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Aggressione a Campodipietra, Di Giacomo: “Un caso nazionale sugli arresti domiciliari che non garantiscono sicurezza”

Il grave episodio avvenuto a Campodipietra, dove un uomo di 41 anni è stato vittima di una violenta aggressione, diventa un “caso nazionale” e riaccende il dibattito sull’uso degli arresti domiciliari per imputati recidivi. A sollevare la questione è Aldo Di Giacomo, segretario del Fsa-Cnpp-Spp (Sindacato Polizia Penitenziaria), che denuncia una diffusione eccessiva di misure alternative anche nei confronti di soggetti già protagonisti di gravi reati.

Secondo quanto riferito dal sindacalista, il presunto aggressore, un giovane di 21 anni originario di Avezzano, era già sottoposto agli arresti domiciliari per un precedente episodio di cronaca: il brutale pestaggio di un uomo con disabilità avvenuto lo scorso anno a Campobasso. Ora dovrà rispondere dell’accusa di tentato omicidio.

Per Di Giacomo, casi come questo dimostrano come gli arresti domiciliari non rappresentino uno strumento adeguato a garantire legalità, giustizia e sicurezza ai cittadini, né una soluzione efficace per affrontare il problema del sovraffollamento carcerario. Il segretario del Fsa-Cnpp-Spp contesta inoltre le dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio, secondo cui l’aumento dei detenuti non sarebbe riconducibile all’azione del governo ma ai reati commessi e alle decisioni della magistratura.

A sostegno delle proprie tesi, Di Giacomo cita i dati del Ministero della Giustizia: durante il governo Draghi la popolazione detenuta sarebbe passata da quasi 54 mila a oltre 56 mila unità, con un incremento del 4,7 per cento. Nel periodo del governo Meloni, invece, i detenuti sarebbero saliti a 62.400, con una crescita superiore al 10 per cento. Un aumento che, secondo il sindacato, contraddice l’idea che non vi siano stati interventi normativi in grado di incidere sugli ingressi in carcere, ricordando l’approvazione di provvedimenti come il decreto Caivano, che avrebbero facilitato l’accesso alle strutture detentive.

Di Giacomo esprime infine forti perplessità sulle misure previste nella Legge di Bilancio 2026, che stanzia risorse per l’assunzione di 2.000 agenti di polizia penitenziaria entro il 2028 e 140 milioni di euro per l’ampliamento di alcune strutture. Provvedimenti ritenuti insufficienti a fronte di una situazione definita emergenziale, così come l’operazione “Strade sicure”, che già impiega 6.800 militari nelle principali città italiane.

Per il sindacato, il caso molisano rappresenta un campanello d’allarme che impone una revisione urgente delle politiche sulla detenzione e sulle misure alternative, per evitare che episodi simili possano continuare a mettere a rischio la sicurezza dei cittadini.

Redazione

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