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Dal Molise fuggono anche gli immigrati. La regione dovrà rinunciare a ripopolare i piccoli comuni con gli stranieri

Se comparata a quella degli anni precedenti, l’analisi dei dati sulla popolazione straniera in Molise presenta segnali negativi da interpretare considerando da un lato il calo demografico, e dall’altro l’assenza di una strategia politica riguardante l’inclusione sociale e lavorativa dei cittadini stranieri residenti.

Questo in estrema sintesi quanto emerge dal trentesimo ‘Dossier Statistico Immigrazione 2020’, presentato in modalità online dalla redazione regionale del Molise di IDOS . A intervenire all’incontro virtuale i redattori regionali del Dossier, Flavia Monceri e Chiara Cancellario e Luca Anziani, pastore valdese.

Quello che emerge dal dossier è che per il ri-popolamento dei piccoli centri il Molise sembrerebbe dover rinunciare anche agli immigrati. Perchè? Troppo poco attrattivo anche per loro.

Come ben sappiamo da tmepo, lo spopolamento della regione interessa soprattutto i piccoli comuni, che costituiscono il 92% del totale. Un fenomeno questo che sta assumendo proporzioni rilevanti in particolare nelle aree interne, che rappresentano più del 50% del territorio regionale.

Secondo i dati Istat del 2019, tra il primo gennaio e il 31 dicembre il Molise ha perso quasi 3mila 500 abitanti e le previsioni statistiche sul lungo periodo prevedono un costante crollo demografico.

In questo scenario si è spesso fatto riferimento alla maggior presenza straniera come possibile risposta allo spopolamento, soprattutto grazie all’insediamento sul territorio molisano di nuclei familiari.

Ma, sebbene tra il 2014 e il 2016, tale possibilità è potuta apparire attualizzabile a fronte di un incremento della popolazione straniera, con il passare del tempo sembra essere diminuita la fiducia in questo contributo alla crescita del territorio.

Tra le cause vi è l’assenza di iniziative politiche e, per i settori di competenza, di una normativa a sostegno dell’inclusione sociale e lavorativa dei residenti stranieri. Infatti, sebbene i temi dello sviluppo locale attraverso l’inclusione siano ancora al centro del dibattito istituzionale e della società civile attiva sul territorio, le iniziative attuate sembrano ispirarsi più a una visione socio-assistenziale che a visioni fondate sull’inclusione economica e lavorativa.

Tuttavia, tali iniziative non si basano né su un approccio “a tutto tondo” al tema della migrazione, né su una visione di welfare innovativa e orientata alla rigenerazione delle risorse, finendo così per risultare parziali anche in termini di benefici per la popolazione straniera residente.

Lo scenario molisano non sembra, dunque, favorevole alla permanenza di cittadini stranieri sul territorio e infatti, anche per il 2019, si registra un calo dei residenti.

Un ulteriore dato significativo per l’analisi del calo demografico della regione è poi quello relativo alla popolazione scolastica. Solo nel corso del 2019 questa è diminuita di 884 unità (-2,3%), una perdita compensata solo parzialmente dall’aumento degli studenti stranieri (+1,2%).

Anche questi dati, insieme a quelli sui residenti, rivelano una difficoltà di permanenza dei cittadini sul territorio, evidenziando come lo spopolamento della regione interessi anche le fasce di età più giovani. Il Molise registra infatti il decremento annuale di alunni delle scuole più alto d’Italia, e negli ultimi anni sono stati persi, in totale, quasi diecimila studenti (dati Istat).

Per quanto riguarda le comunità straniere residenti, la provenienza più significativa rimane quella europea, (51,9%), dato in linea con la tendenza nazionale. In particolare, la comunità più consistente è quella dei cittadini di origine romena.

Negli anni scorsi, il Molise ha dato prova di buona accoglienza, non solo per quanto riguarda la diffusione dei progetti Sprar, ma anche in riferimento alla risposta dei cittadini che, nonostante qualche riserva, non sono stati protagonisti di significativi episodi di razzismo e xenofobia. Tuttavia, principalmente a causa dei Decreti Sicurezza, nel 2019 il Molise ha visto un drastico calo delle presenze in accoglienza, molto superiore, in termini percentuali, al dato registrato a livello nazionale.

Al 31/12/2018 i migranti ospitati in regione erano in totale 2.125, mentre a fine 2019 le presenze sono calate a 1.063, fino a scendere a 953 a giugno 2020.

Per quanto riguarda infine l’accoglienza diffusa, negli anni precedenti le strutture presenti in regione erano decisamente più numerose, anche per la volontà degli amministratori locali di attirare nuclei di persone per far fronte allo spopolamento del proprio territorio.

A marzo 2018 la rete Sprar contava 32 progetti, di cui 27 ordinari e 5 per minori non accompagnati, per un totale di 1.008 posti disponibili.

A luglio 2020 sono attivi in Molise 27 progetti Siproimi su 26 realtà territoriali, per un totale di 823 posti disponibili (dati Anci).

In Italia, invece, i non comunitari regolarmente soggiornanti sono diminuiti arrivando a poco più 3.615.000.

Di riflesso è probabilmente aumentata la presenza di non comunitari irregolari, i quali– anche per effetto del Decreto Sicurezza varato in tale anno – sarebbero cresciuti.

Del resto, l’ulteriore crollo del numero di migranti forzati sbarcati nel paese, non solo ha confermato la fine della cosiddetta “emergenza sbarchi”, ma ha anche contribuito a svuotare i centri di accoglienza, in cui i migranti sono scesi.

E benché gli stranieri che nel 2019 hanno acquisito la cittadinanza italiana (127.000) appaiano in crescita rispetto all’anno precedente, tra loro sono ancora esclusi i 63.000 nuovi nati in Italia da coppie straniere.

Infine, in Molise così come nel resto d’Italia, il mercato del lavoro appare rigidamente scisso su base “etnica”, con le occupazioni più rischiose, di fatica, di bassa manovalanza e sottopagate ancora massicciamente riservate agli stranieri, che vi restano inchiodati anche dopo anni di servizio e di permanenza nel paese.

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