormemente piacere. Io mi sono formato in un campo all’aperto e anche grazie a questo oggi ho la maglia più bella, quella dell’Italia. Per questo devo ringraziare la mia famiglia che mi ha educato ad essere formato ma anche i formatori che ho avuto. Ho la fortuna di lavorare con preparatori come Guderzo e Santucci e mi piace capire quello che è il loro lavoro. Sono il top a livello italiano e portarli a Campobasso è stato qualcosa di straordinario. Noi crediamo molto in un aspetto che è la pallacanestro integrata. Integrazione fra la componente fisica, quella mentale e quella tecnica. Queste tre parti si influenzano l’una con l’altra: a fine partita l’ultimo tiro, è quello che può valere più di tutti. Bene questo tiro è influenzato da tanti fattori: il gesto tecnico, la stanchezza e l’aspetto mentale. Questo è il nostro modello di pallacanestro che ci hanno chiesto di esportare anche in altri paesi. Ed è per l’Italia motivo di orgoglio. Nel mio modo di vedere la pallacanestro, la parte del preparatore fisico è quella che dà luce al mio lavoro. Noi sappiamo che il punteggio finale  dipende dal percorso che si fa. Stiamo preparando i campionati europei di fine luglio inizio agosto e l’allenamento di oggi è quello più importante dell’anno perché si costruiscono le basi per arrivare pronti all’appuntamento. Per riuscire a costruire delle buone basi il lavoro fisico è fondamentale. Io credo molto nel lavoro d’insieme e ascolto sempre quello che mi dicono i preparatori. Sono loro che fanno da tramite tra allenatore e medico, sono loro che mi dicono quando bisogna rallentare i ritmi e io li sto ad ascoltare perché questo è il grande concetto di squadra. La vita è fatta di opportunità – continua il coach rivolgendosi agli studenti di Scienze Motorie – ci sta chi è pronto e chi non lo è. Le opportunità ad ognuno di voi passeranno e la bravura sta nell’essere pronti a coglierle. Noi siamo arrivati secondi nel mondo perché i miei giocatori hanno preso al volo le opportunità quando sono passate. Siate pronti a cogliere le opportunità. E per essere pronti bisogna studiare. Secondo me diventare bravi è una scelta di vita”.

Paolo Guderzo e Tommaso Santucci hanno parlato dell’allenamento funzionale. “Sono onorato – attacca Guderzo ancora emozionato per l’argento mondiale ottenuto in Egitto pochi giorni fa proprio al fianco di coach Capobianco – ringrazio tutta la facoltà di Scienze Motorie per questo invito. Io da dodici anni sono al Settore squadre nazionali e un ringraziamento particolare lo devo fare ad Andrea Capobianco, perché lui mi ha voluto nuovamente. Dopo due europei e un mondiale, dopo dodici anni sono riuscito a vincere una medaglia. E’ una cosa fantastica. Io sono stato anche preparatore di calcio e posso dirvi che non sempre troverete degli allenatori che avranno la capacità di riuscire a integrare il vostro-nostro lavoro all’interno della loro programmazione. Riuscire ad aprire una porticina all’interno del pensiero di un allenatore che lavora ancora a compartimenti stagni è complicatissimo e lo dobbiamo fare solo noi. Se il tecnico non vuole aprire la porta dell’integrazione e dell’interazione o del confronto con voi non la aprirà se prima non fate voi un passo verso di loro. E questo passo lo si fa con la conoscenza. Dovete conoscere il modello prestativo dello sport che allenate e avere un’idea chiara di quella che è la componente tecnica. Dico questo perché la prima volta che cercate un confronto e che sbagliate in un intervento che è vicino alla componente tecnica, non solo troverete la porta chiusa a chiave ma in questo modo vi siete giocati parte della vostra professionalità. Bisogna diventare bravi e fare un passo verso l’altro. Ciò significa  crescere individualmente ma anche come collettivo. E’ fondamentale non chiudersi ma cercare sempre un confronto”.

Il preparatore Tommaso Santucci ha sottolineato l’importanza della preparazione fisica e lo ha fatto anche attraverso la proiezione di alcune slide sul lavoro funzionale.  “E’ un tipo di allenamento caratterizzato da un insieme di movimenti multicanali – spiega – che coinvolgono accelerazione decelerazione e la stabilizzazione delle articolazioni con la priorità di migliorare la fluidità di movimenti, la forza dei muscoli, la stabilizzazione del tronco e l’efficienza delle aree muscolari.   Il nostro è un compito stimolante ma anche complicato – continua rivolto alla platea di studenti – Per esempio se un giocatore dice che quel tipo di esercizio che proponete non può farlo perché sente dolore dovete essere bravi a dare una soluzione in tempo zero altrimenti si perde di credibilità. Voi siete dei mezzi per mantenere se stesso e la sua azienda ai massimi livelli Se questa cosa non riuscite a farla venite presto accantonati. Nell’allenamento funzionale non c’è nulla di nuovo, non esclude altre metodologie ma le riassume, le completa e le adatta allo sport specifico”. La mattinata è poi proseguita con la lezione pratica al Palaunimol.

redazione

CBlive

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