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Storie di giovani / È di Campobasso il ‘re’ dell’Hardcore: Marco Collini alias dj ‘Alien T’

Marco collini

MARIA CRISTINA GIOVANNITTI

Una vita tranquilla trascorsa a Campobasso, l’università dopo il liceo e di fronte a sè un futuro quasi scontato fatto di lavoretti per racimolare qualcosa. Eppure Marco Collini non era soddisfatto di questa vita e così ha osato decidendo di lasciare tutto, famiglia, amici e studi per rendere la sua passione, la musica Hardcore, la sua ragione di vita. Il tempo gli ha dato ragione: tre anni di gavetta e poi il primo Ep con il successo. Marco si trasferisce a Brescia e subito comincia a lavorare nello studio discografico di Claudio Lancini, padre del Hardcore in Italia. Il secondo Ep consacra il suo successo e così diventa ‘dj Alien T’. Cominciano i tour in giro per l’Europa e perfino in Australia, oltre che altre compilation che scalano le vette delle classifiche. Oggi ‘Alien T’ vive in Olanda, altro nuovo passo per migliorarsi professionalmente. Così racconta il suo cambiamento dalla tranquilla ma troppo borghese Campobasso, in un paese dove il talento è ripagato per davvero.

Marco, quando e come nasce la passione per la musica Hardcore? Sin da bambino ho avuto un’attrazione particolare per la musica e ai tempi del liceo iniziai ad appassionarmi alla Dance, seguendo inizialmente i programmi radio del genere sulle principali emittenti nazionali (in quel periodo la Dance era molto popolare in Italia) e poi man mano accorgendomi di essere portato per sonorità più hard iniziai a ricercare informazioni e cd di musica elettronica un po’ più di nicchia come la Techno, la Trance e la Progressive fino a quando, alla fine del 1999 tramite un mio amico di nome Paolo, ascoltai una compilation di musica Hardcore dal nome Extreme 2000. Da quel giorno la mia vita cambiò totalmente, avevo finalmente trovato quello che stavo cercando nella musica e che fino a quel momento ancora non ero riuscito a trovare”.

Se dovessi descrivere questo genere? L’Hardcore è un genere di musica elettronica derivato dalla Techno ed ebbe le sue origini nei primi anni 90. Questo genere è caratterizzato da sonorità distorte, specialmente la cassa che è l’elemento principale. E’ un genere veramente versatile sia a livello di velocità (varia dalle circa 140 alle oltre 200 Bpm), che di sonorità in quanto si possono trovare tracce con un impronta dark  oppure epica, a volte invece molto violente e/o estremamente distorte, a volte ancora molto happy, e molto spesso nella stessa traccia ci sono sonorità contrastanti che a mio parere rendono questo genere praticamente unico nelle sensazioni che può trasmettere.
Ovviamente avendo più di 20 anni di storia l’Hardcore ha subito una grande evoluzione durante tutti questi anni ed è passato da essere un genere estremamente semplice e underground a uno estremamente elaborato e curato, infatti, attualmente è uno dei generi di musica elettronica tecnicamente più difficili da produrre”.

Quando hai deciso di lasciare Campobasso e perché? “Ho lasciato Campobasso nel 2009 ma la decisione l’ho presa almeno un anno prima e la stavo coltivando dentro di me già da molto tempo. Durante il primo anno di Università nel 2004 c’è stata la prima scintilla che mi ha portato, poi, a prendere questa strada: mi capitò che tornando a casa dopo un esame andato molto bene tra l’altro (avevo preso 30) mi guardai allo specchio e mi resi conto che quello non era ciò che volevo/dovevo fare perché invece di sentirmi contento e soddisfatto per l’ottimo risultato, ero depresso e amareggiato. In quel momento ho maturato l’idea di lasciare l’università e rischiare il tutto per tutto per realizzare l’unica cosa che mi faceva sentire davvero vivo e che mi dava stimoli ed emozioni, ovvero creare  musica Hardcore. Dal giorno seguente iniziai a dedicare tutto il mio tempo per affinare le mie capacità e dopo tre anni realizzai il mio primo EP “I’ll be tha hardest”. Da li tutto iniziò a prendere una piega professionale e quindi decisi di trasferirmi al nord per cercare di rendere questa la mia unica e vera professione”.

