Il discorso del Presidente della Provincia di Campobasso, Rosario De Matteis, sul 25 aprile

Rosario De Matteis, presidente della Provincia di Campobasso
Rosario De Matteis, presidente della Provincia di Campobassode matt

IL DISCORSO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI CAMPOBASSO, ROSARIO DE MATTEIS, SUL 25 APRILE

Nelle ultime settimane si fa un gran parlare del 70° anniversario della festa della Liberazione, un 25 aprile che fa da apripista al primo secolo, tra un mese, dall’entrata in guerra nel primo conflitto mondiale. Una liberazione che capita in un momento particolarmente difficile per la politica regionale, nazionale e perché no, per quella mondiale. Sulle prime due eviterei di soffermarmi, mentre sulle altre vorrei porre un accento non come presidente di Provincia, ma come politico di una certa esperienza. Questo 25 aprile passerà alla storia come momento in cui non è più possibile procrastinare le decisioni. Anche difficili, anche sofferte, anche amare, ma il problema delle carrette della morte in mare va affrontato subito. Non possiamo continuare a contare stragi e morte per migliaia di cittadini che fuggono dall’orrore africano, per trovarne altrettanta in una stiva. Occorre che tutte le forze politiche d’Europa e dell’Onu diano aiuto concreto a questi cittadini del mondo, a quei territori ed al nostro Paese, stremato da continui sbarchi. E di certo non vorrei essere né un sindaco di quei centri di accoglienza, ne il prefetto della provincia di riferimento, né tantomeno il ministro degli Interni. Un secondo aspetto, utile ed indispensabile, va affrontato in ragione del ruolo della politica e dei suoi rappresentanti. Anche ora non possiamo esimerci dall’affrontare i temi legati al ruolo degli amministratori in rispetto ai normali cittadini. Il riferimento va alla legge elettorale, alla indennità dei parlamentari e dei consiglieri regionali. Che sia finalmente varata una norma da esempio, già peraltro vigente tra gli amministratori degli enti locali. E mi fermo qui. Un 25 aprile che lascerei raccontare ai superstiti, alle donne, ai soldati ed ai bambini che hanno costruito le basi per quella che doveva essere una democrazia, ma che, per molti, ora altro non è che una oligarchia. E mi auguro che questo 25 aprile sia salutato con determinazione, specie tra le Forze dell’Ordine, mai come ora impegnate nella lotta contro la minaccia terroristica incombente per l’Italia, l’Europa e il mondo intero.

Rosario De Matteis

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