Città

Sottopasso via Pietrunto, il ricordo di Peppino Impastato per dire ‘no’ al degrado. Giovani artisti del capoluogo protagonisti del progetto promosso da tre sacerdoti

20140911_202844FABIANA ABBAZIA

È una di quelle cose che non ti aspetti e che porta con sé un certo stupore. Una piacevole meraviglia che sopraggiunge, quando ti accorgi di una pennellata ricca di significato capace di ridare dignità a una delle zone più trafficate e al tempo stesso degradate della città. Stiamo parlando del sottopasso della filiale Unicredit che collega via Pietrunto a via Palombo a Campobasso. Un piccolo scorcio della città abbandonato all’incuria e alla furia estrema dei writers, dove da qualche tempo però alcune pareti sono state abbellite con una citazione emblematica: “La bellezza è un’arma potente contro la rassegnazione”. Una frase celebre di Peppino Impastato, il giornalista e attivista siciliano che combatté la mafia fino ad essere assassinato nel 1987. E’ poi lo stesso volto dell’eroe contemporaneo a essere stato raffigurato.

Un progetto nato grazie a tre sacerdoti salesiani, Don Francesco, Don Pasquale e Don Daniele. I seguaci di Don Bosco da qualche anno ormai coinvolgono i giovani della città in una serie di iniziative, e proprio come il loro modello di vita, hanno come unico obiettivo quello di inserire i giovani nel prezioso mondo del volontariato. Tra i numerosi progetti messi in atto, proprio la riqualificazione del sottopasso che rientra nell’ambito della proposta “Com’è bella la città”. Un’iniziativa alla quale hanno aderito i ragazzi che hanno realizzato il disegno e che spesso si occupano anche di ripulire cancelli o magari piantare alberi, per riportare il decoro tra le vie del capoluogo. Proprio come è successo all’ingresso della banca Unicredit.

È, infatti, in quell’angolo di città dove quel disegno stride in modo così assordate con tutto il resto, con le bottiglie di vetro abbandonate e con tutti gli altri muri imbrattati, che al contempo riesce, in maniera così prepotente e delicata, a raggiungere l’obiettivo di comunicare come ci sia ancora chi non si rassegna al decadimento e alla barbarie.

Una speranza ma anche una sfida che sta coinvolgendo molti rappresentanti delle nuove generazioni che grazie all’impegno e alla dedizione dei tre sacerdoti hanno ora un sogno: dipingere con i colori dell’arcobaleno il cancello d’ingresso del carcere di Campobasso.

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