Un meridionale trapiantato nel profondo nord. Quante difficoltà hai vissuto? “A parte la lontananza dalla mia famiglia e il dovermela cavare da solo e con pochissimi soldi per qualsiasi cosa, sinceramente  sono stato benissimo. Mi si sono aperte delle porte sin dal primo giorno che sono arrivato, sembrerà incredibile eppure nemmeno una settimana dopo il mio trasferimento nella provincia di Brescia ero già a lavorare in uno dei due studi discografici di Claudio Lancini che, oltre ad essere il padre dell’Hardcore in Italia, è stato anche uno dei responsabili dei progetti di musica Dance quali Mash e Free Drink che hanno prodotto numerose HIT, ha collaborato con artisti del calibro di Gigi D’Agostino e nei suoi studi sono state realizzate anche molte delle Hit di Molella, compresi i rmx per Vasco Rossi, ATB e Rino Gaetano, inoltre nei suoi studi sono state prodotte collaborazioni per artisti di musica italiana quali: Riccardo Fogli, Matia Bazar, Marco Ferradini, Little Tony, Bobby Solo e molti altri, insomma un bel salto in avanti rispetto al produrre musica in casa!!!
Tra l’altro tra me e Claudio nel tempo si è instaurato anche un bellissimo rapporto di amicizia, è davvero una persona fantastica e grazie a lui la lontananza dalla mia famiglia è stata molto meno sofferta! Poi in generale devo dire che a Brescia ho conosciuto tantissime brave persone, sono davvero molto simpatici e disponibili e mi hanno trattato sempre tutti benissimo, quindi dopo averci vissuto per più di 5 anni mi ci sento davvero molto legato ed affezionato”.

Eppure da Marco Collini sei poi riuscito affermarti come dj Alien T. Ci racconti la tua crescita e i tuoi successi? “Come dicevo precedentemente, dopo la realizzazione del mio primo EP e dopo essermi trasferito in provincia di Brescia iniziai a suonare regolarmente in tutti i party Hardcore più importanti d’Italia e anche in quello più grande al mondo, il Dominator in Olanda, dove mi sono esibito per ben tre edizioni consecutive ‘2009-2010-2011’.
Nel 2010 con il mio secondo EP “Bullets in their heads” approdai in una delle più importanti case discografiche Hardcore al mondo la “Traxtorm Records” (che è attualmente ancora la Label per la quale produco e lavoro) e arrivai primo nelle classifiche di vendita su tutti i vinyl shop e anche su Hardtunes.com che è il portale principale su cui si può comprare musica hardcore in digitale, li addirittura piazzai tutti e quattro le tracce del mio EP nelle prime 4 posizioni, fu davvero un ottimo esordio e bissai il successo anche con l’EP successivo “I am not perfect” nel 2011.
Negli anni successivi ho prodotto altri 2 EP: “Make a difference” e “This is a movement” entrambi hanno scalato le top 10 delle vendite, poi ho prodotto una collaborazione con Art Of Fighters che è uno dei nomi più importanti della scena e sono entrato a far parte di 2 grandi progetti, “Hardcore Italia” che è una sorta di Nazionale Italiana della musica hardcore con la quale facciamo dei tour in tutta Europa proponendo appunto il sound Hardcore Italiano che ci contraddistingue, e “This Is Hardcore” con il quale ho contribuito alla realizzazione di 2 album insieme ad altri tra gli artisti più importanti di tutta la scena Hardcore mondiale.
Grazie a tutto questo in questi anni mi sono esibito in: Italia, Olanda, Germania, Belgio, Svizzera, Spagna, Austria, Francia, Slovenia, Russia, Danimarca, Repubblica Ceca, Inghilterra, Scozia e addirittura in Australia con un tour di 2 date nelle città di Sydney e Brisbane.
Attualmente ho appena finito la realizzazione del mio sesto EP “The hammer of the devil” che uscirà verso la fine di Novembre, e sto lavorando già ad un nuovo EP in collaborazione con Amnesys che è uno tra i migliori produttori di musica Hard Dance in assoluto”.

