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Palazzo Vitale, la strategia del governatore Toma per evitare che il Molise sprofondi nella crisi

In questi giorni Il Fatto quotidiano ha pubblicato un articolo che irride l’iniziativa del presidente Donato Toma di azzerare la Giunta regionale, così da riportare gli assessori dietro i banchi del Consiglio, garantendosi i numeri necessari per l’approvazione blindata del Bilancio entro il 30 aprile, senza scossoni, imposizioni e apnee.
L’azzeramento della giunta fornisce anche i numeri per eliminare il costoso istituto della surroga introdotto alla fine della precedente legislatura (per cui i primi dei non eletti entrano in consiglio al posto dei consiglieri nominati assessori e, quindi, in consiglio si passa da 21 eletti a complessivi 26, con un aggravio di circa € 3,7 milioni in cinque anni).

La conseguenza immediata è l’estromissione dal Consiglio regionale dei 4 consiglieri surrogati (approvazione dell’emendamento n. 5 alla proposta di legge di stabilità 2020, votato anche dal M5S, che ha abrogato l’art. 15 della legge regionale n. 20 del 5 dicembre 2017) tra i quali, forse, c’era qualche sensibilità diventata ormai distinta e diversa da quella della maggioranza uscita vincitrice dalle urne circa due anni fa.

Va ricordato che l’impugnativa per l’annullamento previa sospensione degli atti del 20 aprile scorso, avanzata da due consiglieri surrogati estromessi dai lavori del consiglio, è stata respinto con il Decreto n. 78 del presidente del Tar Molise.

Questa “manovra di palazzo” era cominciata ufficialmente con il decreto n. 36 del 20 aprile scorso, quando il presidente Toma, dopo aver azzerato la giunta regionale, ha nominato Maurizio Tiberio assessore regionale unico.

Allora, proviamo a immaginare un diverso scenario. Il 20 aprile, Toma va in aula con tutti gli assessori al loro posto e, soprattutto, con il mastodontico Tiberio in presidenza, a via Genova, ancora nelle semplici vesti di eterno enfant prodige della politica molisana, sempre sul punto di esplodere politicamente.
In effetti, fino a ora, a esplodere sono state solo le bilance.
Tiberio, oltretutto, con il suo sguardo glaciale e la sua presenza ansiogena, più che dal novero dei consiglieri politici del presidente Toma, sembra uno di quei consumati caratteristi visti in The Untouchables di Brian De Palma o in Heat di Michael Mann piuttosto che in Mean Streets di Martin Scorsese.
Ma torniamo in aula.
Si discute con dovizia di argomentazioni tecniche, ci si contrappone anche aspramente, si confrontano strategie e tattiche di partito e tra i partiti, e si sviluppano le normali dinamiche maggioranza/opposizioni.
Poi si arriva al voto.
La maggioranza cade.
Il Bilancio non viene approvato.
Il Consiglio paga il conto salatissimo della propria inconcludenza con l’esercizio provvisorio e con tutte le conseguenze che ne derivano.
Se fossimo stati ad aprile 2019, sarebbe stato un disastro politico che avrebbe alimentato l’insofferenza dei cittadini contro la politica, le istituzioni e le liturgie malsane del Palazzo.
Ma siamo ad aprile 2020.
Cioè, nel terribile mezzo di una tragica pandemia.
Tra Lombardia e Veneto ci sono stati migliaia di morti.
L’Italia intera è stata chiusa in casa per due lunghissimi mesi, quasi sempre disciplinatamente, ma è allo stremo economicamente e socialmente.

Le stime dicono che il Pil del primo semestre nell’anno in corso arriverà a -15% e il debito pubblico tra il 150 e il 160%.
Migliaia di esercizi commerciali non riapriranno, la criminalità organizzata allunga lo sguardo, e pensa allo shopping che l’enorme liquidità potrebbe consentirle, la Caritas è subissata di richieste di aiuto (bollette, canoni mensili, spesa quotidiana per la sopravvivenza), così come i sindaci e l’intero mondo dell’associazionismo e del volontariato: insomma, uno scenario assai prossimo a quello della Grecia dopo il trattamento della Troika….
In questa Apocalisse, la mancata approvazione del bilancio regionale entro il 30 aprile, sarebbe stata una lacerazione così profonda nel tessuto sociale che nessuno avrebbe potuto immaginare esattamente i catastrofici impatti sulla collettività.

Toma, invece, per contrastare gli effetti micidiali della pandemia sulla società, riprogramma 58 milioni di euro del periodo 2014/2020, recupera anche altri 750mila euro all’anno di risparmi, per effetto dell’abrogazione della surroga, ricompatta la maggioranza e il Tar Molise non concede neanche la sospensiva ai consiglieri estromessi.

Il 13 maggio si discuterà il merito del ricorso al Tar ma, a prescindere dall’esito tutt’altro che scontato, nessuno potrà accusare Toma di non aver provato a percorrere tutte le strade politico-istituzionali pur di non lasciare che il Molise sprofondasse negli abissi dei conflitti sociali e delle tensioni di piazza.

Redazione

CBlive

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