Da Brescia sei partito alla volta dell’Olanda, dove ti trovi ora e perché? “Trasferirsi in Olanda per chi fa musica Hardcore è un passo quasi obbligato se si vuole veramente provare a raggiungere i vertici, qui vengono realizzati i party e i festival più importanti al mondo (non solo di musica Hardcore ma di musica Dance in generale), qui essere un dj è una vera professione, dove si guadagna anche tanto e non è come in Italia dove viene ancora visto semplicemente come un hobby. Abitando qui inoltre ci si rende meglio conto di tutti i cambiamenti che accadono in ambito musicale e di conseguenza si è agevolati a svolgere questo mestiere, inoltre qui c’è veramente molto benessere e le persone vivono la vita molto più serenamente che da noi in Italia e questo mi piace davvero moltissimo”

Cosa ti manca di più del Molise? “Del Molise mi mancano poche cose sinceramente, in primis la mia famiglia, poi le poche altre persone a cui voglio bene e assolutamente mi manca il cibo

Campobasso: cosa ami e cosa odi della tua città? “Campobasso è una città dove si potrebbe vivere benissimo ma non è la città che fa per me. In realtà l’ho sempre vissuta come fosse qualcosa che m’imprigionava impedendomi di spiccare il volo. La ‘vedi’ proprio la poca apertura mentale delle persone peggiorata, secondo me, dalle poche infrastrutture che abbiamo e che ci collegano al resto d’Italia e del mondo, tipo l’assenza di autostrade o aeroporti o le ferrovie senza linea elettrica. Non da meno il fatto che Campobasso è una città dove, in linea di massima, non si valorizza mai il talento delle persone ma ci sono sempre le solite cerchie di persone e gruppi di amici/conoscenti che hanno in mano il potere decisionale, le strutture e i soldi  per realizzare qualcosa e spesso non hanno le vere competenze per farlo. Altra cosa negativa è che vivere a Campobasso è come vivere venti anni indietro rispetto a quello che succede in giro per il mondo, si è praticamente tagliati fuori da qualsiasi cosa che va al di la di una vita standard ed ordinaria. Una cosa che mi piace molto invece è che è comunque una città molto tranquilla dove, per fortuna, ancora c’è pochissima delinquenza. Il centro storico è molto bello e quando si va “sui monti” verso il Castello Monforte, passando per tutte le infinite scalinate, ho sempre provato una sensazione di grande libertà, forse l’unico posto e modo per provare questa sensazione in città.
Insomma vivo con Campobasso un rapporto conflittuale ma resta pur sempre la mia città natale a cui sono legato. Raramente riesco a tornare a casa ma ogni volta lo faccio con molto piacere”

Tra 20 anni come e dove ti immagini? Non saprei dove, probabilmente ancora qui in Olanda o magari in un altro paese, ma sinceramente spero non a Campobasso e spero di poter lavorare ancora in questo settore

Se non fossi mai partito, cosa avresti fatto in Molise? “Probabilmente avrei continuato a studiare e avrei cercato di trovare un lavoro decente anche se sarebbe stata un’impresa quasi impossibile considerando come girano le cose in Italia. La musica sarebbe rimasta sicuramente solo una passione personale da coltivare nel tempo libero e molto probabilmente sarebbe stata una vita di rimpianti per le cose non fatte, in poche parole credo che avrei fatto la vita che ho sempre sperato di non fare”.

Marco , alias dj 'Alien T' che suona ad un Fetsival Hardcore
Marco , alias dj ‘Alien T’ che suona ad un Fetsival Hardcore

 

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